Articolo di Gabriele La Malfa

Probabilmente, se si pone il titolo dell’articolo come domanda, a molti verrà spontaneo rispondere con “chihuahua”. Di sicuro questo canide, soprattutto nella variante “toy”, ha dimensioni ridottissime, ma va ricordato che è una razza canina e non una specie a se stante. Di fatto appartiene a una delle tante e variegate razze in cui si suddivide la sottospecie del “Canis lupus familiaris”, derivante a sua volta dalla specie madre del “Canis lupus”, ossia del lupo.

Premesso quanto sopra, la palma d’oro per il canide più piccolo al mondo spetta, senza alcun dubbio, al fennec (Vulpes zerda), conosciuto anche come “volpe del deserto”.
Questo piccolo e grazioso canide pesa solo 1-1,5 kg, ha un’altezza media al garrese di circa 30 cm ed è lungo appena 45 cm, di cui circa 25 cm sono di coda.

La peculiarità del fennec, che subito salta all’occhio, sono le enormi e vistose orecchie (circa 15 cm di lunghezza); la loro funzione primaria è quella di disperdere il calore in eccesso (ampia superficie di scambio e fitta vascolarizzazione).  Fattore fondamentale visto il suo habitat, le zone desertiche (coste escluse) dell’Africa settentrionale e dell’Arabia Saudita.

Altri chiari adattamento alla vita nello zone desertiche sono:
• la folta e soffice pelliccia, che lo isola dal caldo esterno durante il giorno e, viceversa, previene l’eccessiva dispersione di calore corporeo durante la notte;
• una folta pelliccia sotto la pianta delle zampe, per isolarle dalla “rovente” sabbia del deserto;
• la capacità di ricavare l’acqua necessaria al proprio sostentamento direttamente dall’alimentazione, senza il bisogno di dover bere.

Il fennec, complice l’adattamento all’ambiente in cui vive, è un animale prevalentemente notturno, durante il giorno sta al sicuro nelle propria tana e di notte esce per cacciare. Le sue prede abituali sono piccoli roditori, insetti, rettili, piccoli uccelli e uova. Occasionalmente, per integrare una maggior quantità d’acqua, si può nutrire anche di bacche e foglie.
La sua tana è ricavata nelle dune di sabbia stabili e i cunicoli che la compongono possono coprire una superficie complessiva di 120 mq. Abitualmente vive in piccoli branchi non superiori ai 10-12 individui.

Il fennec partorisce una volta all’anno, da 2 a 5 cuccioli. La stagione degli accoppiamenti è all’inizio dell’anno, tra Gennaio e Febbraio (salvo rare eccezioni, le coppie che si formano durano per tutta la vita). Essendo la gestazione di circa 50-52 giorni, i piccoli vengono dati alla luce tra Marzo e Aprile. I cuccioli sono svezzati in un mese e mezzo o poco più e la maturità sessuale viene raggiunta intorno ai nove mesi.

Il termine “fennec” deriva dalla parola araba “fanak”, che significa “volpe”. Mentre il nome scientifico della specie (zerda) è una parola greca che significa “asciutto”, in riferimento al tipico habitat naturale dell’animale.
Alcuni studiosi ritengono che la volpe del deserto faccia parte di un genere a se, il Fennecus, e che ne costituisca l’unica specie conosciuta. Ad ogni modo la tassonomia ufficiale la inserisce nel più ampio e vario genere delle volpi (Vulpes).

fennek_vulpes_zerda

Il Fennec è un animale molto agile, si pensi che è in grado di effettuare salti di 60 cm in altezza e 1,2 metri in profondità. Questa agilità si dimostra d’aiuto sia per catturare le prede che per fuggire dai predatori. La Vulpes zerda viene predata da sciacalli, caracal (un felide di medie dimensioni) e iene, anche se il suoi principali predatori sono i gufi-aquila.
Le grandi orecchie, oltre a servire da “dissipatori di calore”, forniscono all’animale un fine udito.

cucciolo-di-fennec

Nella foto un cucciolo di 8-9 mesi.

I fennec sono le uniche “volpi” che si riescono ad addomesticabile (almeno parzialmente). Malgrado ciò in molti paesi possedere un fennec è illegale, in quanto la specie è soggetta a persecuzione e alla cattura dei cuccioli proprio per il commercio illegale degli “animali esotici” da compagnia. In cattività una volpe del deserto può vivere fino a 14-15 anni.

Articoli correlati

I venti del deserto portano ancora oggi con sé "nuvole" di miliardi di insaziabili locuste che distruggono ettari di raccolto in poco tempo; all'arrivo degli ortotteri, le coltivazioni subiscono violente devastazioni capaci di portare alla fame interi villaggi e comunità umane in tutto il mondo, dalla Penisola Arabica all’India, dalla Bolivia all’Argentina, dal Madagascar alla Russia.

COMMENTA

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.