Il licaone

Il licaone

Articolo di Gabriele La Malfa

Il licaone (Lycaon pictus) è di sicuro il canide più caratteristico del continente africano. Questo animale vive in diverse zone a sud del Sahara (sebbene la sua distribuzione non sia uniforme), in ambienti di savana o boscaglia aperta. Esso è l’unico rappresentante del genere Lycaon e rispetto al genere Canis (cani, lupi, coyote e sciacalli) ha solo quattro dita, invece di cinque, nelle zampe anteriori e ha una dieta “ipercarnivora” (alimentazione totalmente a base di carne).

A causa dell’attività antropica oggi il licaone è classificato come una specie in pericolo dalla IUCN (International Union for Conservation of Nature), poiché consta di soli 6.600 esemplari censiti, divisi in 39 sottopopolazioni.
Gli esemplari delle popolazioni dell’Africa orientale tendono ad avere, rispetto a quelli dell’Africa centrale/meridionale, una colorazione della pelliccia più scura e una taglia leggermente inferiore (mediamente 18-20 kg invece di 25-27 kg).

Il licaone è un’animale gregario con livelli di cooperazione e solidarietà (tra i membri del branco) molto elevati, superiori anche a quelli dei lupi. Indipendentemente dalla grandezza, la preda viene sempre divisa tra tutti i componenti del branco (quando hanno terminato di alimentarsi, i licaoni a caccia tornano alla tana e rigurgitano parte del cibo per alimentare i piccoli, la madre e gli adulti rimasti indietro perché vecchi o debilitati).
Questo loro forte spirito gregario è anche alla base della loro notevole efficienza nella caccia. I licaoni cacciano in gruppi compatti coordinati dal capo branco ed hanno una percentuale di successo compresa tra il 50% e l’85% (valori che fanno di questo animale uno dei più validi predatori esistenti). Le sue prede abituali sono le gazzelle di Grant (Nanger granti), le gazzelle di Thomson (Eudorcas thomsonii), gli impala (Aepyceros melampus) e i piccoli di gnu (genere Connochaetes), più raramente, vista la maggiore taglia, possono essere cacciati anche gli gnu adulti e le zebre.

Il branco non è stanziale, ma è itinerante, spostandosi con frequenza per cercare nuove aree di caccia (indipendentemente dalla quantità di prede trovate in una determinata zona). In base a recenti studi si è visto che il massimo tempo di permanenza in un luogo corrisponde con il periodo riproduttivo e si assesta sui 3 mesi (appena i giovani sono pronti a seguire gli adulti il branco si sposta nuovamente).
In media i cuccioli per parto sono 6-7, tuttavia, essendo spesso presenti più femmine nella stessa tana, è difficile determinare con esattezza i cuccioli appartenenti alla stessa madre (si sono osservate cucciolate anche di 13-15 piccoli).

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La pelliccia del licaone ha notevoli variazioni di colore, da qui il nome latino Lycaon pictus (licaone dipinto), la sua lunghezza è compresa tra i 75 e i 110 cm e la durata media della vita di un esemplare in libertà è di 11 anni. La parte terminale della coda è di colore bianco, si presume che tale particolarità sia fondamentale per mantenere un agevole contatto visivo tra i componenti del branco, soprattutto nella boscaglia e durante le ore notturne.
La corporatura è simile a quella della iena, proprio per questo è chiamato dai tedeschi anche “hyänenhund”, ossia “cane-iena”.


Nella mitologia greca Licaone era il sovrano dell’Arcadia (regione dell’antica Grecia, corrispondente al Peloponneso centrale, con capitale Tripoli), ritenuto un uomo empio.
Zeus, volendo accertare l’effettiva empietà di Licaone, chiese, camuffatosi da contadino, ospitalità al sovrano. Il re, sospettando che l’ospite fosse il padre degli dei, decise, per appurarsene, di servire al banchetto in suo onore le carni del nipote Arcade. Zeus inorridito dallo scellerato gesto fulminò l’empio re i suoi 49 figli, ad eccezione di Nittimo, salvato dalla dea primordiale Gaia, che successe al trono del padre.

In una versione più recente del mito, risalente al periodo romano (narrata da Publio Ovidio Nasone nelle Metamorfosi), la punizione per l’empietà di Licaone non fu la morte, ma la trasformazione in “feroce lupo”, destinato a cibarsi di carne umana (da qui la probabile origine delle leggende sui licantropi o lupi mannari).


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Una caratteristica del licaone è anche il suo pungente e forte odore, avente un ruolo di primo piano nella comunicazione tra i membri del branco (come tutti i canidi, il licaone ha il senso dell’olfatto molto sviluppato).

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