a cura del Prof. Luigi Campanella

Riflettevo su questo quando un mio amico mi ha dato un appuntamento a cena in un ristorante a via Jenner nella mia città. Qualcuno si chiederà quale sia il collegamento fra i due eventi. Il fatto che io nella mia curiosità dinnanzi ai nomi delle vie dedicate a personaggi cerco sempre di raccogliere informazioni sugli intestatari, quando a me non noti. Non mi vergogno di dire che lo stesso è avvenuto con Jenner e così ho potuto apprendere il grande contributo dato da questo studioso allo sviluppo della pratica protettiva basata sulla vaccinazione.

Edward Jenner fu un medico inglese vissuto a cavallo fra diciottesimo e diciannovesimo secolo che per primo introdusse il vaccino contro il vaiolo. Scriveva Voltaire che su 100 persone a quel tempo 60 contraevano questa brutta malattia ed in effetti tutta l’Europa fu vittima di questo morbo. Solo la peste nera in altri tempi aveva prodotto un maggiore numero di vittime. Eppure proprio quello è il tempo in cui visse Jenner, una mente scientificamente fertile, appassionato non solo alla propria disciplina, ma anche a Chimica, Fisica, Botanica fino all’Aeronautica, tanto da divenire costruttore di una mongolfiera.

Era quello un periodo molto strano: da un lato l’illuminismo ed il razionalismo, dall’altro una medicina spesso basata su pressapochismo e ciarlataneria, condite da farmaci costituiti spesso da improbabili miscugli con nomi ambigui ed effetti imprevedibili e casuali, un’espressione della quale poteva considerarsi Cagliostro con il suo elisir di lunga vita o Mesmer con la sua vasca magnetica. La grande scoperta di Jenner -non credo adeguatamente conosciuta- fu in effetti “solo” un’osservazione: le ragazze cinesi – un Paese la Cina che combatteva contro il vaiolo che si diffondeva- che lavoravano nei caseifici non si ammalavano. La spiegazione che diede Jenner a quanto osservato si basava sul fatto che le ragazze mungevano le vacche, finivano per contrarre un’eruzione e con essa si immunizzavano rispetto al vaiolo. Messa a punto l’ipotesi ecco ,secondo le regole del metodo scientifico, la prova sperimentale. Cosi Jenner inoculò l’essudato dell’eruzione ad un amico disponibile che fu poi contagiato con il virus del vaiolo: il paziente non si ammalò. Era nata la vaccinazione strumento prezioso contro numerose malattie che si diffusero successivamente nel tempo.

Da Pasteur a Sabin furono salvate centinaia di milioni di vite: ma queste vittorie fantastiche per l’umanità spesso si scontrarono con ignoranza e pregiudizi, gli stessi che oggi ritroviamo in alcuni interventi del nostro tempo. Se oggi molte gravi malattie sono state debellate è merito di persone come Jenner che hanno tracciato con intuito e studio paziente la via del progresso scientifico. Tale progresso non può essere osteggiato in assenza di controprove: come diceva Popper il compito dello scienziato con i suoi studi non è solo la conferma di una tesi, ma anche la smentita.
Ecco io credo che la lezione di Jenner, che ho imparato a conoscere, apprezzare e ringraziare per quanto ha fatto, sia proprio questa: la negazione va documentata al pari dell’affermazione.

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