a cura del Prof. Luigi Campanella

Questo fine primavera si rischia di non avere più scorte di olio extravergine italiano. E’ l’allarme lanciato da Coldiretti . Causa dell’effetto del crollo del 57% della produzione, scesa ai livelli minimi degli ultimi 25 anni, 185 milioni di chili.

A dimezzare il raccolto nazionale di olio di oliva sono state diverse cause: i cambiamenti climatici, il propagarsi della Xylella e la concorrenza sleale provocata dalle importazioni low cost spacciate per italiane. Soltanto nell’ultimo anno, si sono persi 100 mila posti di lavoro nella filiera dell’olio extravergine d’oliva per un danno al settore che ha raggiunto 1,2 miliardi di euro.

Le perdite maggiori si sono verificate nelle regioni del mezzogiorno: la Puglia, che da sola rappresenta circa la metà della produzione nazionale, è stata colpita da una flessione di circa il 65%, a causa delle gelate. Di fronte alla diminuzione delle quantità di prodotto disponibile, i prezzi sono aumentati: hanno raggiunto alla produzione a gennaio i 5,65 euro al Kg (+31% rispetto allo stesso mese dello scorso anno), con valori all’origine superiori ai 7 euro al chilo in Sicilia e ai 6 euro nel Barese.

Per la prima volta nella storia – sottolinea la Coldiretti – la produzione nazionale potrebbe essere sorpassata da quella della Grecia e del Marocco, mentre si avvicina molto la Turchia e la Spagna si allontana sempre di più con ben 1,6 miliardi di chili e raggiunge un quantitativo quasi nove volte superiore.

Il consiglio ai consumatori è di scegliere Made in Italy, di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100% da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori.

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