Grazie all’Archeologia la scoperta di un  impatto cometario sulla Terra avvenuto 13.000 anni fa

Grazie all’Archeologia la scoperta di un impatto cometario sulla Terra avvenuto 13.000 anni fa

a cura di Filippo Mariani

Tredicimila anni fa la Terra subì l’impatto di un grosso corpo celeste che provocò immense distruzioni, fino ad innescare una nuova era glaciale: lo conferma l’Archeologia

Che l’uomo dipenda dalle stelle non è il titolo di un film di fantascienza, ma la realtà. La scienza ufficiale ormai ha appurato che non sul nostro pianeta , ma altrove è nato il seme della vita; seme trasportato da meteore e comete su pianeti, alcuni dei quali avevano le condizioni ideali per dar inizio alla vita, come è accaduto sulla nostra Terra.

Sempre grazie alle “stelle” 65 milioni di anni fa una grande meteora cancellò dalla faccia del nostro pianeta i dinosauri, consentendo così ai piccoli mammiferi, che già esistevano, di svilupparsi incontrastati fino ad evolversi in quello che noi siamo oggi. E arriviamo ai giorni nostri, ed esattamente nel giugno del 1908, quando una cometa o grande meteoroide esplose prima di raggiungere il suolo in Siberia (Tunguska) distruggendo decine di milioni di alberi per centinaia di chilometri quadrati. Per fortuna quella era (ed è ancora) un’area disabitata, altrimenti si sarebbero contate migliaia di vittime. L’esplosione, che generò un bagliore visibile a circa 1000 chilometri di distanza, avvenne probabilmente a 9-10 km dalla superficie terrestre.

Da allora solo qualche piccolo meteorite caduto negli oceani o nei deserti africani. Recentemente, invece, sempre in Russia ( mattina del 15 febbraio 2013 ) un grosso meteorite si è disintegrato attraversando la nostra atmosfera, provocando una spettacolare pioggia di detriti con violenti esplosioni sul cielo degli Urali e sulle regioni centrali della Russia. Ciò ha causato, soprattutto nella regione di Chelyabinsk, a 1.500 chilometri a est di Mosca, il ferimento di circa 1500 persone, la rottura di tutti i vetri delle città della regione e il danneggiamento di molti edifici. Per fortuna molti grossi detriti meteorici sono caduti in zone poco popolate evitando vittime.

Fino a qui gli scienziati pensavano di aver registrato tutti i più importanti impatti con comete e meteore sul nostro pianeta a partire dalla comparsa dell’uomo sulla Terra e, invece, si sbagliavano: ora si sa che circa 13.000 anni fa il nostro pianeta è stato colpito da un altro grosso corpo celeste, che provocò immani distruzioni, estinzioni di specie animali fino ad innescare un’altra era glaciale, che durò almeno per 1000 anni.
Alcuni studiosi dei miti pensano addirittura che le opere di Platone, il Crizia e il Timeo, che narrano della distruzione “in una notte e in un giorno” di Atlantide, raccontino il vero. Quindi l’isola di Atlantide potrebbe essere “sprofondata” proprio a causa di un impatto cometario o meteorico, causato forse 13.000 anni fa.

Gli scienziati da tempo avevano sospettato che l’ultima glaciazione fosse stata innescata da un evento cosmico, lo avevano supposto, ma non ne avevano le prove. Ora le “prove” ci sono e, paradossalmente, ce le fornisce l’archeologia.

La descrizione di questo evento catastrofico gli archeologi e poi gli astronomi l’hanno trovata nel recente sito archeologico turco di Gobekli Tepe (vedi foto). In una stele oggi battezzata Stele dell’avvoltoio, dove ci sono dei bassorilievi che riportano l’evento dell’impatto e, in particolare, dove è raffigurata una figura umana decapitata che potrebbe indicare, secondo gli scienziati, una strage anche a livello umano causata proprio dalla caduta della cometa o di un grosso meteorite.

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Gli scavi del sito di Göbekli Tepe

Ora si è certi, dopo gli ultimi esami al radiocarbonio 14 sul materiale di origine organico ritrovato negli scavi di Göbekli Tepe, che le costruzioni di questo recentissimo sito archeologico, sono le più antiche finora scoperte sul nostro pianeta.
Il centro di Göbekli Tepe, era già abitato 13.000 anni fa. Questa scoperta ha cancellato tutte le sicurezze accademiche che davano l’inizio della civiltà umana, grazie alla scoperta dell’agricoltura e all’addomesticamento degli animali, al 6.000 a. C.
L’archeologo Klaus Schmidt, direttore degli scavi ha dichiarato alla stampa: “… che se i cacciatori-raccoglitori dell’Età della Pietra potrebbero avere costruito qualcosa come Gobekli, cambia radicalmente la nostra visione del mondo, perché mostra che la vita degli antichissimi nostri antenati, in questa regione della Turchia, era di gran lunga più progredita di quanto si sia mai concepito. E’ come se divinità scese dal cielo avessero costruito Gobekli con le loro mani …. Questo che abbiamo portato alla luce è meno del 10% di quanto ancora è seppellito…. Chissà quali altre sorprese ci attendono…“.

La nota giornalista scientifica USA, Linda Moulton-Howe, ha visitato questi scavi nel sud della Turchia, constatando che sia i pilastri che le steli erano decorati con bassorilievi di straordinaria fattura, una tecnica che resta incomprensibile per quel lontano periodo. La giornalista è convinta che qui possa emergere la vera storia dell’Umanità, ben diversa da quella che abbiamo finora immaginato.

Tra tutti i totem che sono stati scoperti e riportati alla luce, tra cui quello che si suppone descriva l’impatto violento sul nostro pianeta causato da un corpo celeste, uno in particolare per la giornalista Linda è quello più enigmatico, infatti rappresentata la nascita o creazione di un bimbo umano ad opera di una creatura “non umana”. E’ come se questa stele in pietra ci volesse dire: “noi vi abbiamo creato…” Ma chi?

Tornando alla “cronaca” del disastro cometario incisa sulla pietra, la scoperta del collegamento tra la descrizione sulla stele e l’eventuale disastro cosmico è dovuta ai ricercatori dell’Università di Edimburgo che alla fine hanno pubblicato i risultati delle loro ricerche sulla rivista “Mediterranean Archaeology and Archaeometry”.
Un’ulteriore conferma che la stele riporti effettivamente la storia dell’impatto di una cometa sulla Terra arriva da un software che ha analizzato la posizione delle figure animali incise sulla pietra, che ricalcherebbe quella delle stelle che illuminavano il cielo circa 13.000 anni fa.
Un’ ulteriore lezione che ci dice che nulla è dato per scontato e che forse la vera storia dell’umanità è diversa da quella che fino ad oggi ci hanno predicato. Dobbiamo ancora scoprire chi siamo, che cosa facciamo su questo pianeta e dove andremo a finire.

Più di 3000 anni fa sul frontone del tempio di Apollo a Delfi era incisa l’esortazione rivolta all’uomo: “conosci te stesso”. E’ passato tanto tempo, siamo scesi sulla Luna, abbiamo mandato le nostre sonde spaziali oltre il confine del sistema solare, ma ad oggi, come tremila anni fa ancora non abbiamo capito bene chi siamo… dobbiamo ancora pazientare e forse altre scoperte archeologiche e astronomiche riusciranno a darci la giusta risposta.

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