Contributo del comitato scientifico di Accademia Kronos

Davvero gli inceneritori sono innocui per la salute?
La posizione dello scienziato Stefano Montanari

a cura del Prof. Francesco Sodo

Questo testo è stato scritto a testimonianza dei danni alla salute che possono causare gli impianti inquinanti. Speriamo che in un futuro imminente venga valorizzata e preferita una gestione dei rifiuti basata sulla riduzione, sulla raccolta differenziata e su tecnologie a basso impatto ambientale. La raccolta differenziata è importante anche per il lavoro, soprattutto nelle regioni del mezzogiorno.

Chi è il Prof. Stefano Montanari
Il Prof. Stefano Montanari, laureato in farmacia è Direttore Scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, Ricercatore e Divulgatore Scientifico sulle nano patologie causate da polveri ultrafini. Il professore è contrario agli inceneritori, oggi chiamati termovalorizzatori. L’argomento trattato con rigore scientifico dimostra il perché della sua posizione e questo dovrebbe interessare anche noi tutti, visto che parte dell’attuale Governo vorrebbe riproporre massicciamente soprattutto al Sud altri termovalorizzatori.

Micro e nano particelle
Effetti biologici e danni all’ambiente e alla salute

Il prof. Montanari, spiega uno studio effettuato dalla moglie, la dottoressa Gatti, sulle nano e micro particelle. Si tratta di una scoperta piuttosto semplice, ma che fino ad ora tutti i medici chirurgi hanno solo sperimentato come effetti, non venendo mai  alle cause.
Immaginiamo che il nostro organismo ingerisca o inali particelle inorganiche come ad esempio minerali insolubili nei grassi o nell’acqua. Sicuramente una parte di queste rimane nell’organismo. Quali sono le conseguenze?
Queste polveri una volta inalate in una decina di secondi attraversano gli alveoli dei polmoni o l’apparato digerente ed entrano in circolo nel sangue. Il liquido rosso contiene una proteina detta fibrinogeno che è solubile, ma quando la proteina viene alterata diventa insolubile e si trasforma in fibrina. La fibrina genera un coagulo di sangue. Se siamo in ambito venoso il coagulo migra verso i polmoni provocando una malattia detta trombo embolia polmonare che è la terza causa di morte al mondo. Proprio un lavoro svedese di alcuni anni fa riporta che il 13,6% di morti sono dovute a trombo embolia polmonare. Se siamo in ambito arterioso il coagulo migra al cervello, al cuore favorendo gli infarti. I danni di queste particelle non si limitano qui. La direzione del sangue in un organismo è casuale per cui possono essere intaccati tutti gli organi del corpo. Il fegato, ad esempio, è un filtro, quanto viene colpito, non essendo in grado di eliminare queste particelle, crea un tessuto granuloso detto granuloma. Il granuloma è un tessuto infiammatorio ovvero un infiammazione subclinica. In pratica un organismo convive con un’infezione in atto anche per anni, senza manifestazioni cliniche evidentissime. L’unico sintomo potrebbe essere dato dai valori alterati dei globuli bianchi. Questo tessuto infiammatorio, anche se non è un discorso matematicamente sicuro, col tempo potrebbe diventare un cancro.
Altre possibilità. Le particelle possono passare da madre al feto. Quanto le polveri vengono inalate dalla madre, passano al feto e a seconda di come colpiscono l’embrione causano danni più o meno grossi.

Nell’uomo le micro e nano particelle possono giungere negli spermatozoi causando nella maggior parte dei casi sterilità o se si riesce a procreare, danni per trasmissione delle polveri al feto che si formerà. Queste polveri possono interferire con alcune ghiandole come per esempio la tiroide causando tiroiditi, col pancreas causando diabeti. Queste polveri sono distruttori del pancreas. A New York dopo il crollo delle Torri Gemelle, per settimane la città ha respirato polveri. In occasione venne pubblicato un articolo scientifico che prevedeva future patologie nella città causate dal crollo delle polveri, ma non venne creduto. Dopo tre anni furono accertati migliaia di malati di tali patologie. Anche molti pompieri, che lavorarono dopo il crollo, si ammalarono in conseguenza all’inalazione di polveri: morbo di Parkinson e altre patologie. Le nano polveri in un organismo possono causare patologie neurologiche come irritabilità, insonnia, perdita parziale di memoria anche in soggetti al di sotto dei 40 anni, cosa molto rara in passato. Un ricercatore tedesco ha scoperto inoltre, che queste polveri possono migrare lungo i nervi e arrivare fino al cervello dove causano cancri, Parkinson e altre malattie.

