Il monitoraggio ed il censimento della micoflora per conoscere lo stato di salute degli ecosistemi terrestri

Il monitoraggio ed il censimento della micoflora per conoscere lo stato di salute degli ecosistemi terrestri

di Carmine Siniscalco
Referente Nazionale per la Micotossicologia dell’Associazione Micologica Bresadola (AMB)

In questi ultimi quindici anni la conoscenza della biodiversità fungina è diventata di primaria importanza per comprendere l’alterazione o il degrado degli ecosistemi terrestri. Qualsiasi fonte di degrado degli habitat origina anche una progressiva e costante riduzione della flora macromicetica, in particolare delle specie simbionti.

Conoscere la distribuzione delle specie fungine presenti in un determinato habitat e i loro cambiamenti nel corso degli anni è un indispensabile strumento (indicatore) a bassissimo costo per procedere alla conservazione e salvaguardia della biodiversità.
La composizione di ciascuna comunità ecosistemica, sia essa naturale o di recente impianto eseguito con opere di ripristino e/o rinaturalizzazione, è soggetta ad equilibri molto delicati e il monitoraggio e la conoscenza delle specie micologiche che la costituiscono permette di indicarne lo stato di salute o di deperimento.

Molti studi hanno dimostrato che le radici assorbenti di piante debilitate spesso mostrano significative variazioni nella composizione delle comunità ectomicorriziche per cui in ogni habitat terrestre, la sistematica osservazione della comparsa degli sporofori permette di conoscere il vigore dei singoli ecosistemi. Spesso i sintomi di deperimento sono stati osservati con maggiore intensità in condizioni di prolungata carenza idrica o di salinità dell’acqua di falda suggerendo che tali fattori ambientali possono più di altri assumere un ruolo importante nel predisporre il deperimento dei genotipi vegetali meno resistenti.
In condizioni di permanenza delle perturbazioni che causano fenomeni di deperimento le piante perdono progressivamente l’abilità di selezionare i simbionti fungini più efficienti permettendone la sostituzione con altri più adatti alle mutate condizioni ambientali e contemporaneamente aprono le porte all’ingresso dei funghi patogeni (parassiti). Grazie alla normale presenza di funghi ectomicorrizici pionieri e aspecifici e a valenza parzialmente saprofitica; ad una primaria e rapida colonizzazione di giovani apparati radicali può seguire una loro graduale sostituzione da parte di ectomicorrize più specifiche e più adeguate sia alle mutevole esigenze della pianta, sia al modificato contesto pedologico che muta contemporaneamente e conseguentemente all’invecchiamento del consorzio vegetale.

La conoscenza di queste dinamiche e della diversità micologica ci consente di affermare che anche le specie vegetali pioniere degli ambienti più estremi possono fungere da utile riserva di ectomicorrize per le future piante cespugliose e arboree come avviene nei boschi di neoformazione.
Il continuo monitoraggio e censimento di tutte le specie fungine, oltre allo studio delle micorrize ecto ed endo trofiche, rappresenta per ciascun ecosistema una pratica fondamentale per la conoscenza del suo grado di naturalità.

Micoflora

In estrema sintesi si può riassumere il processo di valutazione dello stato di salute ecosistemico dicendo che ciascuna specie fungina censita viene assegnata ad uno dei seguenti gruppi trofici:
- simbionti micorriziche;
- saprofite di lettiera;
- saprofite umicole;
- saprofite lignicole;
- parassite fitopatogene.

Questo permette di poter esprimere, in base a criteri tabellari ormai consolidati scientificamente, un parere molto attendibile sullo stato di salute degli ecosistemi terrestri.
A prova di ciò si può affermare che una percentuale di specie micorriziche (rispetto al totale dei macromiceti) compresa tra il 40% e il 60% indica un buono stato di salute dell’ecosistema indagato; percentuali comprese tra il 20 e il 40% implicano una fase di disturbo acuto, mentre valori inferiori al 15-20% esprimono una fase di disturbo letale.

Valutando e confrontando i dati che emergono dai ripetuti monitoraggi, anche a valle di interventi di ripristino e rinaturalizzazione degli ecosistemi terrestri, è possibile desumere le cause dell’abbondanza o della scarsità di determinate entità fungine che fanno parte della lista delle specie guida degli ambienti terrestri secondo i sistemi europei di classificazione degli habitat consentendo ai tecnici ambientali di procedere agli interventi più idonei caso per caso.

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