a cura del Prof. Luigi Campanella

La primavera è per molti sinonimo di allergia. Pollini, graminacee, fieno, erba sono solo alcuni dei fattori che scatenano le cosiddette “allergie primaverili”, mettendo a dura prova tutti quelli che ne soffrono.

Questi fastidi si manifestano nel periodo che va da marzo a maggio/giugno perché è il momento in cui nell’aria c’è una maggiore concentrazione di pollini. Il polline è una sostanza che si trova intorno a noi sotto forma di polvere sottile e viene rilasciata dalle piante come parte del loro normale ciclo riproduttivo; al suo interno sono contenute proteine che scatenano una risposta da parte del sistema immunitario dei soggetti allergici a livello delle mucose su cui vengono in contatto (specialmente naso, occhi e gola), le quali si irritano, si gonfiano e si infiammano; ciò in quanto tali sostanze vengono riconosciute come minacce per l’organismo, il quale di conseguenza mette in moto strategie per difendersi e produce anticorpi. Dal contatto successivo vengono rilasciate delle sostanze chimiche, come l’istamina, che attivano le difese e scatenano quelle reazioni che poi non sono altro che i sintomi dell’allergia.

Le piante angiosperme monocotiledoni appartenente all’ordine Cyperales si possono trovare un po’ ovunque nella zona mediterranea, dai boschi alla spiaggia.
Per quanto fastidiose a livello allergico, le graminacee comprendono tanti cereali prodotti alla base dell’alimentazione umana. Tra le piante che possono causare allergia ci sono anche l’ontano, la betulla, il nocciolo. Per pollini “minori” vanno senza dubbio nominati quello del cipresso, considerato un polline emergente, e quello dell’ambrosia, fastidiosa soprattutto verso la fine dell’estate e che molti medici e ricercatori stanno studiando e analizzando.

E’ vero che sono stati fatti molti passi avanti con l’immunoterapia ed esistono in commercio tanti farmaci che permettono di alleviare i fastidi, ma ancora non si può parlare di rimedi definitivi.
Uno dei prodotti da tenere in considerazione è il ribes nero. Si tratta di un antinfiammatorio (ha infatti effetti simili al cortisone ma è privo di tossicità), antistaminico e analgesico. Agisce sulla corteccia delle ghiandole surrenali, stimolando la secrezione di sostanze ad azione antinfiammatoria.
Al ribes nero può essere associata la rosa canina, antinfiammatorio ma anche antiossidante. I frutti della rosa canina sono ricchi di vitamina C, in grado di contribuire al rafforzamento delle difese naturali dell’organismo.

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