Inquinamento indoor negli ospedali

Inquinamento indoor negli ospedali

a cura del Prof. Luigi Campanella

Un aspetto interessante e sempre più discusso dell’inquinamento riguarda l’ambiente indoor, che poi in termini statistici di ore trascorse supera l’outdoor (più o meno 15 a 9 ore per giorno). Ambienti indoor molto specifici per il tipo di inquinanti che lo affliggono e per la gravità dei danni prodotti, in quanto esercitati su comunità di cittadini più deboli, sono gli ospedali.

In un ospedale, inoltre, ci sono punte di preoccupazione e di attenzione verso alcuni locali per i quali le specificità di inquinanti e di gravità dei danni prodotti assumono connotati ancor più drammatici. Mi riferisco alle sale operatorie. L’uso di anestetici può comportare un potenziale inquinamento ambientale con conseguente esposizione sia dei lavoratori che dei malati. Va adottato, come criterio di prevenzione, il principio di massima cautela, affinché l’esposizione a prodotti chimici volatili pericolosi sia ridotta al minimo possibile (o eliminata) attraverso pratiche preventive e/o correttive. Le acquisizioni scientifiche hanno dimostrato che alcuni gas anestetici, come il protossido d’azoto (N2O), presentano tossicità maggiore dei liquidi volatili anestetici (sevoflurano, desflurano ecc.), pertanto sarebbe opportuno evitarne se possibile l’uso con la conseguenza di un aumento della presenza in atmosfera di residui di altri agenti anestetici, in particolare alogenati.

Riguardo all’esposizione ad anestetici alogenati, l’unica “raccomandazione ” riguarda un limite di 2 ppm quale valore “ceiling” per l’insieme degli anestetici alogenati. La stessa riporta inoltre le raccomandazioni del Niosh (National Institute for Occupational Safety and Health) statunitense (1976) in merito al valore di concentrazione di agenti anestetici clorurati che potrebbe essere considerato alla stregua di un’ottimizzazione dei requisiti di qualità..

È opportuno precisare che le indicazioni del Niosh – in riferimento alla raccomandazione sul valore limite indicato per “l’insieme degli anestetici alogenati” – sono da intendersi riferite a prodotti impiegati in passato, ovvero alotano (fluotano) ed enflurano (etrano), attualmente non più usati.
Tra gli anestetici inalatori più usati nella pratica clinica vi sono sevoflurano e desflurano per i quali, tuttavia, non è stato ancora delineato un completo profilo tossicologico e, di conseguenza, definiti i valori “limite di esposizione”. Poiché comunque nelle misure di prevenzione è opportuno adottare il principio per il quale l’esposizione professionale a prodotti chimici pericolosi sia mantenuta entro i livelli più bassi possibili, a fini cautelativi è opportuno, anche per quanto attiene ai liquidi volatili anestetici di nuova generazione (per esempio, sevoflurano e desflurano), contenerne i valori di concentrazione ambientale entro i livelli più bassi possibili.

sala operatoria

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