La nostra campagna “Io faccio la mia parte” è un’assunzione di responsabilità personale. Noi siamo abituati a chiedere agli altri (al governo, al ministro, al sindaco ecc.) di risolvere i grandi problemi, è arrivato invece il momento che ognuno di noi cominci a fare direttamente qualcosa. Le “piccole azioni” possono fare la differenza, prese singolarmente appaiono poca cosa, ma insieme milioni di “piccole azioni” sono in grado di condizionare il modo di vivere e di agire anche a livello mondiale. Ad esempio ognuno di noi può decidere cosa comprare e dove comprare, influenzando di riflesso tutta l’economia. Noi possiamo fare molto, le nostre piccole azioni quotidiane, goccia dopo goccia, possono creare un’onda capace di superare qualsiasi ostacolo.

Oggi c’è più consapevolezza ambientale a livello del singolo ed è proprio su questa consapevolezza (presa di coscienza) che si fonda la nostra campagna “Io faccio la mia parte“. Una filosofia dove l’attuale modello economico e di vita, basato sulla quantità, viene sostituito da un modello basato sulla qualità.
Il riutilizzo del rifiuto è un fattore cruciale perché la nostra società non vada verso un inevitabile collasso. Come la natura ci insegna da milioni di anni, non deve esistere il rifiuto propriamente detto, tutto è una risorsa e può e deve essere riutilizzato. Senza paura di smentita, attualmente l’economia circolare rappresenta l’unico modello economico percorribile sul medio e lungo termine.

Ad esempio noi oggi ci preoccupiamo di dove e come smaltire le bottiglie o le buste di plastica. Spesso per “limitare” il problema cerchiamo di produrre versioni “meno inquinanti” delle stesse, tuttavia la vera soluzione sarebbe affrontare la questione a monte, avvalendosi delle bottiglie di vetro e delle buste di tela riutilizzabili.
Noi produciamo troppi rifiuti, questo si traduce in affari da trilioni di euro, affari che talvolta alimentano un sistema poco “trasparente”. Senza dubbio gli interessi in gioco sono enormi, ma noi, facendo la nostra parte, possiamo limitare lo spreco e la produzione del rifiuto.

A tal riguardo recentemente ho fatto una “proposta provocatoria” ad un grosso marchio di distribuzione alimentare: mettere accanto alle cataste di bottiglie d’acqua di plastica, presenti in grande quantità in tutti i super e iper mercati, una casetta dell’acqua (con relativi filtri e sistemi di depurazione) e un distributore di bottiglie vuote di vetro da comprare una sola volta e riutilizzare. Il cliente, che ovviamente resterebbe libero di scegliere, avrebbe un vantaggio economico e, soprattutto, sarebbe cosciente di fare “la propria parte” con un comportamento più eco-compatibile

Sarebbe molto interessante fare una prova reale, verificare/valutare i comportamenti delle persone e, alla fine, tirare le somme pubblicando i risultati. Auspico che qualche grande azienda voglia raccogliere la sfida, dimostrando di voler concretamente passare dalle parole ai fatti.

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