fonte: RivistaNatura.com

Le chiamano case dell’ossigeno, ma altro non sono che ambienti attrezzati con bombole e mascherine. Per le popolazioni indonesiane del Kalimantan centrale rappresentano l’unica possibilità di salvezza. Perché quando la foresta brucia, il fumo denso rende impossibile respirare e stare all’aperto!

I più colpiti sono i bambini
A portare alla luce la realtà delle oxygen houses è il nuovo reportage di Greenpeace che mostra come il prezzo della distruzione degli ecosistemi non lo paghino solo la natura e le specie animali, ma anche – e forse soprattutto – le popolazioni locali.
Il fumo denso causato dagli incendi provocati per far spazio alle nuove colture causa forti problemi respiratori alle popolazioni che vivono a ridosso delle foreste. I più colpiti sono proprio i bambini, che rappresentano la percentuale maggiore di pazienti delle case dell’ossigeno.
«Le case dell’ossigeno sono edifici dove trovano assistenza le persone che soffrono di difficoltà respiratorie a causa della nube di cenere e fumo che si solleva dagli incendi – spiega il fotografo Jurnasyanto Sukarno, che ha realizzato l’inchiesta –. Ho assistito in prima persona a come le famiglie e le comunità, disperate, provino ad affrontare questi incendi e, cosa ancor più scioccante, ho visto come le persone vengono lasciate a sé stesse».

La foresta brucia per l’olio di palma
Gli incendi che anche quest’anno stanno divorando l’Indonesia sono i più seri divampati dal 2015; in questa zona la foresta viene mandata in fumo per far spazio alle più redditizie coltivazioni di olio di palma.
E, nonostante la gravità della situazione, il governo indonesiano non ha ancora revocato nessuna licenza o emesso alcuna sanzione nei confronti delle aziende legate alla produzione di olio di palma.

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Accademia Kronos come suo principio base è favorevole ad ogni iniziativa governativa capace di ridurre sia l’inquinamento ambientale che l’aumento del riscaldamento terrestre. Tuttavia va tenuto anche presente il profondo problema sociale in cui versa il nostro Paese. La mancanza di lavoro e la chiusura di aziende ed imprese che operano soprattutto nell’edilizia. Pertanto la questione deve essere affrontata con saggezza. Pur condividendo parte delle critiche all’Ecobonus mosse da alcuni amici ambientalisti, restiamo con una visione più realistica. Contestiamo, comunque, la solita posizione ideologica di chi pensa che gli ambientalisti siano i soliti figli del "Signor No".

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