Articolo di Gabriele La Malfa

Riccio femmina è il nome comune con cui si identifica la specie Paracentrotus lividus (un riccio di mare della famiglia Parechinidae); tale nome deriva dall’erronea convinzione “popolare” di essere l’esemplare femmina di Arbacia lixula*, in realtà una specie a se stante.
Questo animale è molto diffuso nei bassi fondali rocciosi (in genere fino a 30 metri di profondità) di tutto il Mar Mediterraneo e dell’Oceano Atlantico orientale, dalla Scozia alle Canaria.

Nel Paracentrotus lividus trovano chiaro riscontro tutte le caratteristiche distintive degli echinoidei (comunemente chiamati “ricci di mare”). Gli echinoidei (Echinoidea) sono una classe di animali marini facenti parte del phylum degli echinodermi (Echinodermata), lo stesso phylum delle stelle marine e dei cetrioli di mare.

Il ciclo vitale del “riccio femmina”, come quello di tutti gli echinoidei, consta di uno stadio larvale planctonico e di uno stadio adulto bentonico.
La larva prende il nome di echinopluteo, possiede una simmetria bilaterale con sei piccole braccia che dipartono dal corpo, è lunga pochi millimetri ed ha una consistenza gelatinosa. In questo stadio, che dura poco più di un mese, l’animale viene trasportato dalle correnti marine.
Diversamente il riccio adulto, che si sviluppa dalla larva per gemmazione laterale, presenta una simmetria pentaraggiata ed ha una consistenza coriacea, dovuta all’endoscheletro di calcite formante una teca sferica protettiva.

L’endoscheletro possiede numerose spine con funzione protettiva sulla superficie esterna e appare diviso in dieci settori meridiani, cinque “ambulacrali” e cinque “inter-ambulacrali”, alternati tra loro.
I settori ambulacrali sono cosparsi di piccoli fori dai quali fuoriescono gli organi di movimento dell’animale, i pedicelli ambulacrali, i settori inter-ambulacrali sono più larghi e contengono, internamente, le gonadi (gli organi riproduttivi che generano i gameti).
I pedicelli ambulacrali sono delle piccole estroflessioni tubiformi dotate di una ventosa nella parte apicale. Essendo collegati al sistema vascolare acquifero dell’animale, funzionano grazie alla pressione idrostatica. Piegandosi ed irrigidendosi, aiutati dalle ventose che aderiscono al substrato, consentono un lento, ma efficace, movimento strisciante.

La superficie orale è rivolta verso il basso, la bocca è costituita da 5 elementi scheletrici mobili, ciascuno munito di un dente. L’apparato boccale, grazie ad appositi fasci muscolari, può essere completamente estroflesso.
Dalla parte opposta (superficie aborale) è presente l’ano circondato da dieci piastre, che risultano adiacenti ai corrispondenti settori meridiani dell’endoscheletro. Le piastre collegate ai settori inter-ambulacrali hanno un foro dal quale fuoriescono i gameti (piastre genitali).
La sua dieta alimentare è costituita da alghe, piccoli organismi invertebrati e spugne, inoltre è tra i pochi animali in grado di mangiare direttamente le foglie di posidonia oceanica.

Il Paracentrotus lividus è il riccio di mare usato comunemente a scopo alimentare, la parte commestibile dell’animale è costituita dalle uova o meglio dalle gonadi.
Proprio da ciò è nato l’equivoco del nome “riccio femmina”. Gli inesperti distinguono gli ipotetici due sessi in base al colore, bruno-viola per la femmina e nero per il maschio. In realtà, pur essendo vero che solo i ricci bruno-viola hanno le “gonadi commestibili”, la motivazione scientifica è perché i ricci neri sono un’altra specie (Arbacia lixula)* e non perché siano i maschi di P. lividus.

* L’Arbacia lixula è chiamata comunemente “riccio maschio” e, colore a parte, risulta esteriormente molto simile al Paracentrotus lividus.
Paracentrotus lividus

Il diametro medio del Paracentrotus lividus è di circa 7 cm (spine escluse). Come per tutti gli echinodermi, il sistema nervoso è policentrico, ovvero nessun sistema nervoso centrale, ma solo gangli uniti da nervi.

Paracentrotus lividus esoscheletro

L’endoscheletro calcareo è la parte più resistente e persistente dell’animale.

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