Un’altra scoperta riguarda gli effetti biologici sul DNA cellulare. Queste polveri sono capaci di entrare nel nucleo delle cellule, senza ledere ne la membrana cellulare, ne la membrana nucleare. Queste polveri, interagendo col DNA, sono capaci di scombinarlo in modo imprevedibile. Scombinare si intende cambiare il “libretto d’istruzioni” di una cellula, la quale una volta alterata non è più in grado di riprodursi normalmente. In genere una cellula danneggiata ha la capacità di autoeliminarsi. Questo processo si chiama apeptosi. Può accadere però che alcune cellule possono perdere la proprietà biologica dell’apeptosi per cui anziché autoeliminarsi si riproducono in modo anomalo. Queste col tempo le masse anomale diventano sono i cancri.

Microparticelle prodotte in natura
La natura produce micro particelle. I vulcani sono ottimi produttori. In tutto il pianeta abbiamo circa 1500 vulcani attivi che emettono in atmosfera particelle. I venti africani trasportano le sabbie del deserto attraverso il mediterraneo fino a noi. Gli effetti sono ben visibili: il cielo e le piogge rosse. Non solo: la sabbia del Sahara può attraversare tutto l’oceano e arrivare in America. Le particelle prodotte da un inceneritore o un’acciaieria, sono miliardi di volte più leggere della sabbia per cui una volta espulse dai camini in atmosfera e trasportate dai venti possono fare anche 30 volte il giro del mondo. Ci sono altre fonti di emissioni naturali: gli incendi boschivi. Gli alberi non contengono solo carbonio, idrogeno e ossigeno. Le piante bruciate emanano quantità enormi di polveri e acqua che l’albero preleva dalla terra. L’acqua contiene Sali, polveri varie e altro che poi passano nel corpo della pianta quanto questa si nutre. Quando si brucia materiale vegetale, quantità enormi di queste sostanze vengono rimesse in atmosfera. Ad ogni modo la “natura” non è da considerare un agente inquinante poiché emette pochissime quantità di polveri e, soprattutto, di stazza grossolana, essendo le temperature in gioco relativamente basse. Più bassa è la temperatura più è grossa la polvere che si genera, meno è aggressiva per la salute.

L’uomo è l’unico animale inquinante. Se pensiamo a qualsiasi altro animale o pianta possiamo costatare che il rifiuto per una specie o un genere di animale o vegetale è vita per un altro essere vivente. Ad esempio le foglie verdi contengono la clorofilla. Esse catturano CO2 dall’atmosfera e acqua dal suolo. Con la clorofilla catturano energia solare. Da sostanze inorganiche semplici come CO2 e H2O sintetizzano molecole più grosse e complesse: gli amidi. Lo scarto delle foglie è l’O2 il quale è vita per gli animali.
Lo scarto degli animali è la CO2. Quindi il ciclo non è altro che un cerchio assolutamente perfetto. Tutti gli animali e vegetali vivono in questo cerchio. L’uomo è l’unico animale che vive in linea retta, al di fuori del cerchio e produce dei rifiuti che la natura non riconosce e non può riutilizzare in alcuna maniera.
Come fa l’uomo a produrre rifiuti? Scavando cave e costruendo fonderie che emettono in atmosfera miliardi di micro particelle, inceneritori, traffico automobilistico, aereo. In Germania si è scoperto che i freni delle auto emettono delle polveri estremamente cancerogene. Le polveri prodotte dall’uomo hanno una particolarità: rispetto a quelle prodotte dalla natura sono molto più piccole e di composizione chimica molto più varia. Esempio da un inceneritore quanto immetto immondizia fuoriescono polveri che contengono mercurio, arsenico, antimonio, cadmio, crono e altro.

Polveri primarie e secondarie
Le polveri primarie sono quelle polveri che si formano direttamente nel luogo dove sta avvenendo la combustione. Dal momento che brucio, oltre le particelle solide, produco inevitabilmente sostanze gassose quali ossidi di azoto, di zolfo, ammoniaca, gas organici e altro in base a cosa sto bruciando. Questi gas espulsi in atmosfera incontrano altri gas come ossigeno, vapore acqueo, radicali liberi facenti parte di molecole molto reattive. La luce solare funge da catalizzatore e le sostanze iniziali si trasformano in polveri secondarie. Queste polveri secondarie sono come massa, dalle sei alle otto volte superiori a quelle primarie con la particolarità che si formano lontano da dove avviene la combustione. Ad esempio per un inceneritore queste polveri si formano anche a km di stanza. Quando si effettua una valutazione d’impatto ambientale per qualsiasi impianto inquinante non si tiene mai presente tale “variabile”. Le particelle secondarie sono anche degli ottimi trasportatori di diossine.
Le diossine sono prodotti organici, relativamente pesanti che cadono al suolo velocemente anche a parecchi km di distanza dagli inceneritori o dalle fonderie. I difensori ad oltranza dei sistemi di incenerimento dei rifiuti sostengono che il problema delle polveri non esiste perché è risolto con l’utilizzo di filtri di ultima generazione.
Qui occorre fare una premessa. Le polveri primarie che si formano dove avviene la combustione si distinguono in polveri filtrabili e polveri condensabili. Le prime passano attraverso il filtro, le seconde condensabili oltrepassano il filtro come gas e si formano come polveri oltre. I filtri di ultima generazione, in realtà hanno efficacia solo sulle polveri primarie filtrabili, mentre non hanno nessuna efficacia sulle primarie condensabili e sulle secondarie. Le polveri filtrabili primarie in realtà sono le più grossolane per cui le meno nocive.

