Risponde la meteorologa Serena Giacomin (meteorologa di Meteo Expert, presidente dell’Italian Climate Network e divulgatrice scientifica) – Intervista di Gian Luca Gasca

Spesso sentiamo dire che la Terra sta registrando un’anomalia di temperatura di un grado, cosa significa?
“Si tratta di un concetto difficile da comprendere, possiamo però spiegarlo con un esempio pratico. È come se la Terra in questo momento avesse la febbre, esattamente come se la nostra temperatura corporea si alzasse a 37,5 gradi. La cosa subito non ci farebbe allarmare perché non è una febbre a 39 gradi. Se però dopo una settimana continuassimo ad avere quel grado in più di temperatura di certo il nostro corpo inizierebbe a risentirne e noi andremmo da un medico. La stessa cosa succede alla Terra, che a causa di questa anomalia di temperatura inizia a soffrire.
Nel nostro caso il medico ci direbbe in primis le ragioni, quindi ci prescriverebbe una cura. Nel caso della Terra conosciamo le ragioni di questo grado in più e la scienza ci sta suggerendo delle medicine. Il problema sta nel fatto che noi, ad oggi, non le stiamo somministrando al Pianeta.”

Questo grado di temperatura medio non è però omogeneo su tutto il Pianeta!
“Esattamente. Il dato si riferisce a una media delle temperature globali. Passando però dal livello globale a quello locale ci accorgiamo che esistono zone che si stanno scaldando di più e altre di meno. Il Mediterraneo, per esempio, è un hotspot del cambiamento climatico: una zona che si sta scaldando più velocemente rendendola particolarmente vulnerabile al cambiamento climatico. La stessa cosa vale per l’Artico, oggi in enorme sofferenza a causa dell’accelerazione che ha subito la fusione dei ghiacci.”

Prima ci hai detto che l’aumento degli eventi meteorologici intensi rappresenterebbero una prova del cambiamento climatico. In che modo?
“Di per se è già un problema il verificarsi di un fenomeno estremo. Il vero problema è però quando questi eventi diventano sempre più frequenti. Per fare un esempio temporalmente vicino a noi basta pensare all’acqua alta a Venezia. Il problema non è una marea eccezionale nella città veneta, quanto il numero di volte in cui accade. La stessa cosa vale per tutti gli altri fenomeni. Non è sorprendente una tempesta molto intensa, quanto il fatto che queste vadano aumentando in numero.”

Questo di cui abbiamo parlato fin’ora è davvero pericoloso? Dobbiamo preoccuparci?
“Io dico di si e lo affermo con la convinzione di non essere troppo catastrofista. È preoccupante perché il Pianeta sta subendo un’accelerazione dei cambiamenti che non ci permette un adattamento naturale. Un cambiamento così repentino come quello che stiamo vivendo mette in difficoltà tutti i sistemi che fanno parte del pianeta Terra: sistemi fisici, sociali, economici, sanitari. È preoccupante non solo per i dati, ma anche perché se andiamo a vedere gli studi di 10 o 15 anni fa notiamo un’accelerazione che supera ogni previsione.
È preoccupante perché la nostra specie, l’uomo, fa una fatica enorme a prendere atto di questi dati e trasformarli in strumento di decisione, di attuazione.”

Come mai?
“Occupandomi tutti i giorni di comunicazione legata ai cambiamenti climatici ho notato che abbiamo delle barriere psicologiche legate al concetto di rischio, soprattutto quando questo è legato al futuro. Se si tratta di un rischio che potrebbe riguardarci tra dieci, venti o trent’anni risulta difficile pensarci perché prima abbiamo tutte le nostre problematiche personali su cui ragionare. Il nostro cervello è programmato per risolvere problemi contingenti e vicini nello spazio. Io cerco di risolvere un problema che mi riguarda direttamente, qualcosa che accade sulle isole del pacifico difficilmente rientra nella nostra area di competenza. Tutto questo comporta altre problematiche, per esempio noi non chiediamo ai nostri rappresentanti di prendere una posizione e iniziare a lavorare su soluzioni effettive.”

Qualcosa, anche grazie a Greta, sta cambiando?
“Si l’opinione pubblica oggi si sta mobilitando in favore di una maggiore consapevolezza.”

Questo sta avendo delle ricadute?
“Sicuramente ci sono delle ricadute positive. Noi, come Italian Climate Network e come Meteo Expert, stiamo ricevendo molte richieste da parte delle scuole per i progetti educativi in cui affrontiamo il tema  del cambiamento climatico. Anche il mondo delle imprese ha sempre più bisogno di consulenze e di dati meteo-climatici per impostare le strategie di business, adattandosi ai rischi climatici. Queste richieste  sono esplose anche grazie al fervore mediatico che si è creato negli ultimi anni.”

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In piena pandemia, all’inizio della seconda ondata con aumenti esponenziali dei casi positivi soprattutto in Europa, con valori che oscillano tra i 10.000 e 30.000 positivi al giorno, in attesa di un vaccino sicuro ed efficace, l’unica arma che ci permetterà di sopravvivere al virus, senza subire danni al nostro stato di salute, come già detto in articoli precedenti, è quello di rinforzare il nostro sistema immunitario.

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