Sono passati decenni da quando noi di AK abbiamo cominciato a parlare del rischio crisi climatica e conseguente ecocatastrofe, eppure poco o nulla di concreto si è ancora fatto, a parte fiumi di parole e tiepide posizioni di governi e istituzioni. Nell’ultimo summit sul clima di dicembre scorso a Katowice, tanto per fare un esempio lampante su quanto stiamo affermando, la nazione ospitante (Polonia) ha subito chiarito che, comunque, il carbone rappresentante un’ importante fonte di energia di tutta la nazione “non si tocca!” – Ma allora di cosa stiamo parlando?

Riprendendo la frase di un famoso film degli anni ’80: “non ci resta che piangere” parrebbe quello che a noi poveri mortali è permesso di fare. Tuttavia non ci diamo per vinti e continuiamo a “FARE LA NOSTRA PARTE”, cominciando a chiedere a voi amici e lettori una risposta alla nostra domanda iniziale.

A tal proposito abbiamo aperto un nuovo indirizzo email dove raccogliere i vostri contributi, possibilmente, sintetizzati in poche righe: lamiaopinione@accademiakronos.it

Al momento queste sono le prime risposte giunte in redazione (in ordine di arrivo):

Il motore della società internazionale globalizzata è l’economia. La sensibilità ambientale dei Paesi che l’hanno maturata in lunghe battaglie, nemmeno oggi vince, quindi non può essere pretesa dai Paesi che oggi con 50 anni di ritardo inseguono scaldando il proprio motore economico. Facile speculare da parte dei poteri forti su queste giuste aspettative e pretese.”
Prof. Luigi Campanella

I poteri forti vincono perché dalla loro parte c’è il denaro, la ricchezza e il potere. Questo è il prezzo richiesto da un modello di società che l’uomo stesso ha voluto ed ora ne paga le conseguenze.”
Prof. Ezio Gagliardi

Questa è una strada ormai tracciata e solo con una catastrofe globale si potrà uscirne fuori. I pochi sopravvissuti cercheranno di percorrerne una nuova.”
Mary Loghen

Forse perché nessuno si chiede quanto vale il paesaggio, visto che bisogna continuamente difenderlo da interventi che hanno, almeno apparentemente, una valenza “economica” mentre il Paesaggio sta li, a farsi guardare, ma chi lo guarda non paga.
I modelli di sviluppo basati sulla massima concorrenza possibile stanno mostrando i loro gravi limiti, svuotando il pianeta e spremendo l’umanità, ma nuove concezioni dell’economia stanno già spostando gli assi produttivi e le linee di sviluppo verso le massime sinergie produttive possibili, come ad una nuova speranza di sopravvivenza a lungo termine.”
Amelia Belli (AK-Orvieto)

Articoli correlati

COMMENTA

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.