a cura di Franco Floris

Il concetto alla base della “Decrescita Felice”, ovvero la rivoluzione culturale che non riconosce l’assimilazione della qualità alla quantità, che fa prevalere le valutazioni qualitative sulle misurazioni quantitative, è un concetto più che corretto. Tuttavia, malgrado ciò, rischia di intimorire ed impaurire le persone, questo perché è luogo comune dare al termine “decrescita” (poco importa che la si definisca “felice”) una connotazione negativa e sfavorevole.
Personalmente chiamerei quell’atteggiamento economico positivo, che vede prevalere la qualità sulla quantità (limitando gli inutili sprechi, che riducono la qualità della vita) “Crescita di Qualità”.
Produrre sempre più cibo, che poi viene buttato, sprecare grosse quantità di carburante nelle code del traffico, cambiare elettrodomestici senza un reale bisogno, sono alcuni esempi di eventi che, secondo l’economia classica (quella “quantitativa”), aumentano il “benessere”, poiché aumentano il Prodotto Interno Lordo (“PIL”), ma che nel concreto peggiorano la qualità della vita di ognuno di noi (il cosidetto “BIL”: Benessere Interno Lordo).

L’aberrazione del sistema: probabilmente uno dei “capisaldi” dell’economia classica, quella lineare (“produci, usa e getta”), che si contrappone all’economia del “riciclo” (quella circolare), è la cosiddetta “obsolescenza programmata” degli elettrodomestici e oggetti che usiamo quotidianamente. Logicamente nulla può durare all’infinito, premesso ciò va evidenziato come una cosa sia l’inevitabile consumo ed alterazione dei materiale, un’altra sia la strategia industriale volta a definire il ciclo vitale di un prodotto per limitarne la durata ad un periodo prefissato.
Due grandi studiosi contemporanei di economia, Giarini e Stahel, affermano: “il vero valore risiede in ciò che fanno le cose e nella loro durata, non nella loro produzione e commercializzazione”.

Altro punto fondamentale sono i “rifiuti”, un enorme problema che, potenzialmente, potrebbe trasformarsi in un enorme risorsa e ricchezza. Già con l’attuale tecnologia (utilizzata nel modo appropriato) potremmo utilizzare appena un decimo delle materie prime oggi richieste, il resto potrebbe essere ricavato dal riciclo dei rifiuti. Si noti, tra l’altro, che tutto questo, se correttamente applicato, non comporterebbe una diminuzione del tenore di vita, anzi al contrario, da qui la scelta della frase “Crescita di Qualità”.
Quindi, se vogliamo un sistema che possa risultare sostenibile nel medio e lungo termine, puntare sull’economia circolare è la via da percorrere. Ovviamente i Governi dovranno attivare serie politiche industriale e fiscali che vadano a promuovere e valorizzare l’economia della qualità, fatta da uomini consapevoli/coscienziosi e non da persone miopi ed incuranti del benessere comune.

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