Il merlo comune

Il merlo comune

Articolo di Gabriele La Malfa

Probabilmente pochi sanno che in origine il merlo era un uccello completamente bianco, tuttavia il 29 gennaio di un anno particolarmente freddo si rifugiò all’interno di un camino per riscaldarsi. Ne uscì dopo tre giorni scampato dalla morsa del gelo, ma col piumaggio diventato totalmente nero a causa della fuliggine. Da quel giorno il merlo cambiò livrea e i freddi giorni del 29-30-31 gennaio vennero chiamati, in riferimento a tale accadimento, i “giorni della merla”.

Il merlo comune (Turdus merula) è un uccello appartenente all’ordine dei passeriformi e alla famiglia dei turdidi e, logicamente, la storia popolare sopra riassunta è priva di qualsiasi fondamento scientifico. Ad ogni modo mette in evidenza una caratteristica di questo animale, ossia quella di essere uno tra gli uccelli dove sono più frequenti i fenomeni di leucismo (particolarità genetica che conferisce al piumaggio, normalmente di colore scuro, una livrea parzialmente o totalmente bianca).

Il merlo comune, dopo il passero domestico, è il passeriforme maggiormente diffuso in Europa, ad esclusione della Scandinavia settentrionale è presente su tutto il territorio europeo. Durante i mesi invernali migra dai paesi più freddi a quelli più caldi, mentre nelle aree temperate, come l’Italia, è presente tutto l’anno.
Oltre che in Europa lo si può trovare anche in alcune aree dell’Asia occidentale, in Africa nord-occidentale, nelle Canarie e nelle Azzorre.

Sebbene il bosco rappresenti il suo l’habitat naturale, ormai, sempre più spesso, lo si osserva in prossimità delle aree antropizzate, che per lui significano minore presenza di predatori e maggiore disponibilità di cibo. Probabilmente è uno tra gli animali selvatici meglio adattati alla convivenza con l’uomo.

Il merlo maschio è facilmente distinguibile dalla femmina, non tanto per le dimensioni, solo di poco superiori (24-25 cm di lunghezza il maschio, 20-22 cm la femmina), ma per la livrea del piumaggio, nero lucido nel maschio, bruno opaco nella femmina, e per il colore del becco, giallo acceso nel maschio, marrone con qualche sfumatura arancione nella femmina.
Gli esemplari giovani hanno colorazioni simili alle femmine adulte, fatto che li rende meno evidenti e, quindi, più facilmente mimetizzabili con l’ambiente circostante.

In genere i merli vivono in coppie isolate anche se tendono a radunarsi in stormi durante il periodo migratorio (tipico negli esemplari che si trovano nel nord d’Europa). Durante la stagione riproduttiva, che va dalla fine della primavera fino a tutta l’estate, possono susseguirsi fino a tre covate, ognuna formata da una media di 3-5 uova.

I nidi vengono costruiti dalla femmina, sui rami degli alberi, tra i cespugli o in buche nel terreno (in relazione alle caratteristiche del territorio). La cova dura 14-15 giorni e le cure parentali sono di competenza della femmina, sebbene, alcune volte, anche il maschio da un contributo.

Essendo un animale onnivoro, la sua dieta e piuttosto varia. In natura si nutre principalmente di frutta, bacche, piccoli insetti e lombrichi.
In libertà i merli difficilmente superano i 3-4 anni di vita, diversamente in cattività si ha testimonianza di esemplare che sono arrivati addirittura ai 20 anni di età!

Turdus_merula_maschio

I merli sono dotati di un canto molto variegato e di notevoli doti imitative, infatti hanno la capacità di imparare con facilità qualsiasi melodia, per poi ripeterla di continuo.

Turdus_merula_bianco

Nella foto un merlo leucistico. Rispetto agli esemplari albini la livrea bianca non è totale e gli occhi non sono rossi, ma scuri. Il fenomeno del leucismo si verifica quasi esclusivamente nei maschi.

Turdus_merula_giovane

Nella foto un giovane merlo. Alcune volte può capitare di trovare questi piccoli a terra pensando che siano caduti dal nido e/o abbandonati. Tuttavia spesso non è così, alcune specie di uccelli, tra cui il Turdus merula, prevedono nel loro comportamento che i piccoli, ancora incapaci di volare, lascino il nido (sono le specie cosiddette nidifughe). In tal modo si previene l’eventualità che la nidiata venga predata tutta in una sola volta. I genitori continuano ad alimentare i piccoli a terra finche non diventano totalmente indipendenti.

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