Articolo di Gabriele La Malfa

Nella mitologia greca Tritone era uno dei figli del dio del mare Poseidone, che, suonando un corno a forma di conchiglia, aveva la facoltà di calmare le tempeste e annunciare l’arrivo del padre. La metà superiore del corpo era umana mentre quella inferiore aveva fattezze di pesce. In biologia con Tritone si identifica un genere di anfibi urodeli (dotati di coda), che, logicamente, hanno ben poco da condividere con la controparte mitologica.

Il genere Triturus comprende 9 specie, di cui il tritone crestato italiano (Triturus carnifex) è quella endemica del nostro paese. Ad eccezione delle grandi isole (Sardegna e Sicilia) e del sud della Calabria è possibile trovarlo in tutta Italia, dal livello del mare fino ai 2000 metri di altezza. Inoltre è presente anche in Austria, fino a Vienna, e nel sud-ovest dei Balcani.

Tutti i tritoni adulti sono noti per avere un’alternanza di fasi terrestri e fasi acquatiche, che determinano, oltre ad ovvie differenze comportamentali, anche differenze morfologiche.
Generalmente in primavera i tritoni abbandonano la terra per andare ad occupare acque stagnanti o a debole corrente (in vista della stagione riproduttiva). In questa fase la loro pelle assume colorazioni più chiare e nei maschi appare il carattere sessuale secondario della cresta sulla coda, che in alcune specie (come il tritone crestato italiano) si prolunga anche sul dorso.
La fase acquatica dura circa quattro-cinque mesi (termina con la fine dell’estate) dopo di che i tritoni tornano sulla terra ferma. Ad ogni modo, come tutti gli anfibi, essi hanno la pelle liscia e senza alcun rivestimento (incapace di limitare la disidratazione), pertanto devono stare sempre in zone con alti livelli di umidità (es. il sottobosco con terreno coperto da humus, muschio e foglie cadute).

Ogni femmina depone circa 250 uova per stagione, anche se circa il 50% muore durante lo sviluppo embrionale (a causa di una mutazione legata ad un gene recessivo). Alla schiusa le larve sono totalmente prive di arti e traslucide ed hanno branchie esterne ramificate (caratteristica comune a tutti gli anfibi urodeli); la metamorfosi viene completata dopo 3 mesi dalla schiusa.

La sua alimentazione è composta principalmente da piccoli insetti, lombrichi, molluschi e aracnidi. Nella fase acquatica c’è una predilezione per le uova/larve d’insetto e di altri anfibi. Le larve, dopo il riassorbimento del sacco vitellino, si cibano di micro-crostacei ed elementi del plancton.

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Nella foto un esemplare di tritone crestato italiano durante la fase terrestre. In questa fase la cresta caudale e dorsale è totalmente assente, al suo posto c’è una vistosa linea gialla. Le femmine hanno dimensioni leggermente maggiori rispetto ai maschi, 12-18 cm contro 10-15 cm di lunghezza.
I Tritoni sono maggiormente attivi durante le ore notturne, quando l’umidità è superiore. Nei mesi invernali vanno in letargo, scegliendo zone con buona umidità e rimanendo in stato di inattività sotto tronchi o sassi.

I Tritoni (e, più in generale, tutti gli anfibi appartenenti all’ordine degli urodeli) hanno capacità rigenerative della coda e degli arti dopo mutilazioni/amputazioni, che non hanno eguali in nessun altro ordine di vertebrati.

Triturus_carnifex

Nella foto un esemplare maschio di tritone crestato italiano nella fase acquatica; grazie alla lunga coda crestata gli spostamenti in acqua sono piuttosto rapidi. La cresta dorsale è dentellata, mentre quella caudale è continua. Nello stadio adulto l’animale respira sempre l’ossigeno atmosferico (come, peraltro, gran parte degli anfibi), quindi deve periodicamente andare in superfice per fare “carichi d’aria”.

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