a cura di Maddalena Bavazzano (Fonte: Arpat Toscana)

Come limitare l’esposizione dei bambini all’inquinamento, soprattutto quello dovuto al traffico, nei luoghi da loro maggiormente frequentati.

Un’ampia letteratura scientifica mette in luce la maggiore vulnerabilità dei bambini all’inquinamento dell’aria, outdoor e indoor, rispetto agli adulti. Sono soprattutto tre i motivi per cui i bambini sarebbero più vulnerabili: respirano più rapidamente degli adulti e questo facilita l’assorbimento delle sostanze inquinanti, vivono più vicini al terreno dove alcune sostanze inquinanti sono presenti in maggiori concentrazioni e l’esposizione avviene quando il loro organismo (sistema nervoso compreso) è ancora in via di sviluppo.

L’OMS stessa, in una sua pubblicazione su inquinamento atmosferico e salute dei bambini, ha evidenziato ancora una volta come l’inquinamento atmosferico sia assai rilevante per la salute dei bambini, perché:
• influisce sul neurosviluppo e sulle capacità cognitive, influenzando negativamente lo sviluppo mentale e motorio;
• danneggia la funzione polmonare, anche a livelli più bassi di esposizione, portando ad asma e infezioni acute delle basse vie respiratorie;
• rappresenta circa 1 decesso su 10 nei bambini sotto i cinque anni di età;
• è tra le cause di alcuni tumori infantili, come ad esempio leucemie e retinoblastomi, che possono essere associati ad esposizioni della madre agli inquinanti cancerogeni nel periodo prenatale;
• l’esposizione in età infantile, oltre a determinare effetti misurabili nel bambino stesso, si proietta anche negli anni successivi rendendolo più vulnerabile durante tutto il suo percorso di vita, mettendolo maggiormente a rischio, ad esempio, di malattie croniche come le malattie cardiovascolari.

Cosa fare allora per tutelare i bambini e limitare la loro esposizione all’inquinamento atmosferico?

Secondo l’OMS, per far fronte ai rischi sopra esposti e quindi migliorare la sicurezza dei bambini e, conseguentemente, la loro salute, tutti i Paesi dovrebbero impegnarsi per soddisfare pienamente le linee guida internazionali sulla qualità dell’aria. Tra le azioni di tutela da mettere in atto troviamo l’attenzione ai luoghi di vita dei bambini, come le scuole, i campi sportivi e i parchi giochi, che dovrebbero sempre essere costruiti il più lontano possibile dalle maggiori fonti di inquinamento atmosferico (strade ad alto traffico, centrali elettriche, fabbriche ecc.).
A questo proposito il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), per mettere realmente in pratica la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ha dato vita da diversi anni al programma Città amiche dei bambini e degli adolescenti, che contiene una serie di indicazioni minime; tra queste troviamo il diritto dei bambini di vivere in un ambiente non inquinato e quello di poter accedere a spazi verdi e strade non pericolose.

A livello europeo, la Dichiarazione di Parma, appoggiata e sottoscritta nei 2010 da 53 Stati membri partecipanti alla quinta conferenza ministeriale su ambiente e salute, impegnava i Paesi a ridurre l’esposizione dei bambini ai rischi ambientali e a garantire loro, entro il 2021, l’accesso ad ambienti e luoghi della vita quotidiana salubri e sicuri tali da poter andare a piedi e in bicicletta all’asilo e a scuola, nonché a spazi verdi nei quali giocare e svolgere attività fisica.

È evidente che di strada ce ne sia ancora da fare, ma fanno ben sperare alcune esperienze che cercano di rispettare tali impegni con azioni mirate, ad esempio riducendo le fonti di inquinamento, principalmente il traffico, nei luoghi maggiormente frequentati dai bambini, come ad esempio le scuole.

Incentivare la mobilità pedonale o ciclabile nel tragitto casa-scuola è sicuramente un modo per rispondere a questi obiettivi. Purtroppo i dati non sono incoraggianti: l’Italia, insieme ad Irlanda, Portogallo e San Marino, risulta ai primi posti in Europa per l’utilizzo della macchina nel tragitto casa-scuola (OMS 2018). La quinta rilevazione di OKkio alla Salute (2016) – il sistema di sorveglianza nazionale promosso e finanziato dal Ministero della Salute – mette infatti in luce una bassa percentuale di bambini italiani che si recano a scuola a piedi o in bicicletta (27%), a fronte della maggioranza che utilizza la macchina (62%) o lo scuolabus (10%). Al Nord la quota che va a piedi o in bici è maggiore (30%) rispetto al Centro (24%) e al Sud (25%).

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