a cura di Michele Baldasso e Luca Loperfido (Fonte: AlberoSano.it)

Nello studio delle condizioni di salute di un albero talvolta si rende necessario indagare i tessuti legnosi interni alla ricerca di eventuali cavità o difetti rilevanti che potrebbero alterare le condizioni di vita della pianta o comprometterne la stabilità. E’ fondamentale in questi casi procedere in maniera non invasiva: il Tomografo sonico ad impulsi risponde in pieno a tali requisiti.

Tale strumento si basa sulla misurazione della velocità delle onde sonore all’interno del tronco di un albero (o di un’altra parte di esso): il legno sano è un ottimo conduttore di suoni mentre il legno cariato o alterato ha un’elevata capacità di assorbirli, in altre parole la velocità di propagazione nel legno sano è molto più elevata che nelle parti malate. Ogni specie ha dei valori di propagazione tipici anche se numerosi sono i fattori che possono influenzare tale parametro: il faggio fa registrare, ad esempio, delle velocità di propagazione delle onde sonore pari a 1.670 m/s mentre la betulla fa registrare valori decisamente più bassi pari a 1.140 m/s.

In pratica una serie di sonde vengono posizionate sulla corteccia della pianta con l’ausilio di chiodi così da coprire tutta la circonferenza del tronco e quindi collegate tra loro e ad una unità che memorizza ed elabora i dati; tale unità è collegata poi ad un PC portatile. Ciascuna sonda viene sollecitata da un impulso meccanico tramite piccoli colpi ai chiodi con un martello mentre le altre sonde in funzione ricevente rilevano ciascuna dopo un tempo t un segnale sonoro proveniente dalla sonda trasmittente. In funzione della distanza che separa ciascuna sonda dalle altre, il computer calcola la velocità di propagazione del suono nelle diverse direzioni e ricostruisce così la superficie del tronco esaminata: tale ricostruzione è restituita sotto forma di un immagine a colori in cui i vari colori corrispondono a differenti velocità di propagazione delle onde.

tomografo grafico

Tomografo

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Qual'è la situazione attuale? Abbiamo ancora tempo per invertire la rotta? Come possiamo evitare di finire in un mare di plastica? Se filtrassimo tutte le acque salate del mondo, scopriremmo che ogni chilometro quadrato di esse contiene circa 46.000 micro particelle di plastica in sospensione! Numeri impressionanti di un fenomeno che non è circoscritto alle cinque "isole di plastica" in continuo accrescimento negli Oceani, ma tocca anche il nostro Mar Mediterraneo.

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