Articolo di Gabriele La Malfa

L’Armadillidium vulgare, comunemente noto come porcellino di terra od onisco, è un piccolo crostaceo terrestre molto comune nelle zone costiere dell’Europa, in particolare nelle regioni mediterranee.
Esso appartiene al sottordine degli oniscidi (da qui il nome comune “onisco”), che rappresenta il gruppo di crostacei meglio adattato alla vita al di fuori dell’acqua (gli oniscidi, ad eccezione di alcune specie come la “Ligia oceanica”, sono tutti animali terrestri).

Il più evidente adeguamento alla vita sulla terra ferma è costituito dalla “conversione” delle branchie, presenti sui pleopodi (gli arti della regione addominale), in pseudotrachee, anche se l’Armadillidium vulgare (come in generale tutti gli oniscidi) necessità di un ambiente piuttosto umido per la sopravvivenza. Durante il giorno si ripara sotto le pietre o all’interno dei tronchi degli alberi, di notte, quando l’umidità ambientale è superiore, esce alla ricerca di cibo, costituito da materia organica vegetale e animale morta (detritivoria).

Il porcellino di terra è un animale gonocorico (a sessi separati) con riproduzione di tipo sessuale. Per garantire l’umidità necessaria allo sviluppo delle uova (risultato di un accoppiamento) la femmina le trasporta in una sacca sotto l’addome fino alla loro schiusa.
I piccoli di Armadillidium vulgare nascono già con le fattezze degli adulti, colore del tegumento e dimensioni a parte; le fasi larvali, tipiche di molti crostacei, si completano a livello embrionale.

Variando il proprio comportamento giornaliero può resistere a condizioni ambientali relativamente mutevoli. In ogni caso temperature inferiori a -2° C e superiori a 36° C non sono tollerate e determinano la morte dell’animale.
Durante il periodo invernale, per cercare di sopravvivere alle basse temperature, gli onischi cercano un rifugio protetto ed entrano in uno stato di quiescenza (sospensione temporanea e reversibile di molti processi metabolici).

Quando riposa o si sente in pericolo ritira in dentro le zampe e si piega su se stesso formando una “pseudo-sfera”, lasciando esposta solo la parte dorsale, più resistente e coriacea, e occultando, invece, quella ventrale più vulnerabile.

Come per tutti gli organismi dotati di esoscheletro, ogni volta che l’animale cresce troppo rispetto al suo tegumento esterno effettua una muta. Tuttavia, differentemente dalla maggior parte degli artropodi, la muta avviene in due fasi distinte (caratteristica comune a tutti gli oniscidi), la metà posteriore è sostituita per prima, la metà anteriore segue a distanza di due/tre giorni. In genere i resti del vecchio esoscheletro non vengono abbandonati, ma usati come cibo.

Armadillidium vulgare

L’Armadillidium vulgare è dotato di 7 paia di zampe uguali (ordine Isopodi) con le quali si muove agevolmente sul terreno. La lunghezza dell’animale (adulto) varia tra 1 e 2 cm.

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