Il tursiope

Il tursiope

Articolo di Gabriele La Malfa

Tra tutti i delfinidi il tursiope (Tursiops truncatus) è quello che più facilmente si può avvistare nel Mar Mediterraneo. Ad ogni modo la sua diffusione non si limita al solo bacino Mediterraneo, ma, in pratica, lo si trova in tutti i mari e oceani del mondo, eccezion fatta per le zone artiche e antartiche.

Il tursiope è un cetaceo odontoceto (ordine Cetacea, sottordine Odontoceti), ossia dotato di veri denti; questo sottordine comprende tutti i delfini, le orche e i capodogli. L’altro grande sottordine di cetacei è quello dei misticeti (le balenottere, dalla megattera alle balene vere e proprie), animali dotati di fanoni in luogo dei denti: lamine presenti nella bocca che fungono da filtro per espellere l’acqua e trattenere il krill (piccoli crostacei zooplanctonici che servono da nutrimento primario per balene, mante, squali balena e pesce azzurro).
Infine va ricordato che tutti i cetacei sono mammiferi acquatici euteri (placentati) respiranti ossigeno atmosferico.

Il tursiope è il delfino che meglio tollera la cattività, non a caso è il più studiato e comune nei delfinari. Il famoso delfino della serie televisiva “Flipper” era proprio un tursiope.
Esistono due tipi di popolazioni, i tursiopi pelagici e i tursiopi costieri, le maggiori differenze si riscontrano nella corporatura, più grande e robusta in quelli pelagici, e nella composizione dell’emoglobina del sangue, più efficiente nel trasporto dell’ossigeno nei pelagici (essi tendono a compiere immersioni più profonde e prolungate rispetto agli esemplari costieri).

Il loro corpo fusiforme idrodinamico, piuttosto simile a quello dei pesci, non è la conseguenza di una diretta “parentela filogenetica” con questi ultimi, piuttosto è il risultato di una convergenza evolutiva (fenomeno per cui specie diverse che vivono nello stesso tipo di ambiente, si evolvono sviluppando adattamenti e forme simili, sulla spinta delle stesse pressioni ambientali e per selezione naturale).
Un esemplare adulto di tursiope ha una lunghezza che può andare dai 2,5 ai 4 metri ed un peso che può superare i 600 kg. La pinna caudale è orizzontale bilobata e fornisce la spinta motrice, la pinna dorsale è triangolare ricurva e serve da stabilizzatrice, le due pinne pettorali, in posizione piuttosto avanzata, fungono da timoni direzionali. La pinna caudale e quella dorsale sono formate da tessuto connettivo (al loro interno non sono presenti né ossa né muscoli), diversamente le pinne pettorali hanno tessuto muscolare e osseo omologo a quello dei mammiferi terrestri (da cui i cetacei si sono evoluti a partire da circa 50 milioni di anni fa).
Nella parte superiore del capo è presente un melone pronunciato, una massa di tessuto adiposo usato per amplificare le onde sonore preposte all’ecolocalizzazione. La mascella e la mandibola formano un rostro corto e tozzo che, unitamente al melone, danno un aspetto simile al collo di una bottiglia al muso dell’animale (da qui il nome comune inglese di “bottlenose dolphin”, delfino dal naso a bottiglia).
Nella parte apicale del capo è presente lo sfiatatoio (il naso), attraverso cui l’animale respira l’ossigeno atmosferico, la sua apertura e chiusura sono correlate ad una muscolatura volontaria, pertanto la respirazione nei tursiopi (e in generale in tutti i cetacei) è un atto volontario e non involontario/automatico come nei mammiferi terrestri.

Il nutrimento principale dei tursiopi è composto da pesci e cefalopodi, i piccoli denti conici (50-55 per ogni mascella, tutti uguali tra loro) non servono a masticare la preda, ma solo ad afferrarla, infatti essa viene ingoiata intera facendola scivolare con la lingua. Per soddisfare il fabbisogno idrico non bevono direttamente l’acqua marina, ma si dissetano usando i liquidi presenti nelle loro prede.

