a cura del Prof. luigi Campanella

Nei mari galleggiano 270 mila tonnellate di plastica: invertire la rotta si può, e dipende da noi.
La tartaruga strozzata da un sacchetto, la balena con la pancia piena di immondizia, l’isola di rifiuti così grande che ha anche un nome – Great Pacific garbage patch – e galleggia nell’oceano portandosi dietro 87.000 tonnellate di rifiuti: giocattoli, bottiglie, reti da pesca, elettrodomestici, tracce di vita destinate a una deriva lunga 450 anni (anni che non abbiamo). In attesa che i governi trovino una via d’uscita con politiche mirate e condivise (l’ultima buona notizia è che l’Unione Europea ha appena messo al bando la plastica monouso entro il 2021), per fortuna qualcuno corre ai ripari.

Lo svizzero Yvan Bourgnon ed è uno dei velisti più celebri, abituato a imprese al limite dell’umano (come attraversare in solitaria l’Oceano Artico su un catamarano senza cabina). Nel 2016 ha fondato l’associazione The Sea cleaners, e ha costruito un catamarano lungo 70 metri che, navigando, raccoglie la plastica che incontra e può stoccarne fino a 250 tonnellate e 600 metri cubi.

E non è solo: sarà che ha passato l’adolescenza sulle spiagge di Honolulu, ma nessun presidente degli Stati Uniti ha fatto più di lui per gli oceani; parliamo di Barack Obama. Ha creato la prima riserva marina dell’Atlantico, ingrandito quelle del Pacifico e aumentato di 20 volte le acque protette lungo la costa. Ha contrastato la pesca illegale e sostenuto politiche mirate a ridurre l’impatto ambientale.

Altra paladina Anne De Corbuccia che gira il mondo con un teschio e una clessidra, e compone installazioni con quello che raccoglie (detriti, rifiuti, bottiglie di plastica) per lanciare un messaggio: “Il pianeta sta morendo e il tempo che abbiamo per salvarlo è quasi scaduto”.

Sabina Fluxà Thienemann, ceo di Iberostar Hotels & Resorts, ha deciso per i suoi hotel una svolta green chiamata Wave of change. Come? Eliminando dalle camere la plastica monouso (entro il 2019 in tutti i 120 hotel della catena), usando menù che sostengono la pesca responsabile e finanziando progetti di tutela della barriera corallina, delle mangrovie e della posidonia oceanica.

David Mayer De Rothschild nel 2010 ha attraversato il Pacifico con un catamarano, il Plastiki, costruito con 12.500 bottiglie di plastica (tra le 50 migliori invenzioni dell’anno secondo il Time). Ha navigato 125 giorni, da San Francisco a Sidney, per accendere i riflettori sul problema della plastica negli oceani. Il rampollo più giovane della dinastia dei banchieri Rothschild non ha abbandonato la battaglia. Ora lo fa con una linea di abbigliamento sostenibile, Lost Explorer. Il suo motto? “Fare società con la natura”.

Italiano esploratore, quarantenne, Alex Bellini è celebre per le sue imprese, come attraversare il Pacifico in solitaria su una barca a remi. La sua nuova avventura si chiama 10 rivers 1 ocean. “Navigherò i 10 fiumi più inquinati del pianeta e poi il Pacifico, su imbarcazioni che costruirò con i detriti raccolti lungo le rive”, dice. Un mese fa è partito per la prima spedizione: percorrere il Gange, da Varanasi a Calcutta.

Boyan Slat, il ragazzo che salverà gli oceani ha 24 anni ed è olandese. A 16 anni propone una ricerca scolastica sull’inquinamento da plastica e ipotizza un sistema passivo che sfrutti le correnti oceaniche per raccogliere i rifiuti.

E noi che facciamo?

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