a cura di Marco Fiori

Dal legno pregiato per gli archetti degli Stradivari a quello per le coperte degli yacht, passando per parquet costosissimi, cornici, mobili, legname da ardere, polpa per la carta.

Una partita di aste e tavole di pernambuco, o “Pau brasil”, del valore di circa 500 mila euro, è stata sequestrata nella nota fiera “Cremona musica 2018” dai Carabinieri forestali del Raggruppamento Cites di Roma, assistito dai Nuclei CITES di Modena, Malpensa e Ponte Chiasso. Una specie rara che da il nome ad una regione e, col suo secondo nome portoghese, allo stesso stato del Brasile – il legno di questa pianta è stato utilizzato da epoche antiche, oltre che per la “risonanza”, anche per il colore (da: abraso=abraso o color brais=brace) che ha dato, appunto, il nome stesso al Brasile – e protetta dalla Convenzione di Washington.

Il Pernambuco, insieme ad altri legni come il palissandro, il mogano, l’ipè, l’afrormosia africana, il teak birmano, il ramino indonesiano, è il legno più pregiato e storicamente usato per realizzare archetti di violino (con prezzi che oscillano dai 500 ai 10.000 euro), nonostante si sia rarefatto in natura al punto da estinguersi in vaste aree dell’area omonima. Le indagini dei Carabinieri proseguono per intercettare e bloccare altre partite illegali dal Brasile che vengono triangolate nel nostro Paese per essere poi, in parte, spedite sul mercato cinese ove vengono pagate profumatamente.

Il traffico di pernambuco è solo uno dei settori che riportano alla ribalta il fenomeno internazionale più vasto di depredazione delle foreste primarie del pianeta e denominato illegal logging. Trattasi del taglio raso indiscriminato e non autorizzato, effettuato spesso in aree demaniali o non censite, ottenuto grazie alla corruzione di pubblici ufficiali per la emissione di autorizzazioni di taglio, vendita ed esportazione. L’Italia è uno dei primi paesi importatori di legname dall’Asia (Myanmar, Malesia, Indonesia, ecc.), dall’Africa (Camerun, Gabon, ecc.) e dal Sud America (Brasile). Il pernambuco, come il teak, pongono ancora il nostro Paese al centro di settori economici unici al Mondo, il “made in Italy”, che possono però contenere importanti rischi di illegalità.

La deforestazione selvaggia sta erodendo uno degli ecosistemi più importanti per la vita sul pianeta, la foresta primaria delle aree forestali centroafricane, centro-sudamericane e indocinesi. Le foreste primarie stanno scomparendo al ritmo di 13 milioni di ettari l’anno (una superficie come Austria e Croazia). Il traffico illegale di legname frutta 100 miliardi di dollari l’anno (Fonte: Interpol/Unep/Worldbank,2014) e rappresenta mediamente il 30 % di tutto l’indotto legale, anche se per alcuni paesi (Camerun, Myanmar) sembra che la percentuale di tagli ed esportazioni illegali raggiunga il 90 % del totale. I Paesi di “produzione” o di origine sono spesso tra quelli più poveri e con il più alto tasso di corruzione in base alle valutazioni dell’organismo internazionale Trasparency International. Sono paesi ove i conflitti sociali, che armano gang o truppe non governative causando violenze, migrazioni di etnie minoritarie, ecc. fanno si che le risorse naturali e il legname siano oggetto di profitti illegali e di potere locale, il c.d. “conflict timber”.

Insieme al traffico di specie selvatiche (uccelli, rettili, pelli, avorio di elefante, corno di rinoceronte, coralli, caviale, prodotti della medicina orientale, ecc.), stimato annualmente in oltre 20 miliardi di dollari (Unep,2014), il traffico di legname viene ormai individuato come una delle minacce più gravi per la biodiversità mondiale. La foresta assorbe carbonio, costituisce l’habitat di milioni di specie animali, fornisce mezzi di sussistenza a popolazioni indigene e locali, favorisce forme di economia ecosostenibile (ecoturismo, caccia controllata, uso dei prodotti secondari della foresta, ecc.) per le comunità, costituisce il polmone verde del mondo e contrasta i cambiamenti climatici.