Diossine
Le diossine si formano in quantità rilevanti fra i 450-800°C. Gli inceneritoristi sostengono che il problema emissione diossina si può eliminare innalzando la temperatura del processo di combustione fino ai 1100°C. In realtà il problema non si risolve, spiega Montanari. Innanzitutto non tutto l’inceneritore funziona a questa temperatura, ma solo una parte. Quando il fumo generato si allontana dalla fonte di alta temperatura inevitabilmente entra nella frazione di 800-450°C. Risultato: le diossine si formano nello stesso modo. In più a temperatura di 1100°C si formano particelle molto più piccole per cui più aggressive. Queste polveri sottili hanno la particolarità di non essere biodegradabili cioè rimangono per sempre. Una volta che le produco continuano ad accumularsi. Per cui l’unica possibilità è non produrle.

Inceneritori e la fisica
Iniziamo con il Primo Principio della Termodinamica noto anche come Principio Universale della Scienza: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma“. In parole povere il creatore ha voluto la natura in questo modo. Se Io brucio una tonnellata di immondizia in un inceneritore devo avere, per il suddetto principio, una tonnellata di altro materiale in uscita.
Purtroppo nell’inceneritore accade qualcosa di peggio. Per una tonnellata di immondizia, in seguito alla combustione trovo circa dai 280-300 Kg di ceneri pesanti. Queste ceneri pesanti vengono definite inerti dalle leggi. In realtà l’inerzia è solo chimica. Dal punto di vista biologico sono pericolosissime: una volta ingerite o inalate sono tutt’altro che inerti.
Oltre le ceneri vengono prodotte circa 30 kg di ceneri volanti che sono sottilissime e cancerogene, 25 kg di gesso e 650 kg di acqua calda e sporca e circa 1400 kg di CO2. A questo punto non mi trovo col principio di Lawasier: quello che è uscito è maggiore rispetto alla massa di rifiuti che è entrata. Cosa è accaduto? Semplice, bruciare è un processo chimico di ossidazione. Per far avvenire qualsiasi ossidazione mi serve ossigeno, che ha una sua massa. Per motivi tecnici occorre anche aggiungere acqua, ammoniaca, carbonati, calce. Per cui a una tonnellata di immondizia si deve aggiungere una tonnellata di altro materiale. In pratica abbiamo raddoppiato la massa iniziale dei rifiuti. All’uscita troveremo due tonnellate di materiale. Quindi l’inceneritore effettua due operazioni: fa sparire i rifiuti dalle strade e dalla nostra vista trasferisce, invisibile, in ambiente e quindi nei nostri organismi. Molti sostengono che come impatto ambientale il termovalorizzatore è da preferire alla discarica. Sicuramente, ma è chiaro che per depositare quei 280-300 kg di ceneri devono per legge finire in discarica e queste ceneri sono immensamente più tossiche rispetto a una normale discarica.

Allora cosa ne facciamo dei rifiuti?
Basta che prendiamo esempio da due città enormi come Los Angeles (circa 5 milioni di abitanti) o San Francisco (circa 950 mila abitanti). Queste città non hanno inceneritori. Loro hanno coinvolto ragazzi disoccupati istruendoli con corsi di merceologia. I ragazzi prendono i materiali differenziati forfettariamente dai cittadini e li raffinano ulteriormente. Ad esempio una bottiglia di plastica la suddividono in varie parti. La bottiglia che è fatta di poleitilenpersalato segue un percorso. Il tappo che è fatto di polietilene ne segue un altro, la carta intorno la bottiglia viene separata. Le lattine delle bibite sono fatte di alluminio che è già stato estratto dalla miniera di bauxite per cui riciclandolo non devo più estrarre da altre miniere consumando materia prima ed energia. Tutto il putrescibile, anziché portarlo in discarica o in inceneritore, lo portano fuori città. Uso finale è compost da prato che lo vendono a caro prezzo anche a noi.

Chi gestisce tali impianti da lavoro a molte persone e trae profitto semplicemente rivendendo rifiuti senza inquinare. Se Brescia fosse trattata come San Francisco, senza inceneritori la stessa quantità di immondizia darebbe lavoro a 3000 persone, contro le circa 80 che lavorano nel termovalorizzatore.

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