Articolo di Gabriele La Malfa

Il veleno ofidico (dal greco “ofis”, serpente) è uno “strumento” di sopravvivenza fondamentale per molti serpenti, essi, infatti, spesso si nutrono di vertebrati più forti e attivi di loro, che non potrebbero essere sopraffatti con un’azione puramente meccanica. Di fatto il veleno paralizza le prede e neutralizza la loro resistenza.
Il veleno dei serpenti è a tutti gli effetti una forma di saliva altamente modificata. Esso viene prodotto da una ghiandola che corrisponde alla ghiandola parotide degli altri vertebrati.

Vari enzimi, proteine e zootossine sono alla base della composizione del veleno dei serpenti, l’azione tossica non viene data da una singola sostanza, ma da specifiche interazione tra esse. Sono note circa 20 neurotossine e, mediamente, ogni singola specie ne utilizza da 6 a 12 (con percentuali variabili) nel proprio veleno.

Il veleno dei serpenti viene inoculato attraverso i denti, quindi è facile intuire come la tipologia di veleno, seppure con le dovute eccezione, sia strettamente correlata al tipo di dentizione.
L’impianto dei denti di tutti i serpenti è “pleurodonte“, ovvero del tessuto fibroso elastico è interposto tra dente e osso, conferendo flessibilità ed elasticità alla dentatura (fondamentale per consentire alla preda di scivolare verso il fondo della bocca). Inoltre, come la maggior parte dei rettili, i serpenti sono “polifiodonti“, vale a dire con denti che si rimpiazzano periodicamente.

Premettendo che una certa azione neurotossica (con efficacia variabile) è presente nel veleno di tutti i serpenti, all’evidente scopo di limitare i movimenti della preda, sommariamente le tipologie di veleno ofidico, in base all’azione tossica prevalente, si possono dividere in 3 “macro-categorie”:
1) Neurotossico: inattiva/paralizza e a volte distrugge irreparabilmente le strutture e i tessuti del sistema nervoso.
2) Emotossico: distrugge i globuli rossi del sangue e impedisce la coagulazione, causando emorragie interne ed esterne.
3) Citotossico: sopprime le funzioni cellulari, causando la morte delle stesse con conseguente necrosi dei tessuti colpiti.

In base alla dentizione si possono identificare 4 categorie di serpenti:

1) Aglifi (dal greco “a” = senza e “gluphe” = incisione): serpenti con denti di un solo tipo e, in genere, senza ghiandole velenifere. La maggior parte degli ofidi appartenenti a questa categoria sono della famiglia dei boidi, la dentatura ha lo scopo di trattenere la preda mentre essa viene letteralmente stritolata dalle spire del serpente.

2) Opistoglifi (dal greco “opistos” = posteriore e “gluphe” = incisione): serpenti con denti più grandi nella parte posteriore della mascella superiore. Tali denti presentano un canale longitudinale associato alla ghiandola velenifera (tipico dei colubridi velenosi). Gli opistoglifi possiedono veleno prevalentemente emotossico e sono letali solo per piccoli vertebrati. Una delle poche eccezioni della categoria è rappresentata dal serpente africano “boomslang” (Dispholidus typus), che possiede un veleno letale anche per l’uomo.

Dispholidus typus

Il boomslang (Dispholidus typus) è un serpente africano (Africa subsahariana) appartenente alla famiglia dei colubridi, unico esponente vivente del genere “Dispholidus” e probabilmente anche l’unico colubride il cui morso può essere fatale per l’uomo.

3) Proteroglifi (dal greco “proteros” = anteriore e “gluphe” = incisione): serpenti con un paio di denti di dimensioni maggiori, posizionati anteriormente nella mascella superiore. Ad essi sono associate le ghiandole velenifere (tipico degli elapidi: cobra, mamba, taipan, serpente corallo, ecc.).
Il veleno dei serpenti di questa categoria è tra i più letali della categoria ed ha un’azione prevalentemente neurotossica (solitamente la preda muore per arresto respiratorio). I “canini” iniettori presentano posteriormente una profonda incisione in cui scorre il veleno.

4) Solenoglifi (dal greco “solenos” = canale e “gluphe” = incisione): serpenti con grandi “canini” tubolari nella parte anteriore della mascella superiore, che si estroflettono quando l’animale apre la bocca. Gli esponenti di questa categoria (famiglia dei viperidi: vipere e crotali) sono probabilmente tra i serpenti velenosi più specializzati. La bocca può essere aperta fino a 180° e i denti veleniferi sono molto lunghi, fattori che consentono di iniettate il veleno più efficacemente e più in profondità. La sua azione è prevalentemente citotossica ed emotossica (il deterioramento dei tessuti, tra l’altro, coadiuva la fase di digestione della preda).

Zanne_di_vipera

Nella foto un aspide (Vipera aspis) con in evidenza le zanne velenifere. Questo ofide è tipico dell’Europa occidentale, Italia compresa, ed è l’unico serpente velenoso, presente sul nostro territorio, a rappresentare un potenziale pericolo per l’uomo.

Il veleno prodotto dalla Vipera aspis ha una LD50 (dose letale in grado di uccidere metà di una popolazione campione di cavie) pari a 1 mg/kg di peso! Tale valore è simile a quello di molte specie di cobra, tuttavia, fortunatamente, la quantità secreta dalle ghiandole velenifere dell’animale è molto ridotta (massimo 15-20 mg). Per avere un’idea della sua reale pericolosità si consideri che in media ogni anno in Italia vengono morse dall’aspide circa 250 persone e solo un caso risulta mortale.

Il veleno di tutti i serpenti, essendo composto da polipeptidi (catene di numerosi amminoacidi uniti tra loro tramite legami peptidici), è tossico solo se assorbito o iniettato direttamente nel sistema circolatorio. Diversamente se ingerito per bocca viene rapidamente degradato dall’apparato digerente e non ha alcun effetto negativo sull’organismo.

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