Articolo di Gabriele La Malfa

Chiunque abbia visto questo insetto avrà di sicuro capito subito il perché del suo nome (cervo volante). D’altronde il rimando visivo delle sue grosse mandibole con i palchi dei cervi è fin troppo chiaro.
Il cervo volante (Lucanus cervus) è un insetto appartenente all’ordine dei coleotteri diffuso in gran parte dell’Europa (in Italia lo si trova soprattutto nelle regioni settentrionali) e in alcune zone dell’Asia Minore e del Medio Oriente.
Malgrado il suo aspetto sia apparentemente minaccioso, in realtà è innocuo per l’uomo, infatti le sue grosse mandibole (sviluppate soprattutto nei maschi) servono solo nei duelli per contendersi le femmine (proprio come avviene nei cervi) in quanto i suoi muscoli non sono in grado di muoverle con forza. Da questo punto di vista sono le femmine a risultare più “insidiose”, infatti le mandibole, essendo molto più piccole, possono essere mosse “energicamente” dai relativi muscoli (ad ogni modo, neanche loro sono in grado di procurare effettivi danni all’uomo).

Il cervo volante consta di quattro sottospecie note, che si differenziano, principalmente, per le dimensioni. Gli esemplari adulti partono da una lunghezza minima di 2,5 cm fino a superare gli 8 cm (probabilmente è il coleottero più grande esistente in Europa). Oltre alle dimensioni complessive anche quelle relative delle mandibole possono variare molto.

Il dimorfismo sessuale è piuttosto marcato, sia nelle dimensioni (la femmina in media misura circa la metà del maschio), che nell’aspetto (mandibole e capo degli esemplari maschi molto più sviluppato).
Negli esemplari di maggiori dimensioni il rapporto tra taglia corporea e mandibole è più elevato (a favore di queste ultime). Lo sviluppo esagerato delle mandibole, sebbene consenta una maggiore probabilità di successo nei combattimenti tra maschi e negli accoppiamenti, ha lo svantaggio di rendere l’animale piuttosto goffo nei movimenti (il tipico lento e rumoroso volo in posizione quasi verticale ne è un’evidente conseguenza).

Come tutti i coleotteri, i cervi volanti hanno due paia di ali, col paio anteriore fortemente sclerificato (elitre), che non ha più funzione di volo, ma di protezione del paio di ali posteriori e dell’addome. Basandosi proprio su tale peculiarità, fu Aristotele a coniare il termine “Coleoptera” (costituito dall’unione delle parole greche coleos, “fodero”, e pteron, “ala”).

Relativamente parlando, la fase di accrescimento di questo insetto è piuttosto lenta. Le femmine depongono le uova (qualche decina) alla base di vecchi ceppi d’albero (faggi, salici, pioppi, castagni e querce). Alla schiusa le larve, munite di potenti mandibole, cominciano ad incidere il legno e a scavare gallerie (il legno marcescente fornisce uno scarso nutrimento, fattore che, probabilmente, è una concausa del loro lento sviluppo).
Lo stadio larvale dura dai 3 ai 5 anni, al termine del quale la larva, che misura circa 10 cm, scava una celletta in cui si impupa, iniziando la fase di metamorfosi.
La metamorfosi impiega qualche mese e termina nel periodo autunnale. Tuttavia l’insetto adulto non esce all’aperto fino al maggio/giugno dell’anno seguente. Lo stadio immaginale (fase aerea) dura pochi mesi, i maschi solitamente muoiono tra agosto e settembre, mentre le femmine possono arrivare fino ad ottobre.

I cervi volanti una volta erano molto più diffusi, oggi a causa della riduzione e distruzione del loro habitat (deforestazione e rimozione dei vecchi tronchi) la popolazione è in declino e la specie può essere annoverata tra quelle potenzialmente a rischio.

cervi-volanti-maschio-femmina

L’immagine rende bene l’idea dell’evidente dimorfismo sessuale presente nei cervi volanti (Lucanus cervus).

lucanus_cervus

Le larve di cervo volante si nutrono del legno marcescente dei vecchi ceppi d’albero, mentre gli esemplari adulti di nettare e linfa degli alberi.
I combattimenti tra maschi avvengono solitamente sugli alberi, i due contendenti si fronteggiano con le loro grosse mandibole e lo scontro (quasi mai mortale) termina quando uno dei due riesce a sollevare e capovolgere o far cadere nel vuoto l’avversario.

Articoli correlati

A fine marzo ha fatto clamore la notizia della morte dell’ultimo esemplare maschio di rinoceronte bianco con conseguente estinzione della specie. Le cause che hanno portato alla sua estinzione, inutile dirlo, non sono state naturali, ma indotte dall’attività di sfruttamento/bracconaggio dell’uomo!

Qual'è la situazione attuale? Abbiamo ancora tempo per invertire la rotta? Come possiamo evitare di finire in un mare di plastica? Se filtrassimo tutte le acque salate del mondo, scopriremmo che ogni chilometro quadrato di esse contiene circa 46.000 micro particelle di plastica in sospensione! Numeri impressionanti di un fenomeno che non è circoscritto alle cinque "isole di plastica" in continuo accrescimento negli Oceani, ma tocca anche il nostro Mar Mediterraneo.

COMMENTA

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.