Grazie al telescopio Trappist, miti e leggende degli antichi cominciano a prendere forma

Grazie al telescopio Trappist, miti e leggende degli antichi cominciano a prendere forma

a cura di Ennio La Malfa

Mi ricordo, quando mi trovavo ad Auroville in India nel Tamil Nadu verso la fine del 1980, a discutere con grandi maestri indù sulla vita oltre il nostro sistema solare. Già allora si dava per scontata l’esistenza di vita senziente in ogni galassia. Già allora, prima che si parlasse della materia e dell’energia oscura, si paventavano queste grandi forze dell’universo che i saggi orientali chiamano Prana. Non solo, ma si dava (e si dà) per scontato che il Big Bang del nostro universo non fosse un fatto a sé, ma una fase intermedia tra l’espansione e il restringimento dell’universo (il respiro del dio creatore Brama). Infatti l’universo secondo la saggezza indù era definito il respiro di Brama. Guarda caso ora la scienza sta rivedendo la teoria del Big Bang pensando che il nostro universo ora si espande, ma poi ritornerà ad essere un atomo primevo per poi riesplodere e tornare ad espandersi, così all’infinito e, guarda caso, questo fenomeno ipotetico è stato chiamato il respiro di Dio.

Mi ricordo ancora quando mi trovavo alla Rai di Saxa Rubra nel preparare una serie di Dossier sull’ipotetico contatto con ET; l’astrofisica Margherita Hack, intervistata subito dopo la scoperta dei primi pianeti giganti extra solari, riconobbe “l’arroganza” della scienza che fino ad allora riteneva il nostro sistema solare, con noi terrestri, un unicum cosmico. Lo stesso Rubbia, sempre intervistato alla Rai per il dossier spaziale, affermava che il mondo scientifico cominciava a sostenere la tesi della vita come noi la conosciamo presente su altre galassie.

Ora non ci sono più dubbi: esistono pianeti come il nostro situati in zone abitabili intorno alla propria stella, dove l’acqua può trovarsi allo stato liquido e dove esistono delle atmosfere. La recente scoperta di un sistema solare (la cui stella, una nana rossa, battezzata Trappist-1, dista da noi 39 anni luce) che ha ben 7 pianeti rocciosi e tre orbitanti nella fascia abitabile, dimostra che non siamo più “soli” nell’universo. Giordano Bruno lo aveva previsto e per questo fu messo al rogo. La scienza in particolare l’astronomia e l’archeologia, anno dopo anno ci offrono realtà che fino a poco fa appartenevano solo alla fantascienza.

Allora possono essere visti sotto una nuova luce gli antichi miti che parlano di esseri scesi dal cielo, che ci hanno aiutato a progredire e che noi abbiamo sempre chiamato dei. Alcuni anni fa in un congresso astronomico organizzato dal Vaticano sul tema dell’ipotesi della vita nell’universo, un sacerdote scienziato affermò che “forse è venuto il momento di preparaci ad accogliere i fratelli dello spazio“. Lo scorso anno l’ex ministro della difesa del Canada, Paul Hellyer, in alcune interviste pubbliche dichiarò che gli extra terrestri sono da tempo sul nostro pianeta, simili a noi e, quindi, difficilmente identificabili. Questi esseri operano in centri segreti super blindati di cui molti grandi politici soprattutto USA, Russi, Inglesi e lo stesso Papa conoscono bene. Lo scopo di questi ET, secondo l’ex ministro Canadese, sarebbe quello di aiutarci contro un qualcosa di tremendo che sta per accadere al nostro pianeta.

Ovviamente quelle sopra sono ipotesi e congetture, tuttavia, chissà, alla vista delle nuove ed ultime scoperte potrebbero risultare meno “fantascientifiche” di quanto si possa credere…

trappist-1

Rappresentazione in CG del nuovo sistema extrasolare scoperto attraverso il telescopio TRAPPIST (TRAnsiting Planets and PlanetesImals Small Telescope–South). I pianeti e, f, g si trovano nella fascia di abitabilità (temperature stimate comprese tra 0 e 100 gradi Celsius, possibilità di acqua allo stato liquido).

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