Alcuni giorni fa l’Ispra ha reso noti i dati climatici dei primi 10 mesi e appare ormai chiaro come, con un incremento medio di 1,7 gradi Celsius rispetto al valore normale di riferimento 1961-’90, il 2018 si avvia a battere tutti i precedenti record!

Le statistiche climatiche si avviano a registrare il 2018 come l’anno più caldo degli ultimi due secoli in Italia. Lo riferisce l’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale del ministero dell’Ambiente, sulla base dei dati provvisori raccolti sino ad oggi e posti a confronto da un lato con la serie storica di dati controllati ed elaborati dalla stessa Ispra (dal 1961 in poi) e dall’altro con gli studi che ricostruiscono il clima in un passato più remoto. Cifre parziali, ma ormai non più modificabili da quanto potrebbe accadere negli ultimi due mesi dell’anno. Finora, la temperatura media in Italia nel 2018 è stata infatti sempre nettamente superiore al valore normale, ad eccezione dei mesi di febbraio e marzo. I mesi relativamente più caldi sono stati gennaio e aprile, con anomalie di oltre 2,5 gradi, mentre l’incremento medio annuale, rispetto al valore normale di riferimento 1961-1990, è stato di 1,77 gradi Celsius.

Nel quadro globale di mutamento climatico, sottolinea l’Ispra in una nota, “nel mese di ottobre l’Italia è stata teatro di una serie di eventi meteorologici estremi che hanno determinato gravi conseguenze per la popolazione, l’ambiente e il territorio del nostro paese“.

L’istituto cita quindi in particolare, il 19 ottobre, quando “una serie di eventi temporaleschi molto intensi ha colpito la Sicilia orientale, causando alluvioni e gravi danni alle abitazioni, alle strutture e al territorio di una vasta area, soprattutto in provincia di Catania” e gli ultimi giorni del mese, quando “un’ondata di maltempo più estesa e violenta ha investito tutta l’Italia da nord a sud”.

“L’elemento che ha creato maggiore impatto – sottolinea ancora l’Ispra – è stato dapprima il vento, che il 29 e 30 ottobre ha soffiato costantemente con forte intensità dai quadranti meridionali. Diverse stazioni meteorologiche della rete nazionale hanno registrato velocità del vento dell’ordine di 100 km/h con raffiche fino a circa 180 km/h in montagna (Monte Cimone) e tra 140 e 150 km/h sul mare (Capo Carbonara e Capo Mele). Localmente, le reti regionali hanno rilevato valori di velocità del vento anche superiori, con raffiche fino a più di 200 km/h. Le piogge sono cadute abbondantemente su quasi tutto il territorio nazionale, con tempi e intensità diverse nelle varie regioni. Le precipitazioni cumulate giornaliere più elevate sono state registrate nelle zone prealpine, con valori di oltre 400 mm in Friuli Venezia Giulia e di oltre 300 mm in Liguria, Veneto e Lombardia”.

Articoli correlati

L'IPCC (International Panel on Climate Change), il principale Organismo internazionale per le valutazioni sui cambiamenti climatici, afferma che abbiamo solo 12 anni per dimezzare le emissioni inquinanti che vanno azzerate entro il 2050, altrimenti non riusciremo a mantenere il riscaldamento globale entro +1,5°.

COMMENTA

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.