Articolo di Gabriele La Malfa

Spesso i titoli degli articoli “esagerano”, ma non in questo caso, il veleno del ragno della ragnatela ad imbuto di Sydney (Atrax robustus) è altamente tossico e letale per l’uomo.
La buona notizia, si fa per dire, è che, a meno di abitare in un raggio di circa 150-160 km intorno alla città di Sydney (Australia), è praticamente impossibile imbattersi in un esemplare di questa specie.

L’Atrax robustus appartiene al sottordine dei migalomorfi, l’aspetto “robusto” e i cheliceri longitudinali rispetto al corpo ne sono chiara testimonianza. Proprio questi ultimi contribuiscono a renderlo inquietante (e a ragione). Molto sviluppati sono dotati i aculei veleniferi che estroflessi possono misurare anche 6-7 mm!
Rispetto ad altri migalomorfi le sue dimensioni sono contenute, anche se di fatto può essere considerato un ragno medio-grande. Come spesso avviene tra gli artropodi, le femmine hanno dimensioni maggiori rispetto ai maschi, il corpo, zampe escluse, misura in media 3,5 cm nei maschi e 5 cm nelle femmine. Il cefalotorace (entrambi i sessi) è ricoperto da un carapace lucido, di colore nero con riflessi violacei e senza peli. I seritteri (le ghiandole filatrici) sono piuttosto lunghi e ben visibili nella parte terminale dell’addome.

Il nome comune di “ragno della ragnatela ad imbuto” (funnelweb spider) è conseguenza della particolare forma della ragnatela che tesse. Le sue tane, ricavate solitamente in tronchi cavi o negli anfratti tra le rocce, sono facilmente riconoscibili perché, appunto, a forma di imbuto. Inoltre, essendo sempre dotate di due entrate separate, hanno una forma a “T” o a “Y”.
L’Atrax robustus non sembra “intimorito” più di tanto dalla presenza dell’uomo e, soprattutto nella stagione calda/umida (corrispondente col periodo degli accoppiamenti), non disdegna di frequentare le zone antropizzate, entrando anche nelle abitazioni e nascondendosi negli anfratti dei mobili, nei vestiti e nelle scarpe (soprattutto se vicini al pavimento, non essendo un buon arrampicatore difficilmente si rifugia in vestiti appesi o posati su mensole alte).
L’Atrax robustus è particolarmente attratto dall’acqua e non è raro trovarlo ai bordi di piscine delle zone periferiche di Sydney. Nel caso cada in acqua, differentemente da altri artropodi terrestri, può resistere anche diverse ore, infatti la peluria che ricopre gran parte dell’addome trattiene piccole sacche d’aria, che gli forniscono una certa riserva d’ossigeno. Tale peculiarità è importante da tenere a mente, soprattutto se si cerca di tirarne fuori uno dalla piscina senza le dovute precauzioni.

Se si sente minacciato il suo comportamento è molto aggressivo, quando si alza sulle zampe anteriori, mettendo in mostra i lunghi cheliceri, è in posizione di “pre-attacco”, in questo caso è meglio stargli a distanza di sicurezza.
Le prede naturali dell’Atrax robustus sono insetti, altri aracnidi, lumache, piccole rane e lucertole. Ovviamente il suo veleno è più che sufficiente ad uccidere tali prede, ma, ironia della sorte, l’efficacia massima si ha sui primati, uomo compreso.

Probabilmente per un’infausta casualità evolutiva uno dei componenti del veleno, la robustossina, è una neurotossina che nei primati (molto meno negli altri mammiferi) rallenta drasticamente l’inattivazione del canale del sodio a livello di membrana cellulare, causando dei gravi e a volte letali scompensi organici.
Il morso del ragno è molto doloroso, anche in virtù dei grandi aculei che penetrano in profondità la pelle e del fatto che spesso tende ad infierire più volte, i sintomi cominciano a presentarsi già dopo appena 15 minuti dalla morsicatura.
Se non si interviene con l’antidoto il rischio di morte è piuttosto alto (edema polmonare, fatale ipotensione dell’apparato cardiovascolare, insufficienza renale e danni celebrali).
Dal 1927 al 1981 (anno di produzione dell’antidoto) i casi accertati di morte per il morso dell’Atrax robustus sono stati 13, probabilmente i casi reali, ma non documentati, sono stati di più.
Fortunatamente dal 1981 nessuna persona è più deceduta a causa del suo veleno. Tutti i pronto intervento di Sydney e delle zone limitrofe hanno abbondanti scorte di antidoto, che garantisco una rapida somministrazione in caso di morsicatura.

L’antidoto è ricavato dal veleno stesso. Dopo averlo estratto dal ragno (e dopo aver subito dei trattamenti preliminari) viene iniettato nei conigli, che reagiscono producendo gli anticorpi. Gli anticorpi vengono prelevati dai conigli sotto forma di siero, in seguito il siero viene sottoposto ad un’elaborazione per creare l’antiveleno vero e proprio.
I conigli, così come molti altri mammiferi non primati, sono piuttosto resistenti all’azione tossica del veleno e non subiscono danni permanenti dalla procedura (per uccidere un coniglio servirebbe una dose di veleno 100 volte superiore a quella necessaria per l’uomo).

Atrax robustus

Nella foto un Atrax robustus in posizione di attacco. Sebbene i maschi siano più piccoli rispetto alle femmine, il loro veleno è fino a 5 volte più letale a parità di concentrazione.
Questo ragno ha il controllo delle proprie ghiandole velenifere, ossia può regolare la quantità di veleno inoculato. Dunque, nella sventura di essere stati morsi, si può avere la fortuna di non aver ricevuto una piena somministrato di veleno, d’altronde l’uomo non è realisticamente una sua preda, quindi l’Atrax robustus ha poco interesse a “sprecare” troppo veleno.

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