a cura del Prof. Luigi Campanella

Nei primi anni ’90 ci dicevano che gli Ogm avrebbero annullato tutti i limiti imposti dall’ambiente, permettendo la crescita di cibo ovunque, compresi i deserti e le discariche di materiali tossici. Oggi ci sono solo due applicazioni degli OGM: la resistenza agli erbicidi e le colture Bt (che autoproducono sostanze pesticida).

La prima applicazione è stata decantata come metodo per il controllo delle erbe infestanti, ma in realtà ne ha create (come indotto) di super resistenti; quanto alle culture Bt, si supponeva che sarebbero riuscite a tenere a bada i parassiti, quando in realtà, analogamente, ne hanno sviluppati di super-resistenti.

L’ultima grande notizia è che i “big data” ci nutriranno. Monsanto parla di “agricoltura digitale” basata sui “big data” e “sull’intelligenza artificiale”. Prefigura anche un’agricoltura senza agricoltori. I piccoli contadini producono il 70 per cento del cibo globale usando il 30 per cento delle risorse totali destinate all’agricoltura. Tutto il contrario vale per l’Agricoltura Industriale.

Climate Corporation, la più grande compagnia al mondo per i dati sul clima, e Solum Inc., la più grande compagnia al mondo per i dati sul suolo, sono oggi di proprietà di Monsanto e vendono solo dati, ben differenti dalla conoscenza che, unica, affrancherebbe l’agricoltore.
Non possiamo affrontare i cambiamenti climatici e le loro reali ed effettive conseguenze senza riconoscere il ruolo centrale del sistema alimentare industrializzato e globalizzato, che genera fino al 40% delle emissioni di gas climalteranti a causa dei seguenti fattori: deforestazione, allevamenti intensivi, imballaggi per alimentari in plastica e alluminio, trasporti su lunghe distanze e spreco di cibo.

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