La CITES, l’Interpol, la FAO, l’UNOCD , la UE, si stanno adoperando da alcuni anni per mettere in campo tutte le pratiche di cooperazione, legislative e regolamentari per arginare questo fenomeno distruttivo. In Europa vige un Regolamento, l’EU Timber Regulation – EUTR (reg.UE.995/2010) che inserisce un principio di “responsabilizzzione” di operatori e commercianti del legno mediante il concetto della “dovuta diligenza” (DUE DILIGENCE) che questi devono adottare nel valutare la regolarità delle acquisizioni del legname al fine di mitigare e annullare il rischio di comprare e immettere legname proveniente da illegal logging.

Non è facile, la corruzione nei paesi di origine è forte e le foreste, come le la wildlife, il petrolio, i diamanti, i resti archeologici, in varie parti del Mondo, sono “miniere d’oro”. In molti di questi paesi, come denunciano organismi governativi e non governativi, come l’Interpol o l’EIA (Environmental Investigation Agency) basta sovrastimare una particella forestale pagando, farsi emettere autorizzazioni di taglio pagando, sovraccaricare container nei porti birmani o vietnamiti pagando, mescolare il legname illegale con quello legale nelle migliaia di segherie nella foresta, spesso in comproprietà con gli stessi potenti operatori del legname europei o nordamericani, per ottenere volumi impressionanti di legname “legalizzato” che vengono prima triangolati in porti esotici e poi diretti in quelli europei per essere immessi nel mercato.

L’impegno delle autorità competenti amministrative e delle autorità di polizia ambientale specializzate dovrà essere sempre più forte, considerando che già l’Interpol (Environmental Crisis, 2014 e “Green Carbon Black Trade”, 2015) sottolinea come i soli accordi di partnerariato (o FLEGT) e la due diligence (o EUTR) da soli non potranno bastare ma serviranno maggiori controlli e cooperazione internazionale.

In Italia, solo nel 2018, i Carabinieri Forestali, nel corso dei controlli EUTR (Due Diligence) hanno comminato oltre 1 milione e mezzo di euro in sanzioni a carico delle ditte del legname italiane e importanti investigazioni sono state avviate su segnalazioni internazionali. A Trieste 380 tonnellate di teak (Tectona grandis) proveniente dalla Birmania (Myanmar), in oltre 20 container rimpinzati di tonnellate di legname in più ed intercettati nel Porto “Franco”, ove molte merci beneficiano della condizione di “stato estero”, è stato sequestrato dai Carabineri CITES di Roma e le indagini dovranno proseguire. Va detto infine che le foreste del Myanmar ospitano tanta biodiversità.

Marco Polo nel XIII sec. le descrisse “…vaste giungle piene di elefanti, unicorni e altri animali selvatici». Attualmente ci vivono, ma minacciati d’estinzione, la tigre di “Corbett”, elefanti, orsi malesi e hymalaiani, gibboni, bufali gaur e altre fantastiche e fragili specie. Ci vivono anche milioni di persone con economie di sussistenza precarie e legate alla foresta. Questa è la posta in gioco oltre che la perdita di alberi.

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3000 anni fa sul frontone del tempio di Apollo a Delfi c’era scritto: “γνώθι σαυτόν” Conosci te stesso, era questa la risposta all’uomo che chiedeva di sapere chi era, da dove veniva e dove sarebbe andato. Questo è quello che abbiamo appreso al liceo, ma non ci è stato mai detto che sul frontone c’era scritto anche dell’altro e cioè: conosci te stesso e conoscerai l’universo e gli dei. Perché ci è stato "nascosto"? Forse qualcuno ha sempre cercato di nasconderci la verità e questo per essere ben indottrinati su canali prestabiliti.

Una bella soddisfazione per gli amici di Accademia Kronos Rimini, che sono stati incaricati con ordinanza sindacale dal Comune di Santarcangelo di Romagna di controllare, durante i tre giorni di fiera, che tutti gli stand e gli ambulanti in genere usino (come da regolamento di quest’anno suggerito e sollecitato dai responsabili di Accademia Kronos Rimini), solo prodotti biodegradabili, nonché obbligati ad effettuare la raccolta differenziata per i relativi rifiuti.

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