Alcuni giorni fa abbiamo trattato del gigantismo degli artropodi presenti sul nostro pianeta dai 400 ai 200 milioni di anni fa. Nello stesso periodo, o meglio, verso la fine dello stesso periodo (da 250 milioni di anni fa) vivevano incontrastati i dinosauri. Questo fino a quando un gigantesco meteorite, circa 65 milioni di anni fa, cancellò buona parte della vita sulla Terra.

Ci fu qualche sopravvissuto? Ovviamente si, soprattutto chi riuscì ad adattarsi alle avverse condizioni (tra cui i primi piccoli mammiferi, dai quali discendiamo noi).
Tra i rettili e i sauri sopravvisse alla catastrofe globale qualche “coccodrillo”, qualche “testuggine marina” e qualche “piccolo dinosauro” che, nella fase evolutiva, ha poi dato origine alla classe degli uccelli. Tuttavia ci sono delle eccezioni, infatti in alcune isole della Nuova Zelanda si trova un autentico rappresentante dei rettili precedenti al grande impatto meteorico: il Tuatara (Sphenodon punctatus – ordine dei Rincocefali), chiamano comunemente sfenodonte (parola di origine Maori).

I tuatara maschi possono essere lunghi fino a 60 cm e arrivare a pesare oltre 1 Kg, mentre le femmine, sono lunghe circa 50 cm e pesano mediamente la metà. Qualcuno le confonde con grosse lucertole, ma non hanno nulla in comune con queste, se non la somiglianza nell’aspetto esteriore.
I tuatara posseggono il “terzo occhio“, ovvero un complesso organo posto sulla sommità del capo (che nelle prime fasi di vita del rettile è ricoperto di squame). Quest’organo è presente anche in molti sauri, ma mentre in quest’ultimi serve per “controllare” la temperatura corporea, nel tuatara serve per captare la luce di notte (una sorta di “sensore fotosensibile”). I tuatara sono animali notturni e solitari (abitano in tane che accolgono un solo esemplare), sono particolarmente attivi tra i 17 °C e i 20 °C (temperature piuttosto basse in raffronto a quelle operative di altri rettili). La loro attività è inoltre regolata dagli agenti atmosferici (ad esempio sono particolarmente attivi durante le giornate piovose dopo una lunga siccità). Il tuatara trascorre le ore del giorno nelle cavità delle rocce, che spesso divide con una procellaria. Poiché lo spazio è poco, i due animali hanno imparato a condividerlo in “simbiosi”: la procellaria costruisce il nido e il tuatara, formidabile divoratore di insetti, provvede a tenerlo pulito. Così i due animali, pur molto diversi, riescono a convivere in armonia.

Solitamente all’inizio dell’inverno il tuatara va in ibernazione, per risvegliarsi all’inizio di giugno.
Nella stagione riproduttiva i maschi delimitano il proprio territorio e si mettono in mostra per attirare le potenziali compagne. Quando due maschi rivali si incontrano, possono fronteggiarsi con rituali e lotte. Inizialmente i tuatara si allineano fianco a fianco spalancando lentamente la bocca e richiudendola con uno scatto. Se ciò non sortisce effetto, inizia la vera e propria lotta con morsi e trascinamenti.
L’accoppiamento ha luogo tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno australe (da gennaio a marzo). La femmina depone da 2 a 15 uova in una tana costruita precedentemente. Queste uova, lunghe circa 3 cm e rivestite di un guscio simile visivamente alla pergamena, schiudono solo dopo 13-15 mesi. Le uova non contengono albume e il tuorlo riempie tutto il guscio. Così come in molti rettili, i piccoli tuatara hanno sul muso una protuberanza (detta “dente da uovo”) che li aiuta a fendere l’involucro dell’uovo al momento della schiusa. I piccoli appena nati misurano da 15 a 17 centimetri di lunghezza.

Il sesso dei nascituri dipende dalla temperatura dell’incubazione: le uova più calde tenderanno a far schiudere tuatara maschi, quelle più fredde tuatara femmine. Le uova incubate a 21 °C hanno una probabilità del 50% di essere sia maschio che femmina, ma già a 22 °C, si ha l’80% delle probabilità che il cucciolo sia maschio. A 20 °C, c’è l’80% di probabilità che i cuccioli siano femmine; a 18 °C tutti i cuccioli saranno femmine.

I tuatara sono tra gli animali più longevi, soprattutto in rapporto alla grandezza, i maschi infatti possono vivere per più di 100 anni.

tuatara

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