Il senso più sviluppato nei tursiopi (come nella maggior parte dei cetacei) è l’udito, fondamentale sia per la comunicazione che per l’ecolocalizzazione.
Essi sono in grado di emettere suoni a frequenze differenti: i click, suoni ad alta frequenza usati per l’ecolocalizzazione, i fischi (Whistles) e gli scricchiolii (Barks), entrambi usati per la comunicazione. Ogni tursiope ha un fischio (Whistle) caratteristico e distintivo, una sorta di “firma sonora” che lo fa identificare subito tra i suoi simili.
Nonostante la capacità di produrre una vasta gamma di suoni, i tursiopi sono privi di corde vocale, pertanto i suoni a bassa frequenza sono generati mediante la laringe e sei sacche aeree posizione vicino allo sfiatatoio.
I tursiopi (come tutti i cetacei) sono privi di padiglioni auricolari, ciò non comporta alcuna effettiva carenza uditiva, in quanto il suono si propaga meglio in acqua, e nel contempo consente loro di avere una migliore idrodinamicità.

L’ecolocalizzazione permette a questi animali di riconoscere ostacoli e di ricercare cibo con estrema efficacia. Il funzionamento è del tutto simile a quello di un sonar, o per meglio dire, il funzionamento del sonar è del tutto simile all’ecolocalizzazione dei delfini/cetacei.
Quando le onde sonore prodotte dall’animale (i click) raggiungono un ostacolo o una preda, rimbalzano e tornano indietro, il tempo trascorso tra il momento dell’emissione del segnale acustico e quello in cui l’onda riflessa torna indietro, fornisce la distanza e la posizione dell’ostacolo/preda con estrema precisione.
I click sono generati da tre sacche aeree poste sulla testa dell’animale. L’aria, per la contrazione dei muscoli dello sfiatatoio, passa prima nella sacca superiore, poi in quella intermedia e infine in quella inferiore, il suono risultante viene infine amplificato dal melone. L’eco di ritorno è captato mediante la mascella inferiore, che trasferisce il suono fino all’orecchio interno.

Grazie alla presenza di un cristallino flessibile, il tursiope riesce a vedere bene sia in acqua che in aria, nonostante la differente densità dei due mezzi. Nella parte posteriore dell’occhio (dietro la retina) è presente il tapetum lucidum, che aiuta la visione in caso di scarsa illuminazione.
Gli occhi sono posti ai lati della testa, ciò gli impedisce di avere una vista binoculare (le aree di sovrapposizione, seppure presenti, sono solo marginali), tuttavia, potendo muovere gli occhi in modo indipendente tra loro, riesce ad avere una visuale molto ampia dell’ambiente circostante.

tursiope

Grazie alla forma idrodinamica, alla pelle liscia (priva di peli) e alla notevole forza muscolare il tursiope riesce a nuotare fino ad una velocità di 60-65 km/h.
La colorazione grigio scura sul dorso, che sfuma sui fianchi, fino a diventare bianca sul ventre, gli da la tipica livrea mimetica simile a quella di diversi pesci pelagici (anche in questo caso, ovviamente, si parla di convergenza evolutiva).
I tempi di immersione sono in genere di 3-4 minuti, sebbene possano arrivare a 7-8 minuti nel caso degli esemplari “pelagici”.
Le ossa dei cetacei (tursiopi compresi) sono spugnose ed in esse c’è una relativamente alta concentrazione di grassi, fattore che le rende piuttosto leggere, aiutando, così, il galleggiamento.
Il tursiope (come tutti i cetacei) non dorme mai, o meglio, non dorme mai completamente, ma riposa alternando gli emisferi celebrali in uso, così facendo può continuare a nuotare e respirare anche durante il “sonno” (si ricorda che i cetacei, a differenza dei mammiferi terrestri, sono respiratori volontari).

I tursiopi in genere vivono in branchi, quelli formati dalle femmine ed i piccoli e quelli formati dai maschi che costituiscono delle associazioni chiamate “alleanze”.
Si riproducono ogni 2 o 3 anni e le femmine danno alla luce un solo cucciolo per volta (la gestazione è di 12 mesi e il parto avviene nei mesi estivi), lo svezzamento completo del piccolo avviene in 15-18 mesi, tuttavia esso resta in contatto diretto con la madre per almeno 5-6 anni.
Nei tursiopi spesso si assiste al fenomeno del “babysitting”, mentre tutte le femmine del branco sono a caccia una sola di esse resta con i cuccioli e li accudisce.

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