a cura di Gabriele La Malfa

Le terre dell’America del Sud sono carenti di fosforo, un elemento importantissimo per lo sviluppo della vegetazione, eppure in Brasile esiste la più vasta estensione di foresta pluviale del Pianeta, come può essere? Difficile da immaginare, ma questo elemento indispensabile (il fosforo), più altri fertilizzanti naturali, vengono forniti dal deserto del Sahara!

La rotazione terrestre, le correnti aeree, i venti, tutti concorrono a trasferire dal vasto deserto africano tonnellate e tonnellate di finissima sabbia, che rappresenta un concentrato di fertilizzanti naturali inorganici. Si pensi che mediamente ogni anno si muovono dall’Africa verso l’America del Sud 180/190 mila tonnellate di sabbia, di cui 24 mila raggiungono l’Amazzonia. Di seguito la foto della NASA evidenzia chiaramente il viaggio della “polvere africana” verso il nuovo continente.

La sabbia del Sahara attraversa l’Atlantico: a destra il profilo dell’Africa, a sinistra l’America del Sud (immagine elaborata).|CONCEPTUAL IMAGE LAB, NASA/GODDARD SPACE FLIGHT CENTER

Le altre 150.000 tonnellate circa di fertilizzante sahariano finiscono nell’oceano Atlantico dando così un forte incremento al fitoplancton e quindi all’assorbimento della CO2 e alla produzione di Ossigeno. A questo punto entrano in ballo le diatomee a cui va tutta la nostra “gratitudine” per l’ossigeno che ci forniscono.

LE DIATOMEE

Le diatomee sono micro-alghe eucariotiche unicellulari, diffuse in ambienti molto diversi: possono condurre vita planctonica, in mari ed acque dolci, oppure vita bentonica, su rocce/sedimenti o epifite (ossia che crescono su altre alghe o piante superiori, utilizzate come sostegno senza alcuna sottrazione di nutrimento). Sono microscopiche, generalmente delle dimensioni di pochi micron. Nelle acque marine costituiscono una delle componenti principali del fitoplancton.

Come la maggioranza delle piante assorbono anidride carbonica e producono ossigeno, un quarto dell’ossigeno prodotto giornalmente sul pianeta deriva da loro  (processo della fotosintesi clorofilliana). Contengono clorofilla A e clorofilla C; pigmenti accessori sono il β-carotene e le xantofille. Le diatomee hanno un ruolo chiave come produttori primari nella catena trofica degli ambienti marini.

Quando la diatomea muore, la parte inorganica (silicea) si conserva e si accumula formando la diatomite o farina fossile, oggi utilizzata in molti settori, per esempio nella costruzione di mattoni, nei pannelli solari, nelle lettiere dei gatti e nei circuiti elettronici.

Alcune diatomee viste al microscopio elettronico

La selva amazzonica

Tornando a parlare di questa vasta distesa di verde, che copre una superficie ampia quanto gli USA (escludendo l’Alaska), va sfatato un luogo comune: non è vero che la foresta amazzonica è il polmone del pianeta (almeno direttamente) e questo perché assorbe quasi tutto l’ossigeno che produce per compensare i vari processi di decomposizione del suo ecosistema. In compenso, però, grazie alla traspirazione delle piante produce tanta umidità che poi si condensa e grazie alla muraglia delle Ande si traduce in piogge abbondanti che danno vita al fiume più grande del pianeta, il Rio delle Amazzoni. Grazie a questo enorme corso d’acqua un’ingente quantità di “fertilizzante organico naturale” arriva all’oceano, contribuendo a “concimare” il fitoplancton.

Ad ogni modo questo non vuol dire che il ruolo della foresta amazzonica  sia “poco” determinante per la vita sulla Terra, infatti assorbe il calore solare più di ogni altra foresta del pianeta (si trova all’equatore ed è molto estesa). Ciò vuol dire che questo mondo verde contribuisce all’abbassamento della temperatura globale del Pianeta. Quindi, per concludere, questa e tutte le foreste del pianeta contribuiscono a mitigare il clima. Ne consegue che per il futuro della vita sul pianeta questi “polmoni verdi” vanno tutelati e ampliati.

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