Il drago blu

Il drago blu

Articolo Gabriele La Malfa

Col nome di “drago blu” non si identifica, almeno in zoologia, una creatura mitologica uscita da un racconto fantastico, ma un particolarissimo mollusco nudibranchia, che popola la superficie di gran parte degli oceani alle latitudini temperate e tropicali.

Il nome scientifico di questo animale è Glaucus atlanticus, un piccolo mollusco pelagico caratterizzato da una livrea e da una forma che, effettivamente, richiamano quelle di un “drago blu”, seppure in scala “molto ridotta” (gli esemplari adulti non superano i 3 cm di lunghezza). Altri nomi comuni che lo identificano sono rondine di mare, lumaca blu d’oceano e glauco azzurro.

Similmente a tutti gli altri molluschi appartenenti all’ordine dei nudibranchi (Nudibranchia), il Glaucus atlanticus possiede appendici cutanee ai lati del corpo (dette cerati) con funzione respiratoria (al pari dei ciuffi branchiali) e digestiva. Diversamente dalla maggior parte dei nudibranchi, non è un animale bentonico (che vive a contatto con i fondali marini), ma un animale pelagico (che vive sulla superficie degli oceani).

Il drago blu riesce a galleggiare sulla superficie dell’acqua grazie ad una bolla di gas espulsa dal suo stomaco a cui si ancora con dei cerati modificati. Il galleggiamento avviene capovolto, con la parte ventrale verso l’alto. L’animale effettua piccoli spostamenti sfruttando il movimento dei suoi cerati, tuttavia lo spostamento primario è passivo, correnti marine e/o vento.
La cangiante livrea offre un ottimo camuffamento, la parte ventrale è di colore bianco e blu acceso, mentre la parte dorsale è argentata (criptismo dell’ombra opposta, tipico anche di molti pesci).

Sebbene possa apparire come una creatura inerte, il Glaucus atlanticus è un attivo predatore. Sfruttando le correnti marine preda diversi tipi di idrozoi, anche quelli dotati di veleni estremamente letali, come la caravella portoghese (Physalia physalis). Una volta entrato in contatto con la preda si ancora ad essa attraverso la radula (una struttura retrattile in prossimità della bocca, una sorta di nastro chitinoso ricoperto da varie file di coriacei dentelli) e la divora lentamente. Il “drago blu” non solo è immune ai letali nematocisti (organi urticanti) della caravella portoghese, ma, dopo averla mangiata, li ingloba e li concentra nelle punte dei propri cerati, che quindi svolgono un’efficace funzione difensiva (oltre che respiratoria e digestiva).

Esempi di altri idrozoi che possono entrare a far parte della sua dieta sono la Velella velella (barchetta di San Pietro) e la Porpita porpita (bottone blu). Inoltre si sono osservati, anche se non di frequente, comportamenti di cannibalismo.

Il drago blu è un ermafrodita imperfetto, ossia produce sia gameti maschili che femminili, ma per riprodursi necessita comunque di un altro individuo della stessa specie.
Le uova generate hanno un diametro inferiore al millimetro e sono unite, in gruppi di 40-90 elementi, da un lungo filamento viscoso, che può arrivare anche a 20 cm di lunghezza.
Dopo l’accoppiamento, ciascun esemplare rilascia dai 4 ai 6 filamenti di uova, che iniziano a fluttuare liberamente in acqua. In un giorno un singolo individuo può arrivare a generare da 3000 a 9000 uova!

Glaucus atlanticus

I cerati del Glaucus atlanticus sono particolarmente sviluppati, raggruppati a coppie. Malgrado possano apparire come efficaci strutture atte al movimento, la loro funzione/capacità locomotoria è, in realtà, molto limitata.
Nonostante le ridotte dimensioni (massimo 3 cm di lunghezza) il potente veleno contenuto nelle punte dei suoi cerati rende il suo “tocco” potenzialmente pericolo anche per l’uomo.

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