a cura di Filippo Mariani

Per la prima volta al mondo, un’équipe di scienziati del Chinese Academy of Science Institute of Neuroscience di Shanghai, coordinata da Qiang Sun, ha clonato con successo due macachi, con la cosiddetta tecnica del trasferimento nucleare di cellule somatiche. La stessa con cui venne clonata la pecora Dolly. Dopo anni di ricerche e tentativi, sono nati due macachi femmine, Zhong Zhong e Hua Hua (insieme, i due nomi formano la parola zhonghua, che significa «popolo cinese»). Le scimmie, che adesso hanno otto e sei settimane, sono geneticamente identiche pur senza essere gemelle naturali, e sono in buona salute. Il lavoro – appena pubblicato sulla rivista Cell – segna un importante traguardo nella ricerca biomedica, e indubbiamente scatenerà il dibattito sulla clonazione di un’altra specie di “primati”: gli umani.

Questa notizia mi consente di entrare nel merito di qualcosa che alcuni scienziati di oggi hanno paura a dire, poiché, come accadeva nel periodo della “santa inquisizione”, temono di finire (metaforicamente) messi al rogo. Tuttavia non si possono disconoscere che più di 4000 anni fa in Mesopotamia di creazione e clonazioni di esseri viventi “parlavano” diversi testi mitologici o letterali.

Ero un ammiratore e amico dell’archeologo Sabatino Moscati e su questo tema più volte ci eravamo confrontati, lui come scienziato era molto cauto nelle affermazioni, tuttavia mi diceva spesso che la storia dell’uomo andava completamente riscritta. Le ultime scoperte archeologiche come Gobleki Tepe, risalente al 9.600 a.C., di cui abbiamo già trattato, dimostrano che Sabatino Moscati aveva ragione. Ma ora andiamo per ordine, “leggendo” quanto scritto su moltissime tavolette sumere.

Sono pervenuti a noi, dopo anni di studi, interpretazioni e traduzioni, diversi poemi sumeri, tra questi i poemi di Enmerkar, di Lugalbanda e di Domuzi. Ma l’opera principale ormai conosciuta da tempo e quella di Gilgamesh, con i suoi 6 poemi. Tradotta completamente perché riportata secoli dopo dai Babilonesi è giunta fino a noi in uno stato di conservazione buono. L’Epopea di Gilgamesh, per molti sumeriologi, ha suggerito gli scrittori della Bibbia.

In molte di queste opere si parla di dei che hanno trasformato (circa 300/200 mila anni fa) con metodi che noi oggi potremmo chiamare di ingegneria genetica, gli ominidi che allora popolavano la Terra in fedeli servitori (schiavi) a disposizione delle esigenze delle divinità, come ad esempio scavare nelle miniere dell’Africa del Sud. Quindi noi saremmo stati “costruiti o migliorati geneticamente” da una civiltà antichissima che poi ha forgiato il popolo sumero.

Lo studioso Zecharia Sitchin, famoso sumeriologo, nei suoi testi afferma più volte che l’uomo come è oggi è frutto di un intervento genetico attuato addirittura tra i 300 e i 200 mila anni fa da parte di scienziati di un popolo misterioso conosciuto come Anunnaki (Elohim per gli Ebrei). Questo ci dicono le migliaia di tavolette di argilla scritte in caratteri cuneiformi rinvenute nei vari scavi mesopotamici, principalmente ad Uruk. Di seguito fornisco una sintesi dei loro contenuti:
< In un tempo lontano (noi supponiamo 300 o 250 mila anni fa) ad Enki, scienziato Anunnaku, venne l’idea di creare un “lavoratore” che potesse estrarre l’oro nelle miniere dell’Abzu (l’odierno Zimbabwe) al posto degli Anunnaki, stanchi e sfibrati dal duro lavoro. Un essere simile a loro, anzi ad “immagine e somiglianza”. Enki, dopo aver ottenuto il parere favorevole degli altri capi Anunnaki, convocò la sua sorellastra ed ufficiale medico Ninmah, detta anche NIN.TI (Signora della vita), alla quale diede il compito di aiutarlo nel “creare” il nuovo essere, partendo dagli ominidi (homo erectus) che già esistevano sulla Terra. Ninmah/Ninti iniziò il suo lavoro, nel laboratorio chiamato Bit Shimti (Casa in cui viene soffiato il vento della vita), qui l’essenza del sangue di un maschio Anunnaki veniva mescolato con l’ovulo di un ominide femmina. L’ovulo così fecondando veniva poi inserito nell’utero di una donna Anunnaki. Nel testo mesopotamico Atra Hasis e in altri testi, viene descritto un procedimento ben più complesso, costellato di tentativi e di errori, fino a quando Enki e Ninmah non ottennero il risultato desiderato. Quando nacque il primo “modello”, Ninmah, chiamata dai sumeri Mammi (da cui deriva l’odierno mamma), lo sollevò in alto (figura 1) ed esultando disse: “io l’ho creato! Le mie mani l’hanno fatto”. Da questo unico modello l’Adamu (l’Adamo ebraico, colui che è della Terra, l’homo sapiens), venne lanciato un processo di replicazione di massa. Preparando più misture di TI.IT (Ciò che è con la vita, l’argilla biblica), manipolate geneticamente per produrre lavoratori di entrambi i sessi, Ninmah/Mammi/Ninti depose sette mucchietti di “argilla” in uno “stampo maschile” e sette in uno “stampo femminile”, con questo procedimento di creare a ciascun turno sette maschi e sette femmine, i “misti” si moltiplicarono. Questo essere ibrido non era in grado di riprodursi. I “misti” vennero messi a lavorare nelle miniere d’oro dell’Abzu, motivo della loro creazione. Successivamente ulteriori modifiche genetiche (che portarono alla creazione prima del Neanderthal e infine dell’Homo Sapiens) da parte di Enki e Ninmah, nel Giardino dell’Eden (L’E.DIN sumero), dove gli Anunnaki avevano portato i lavoratori primitivi che vivevano nell’Abzu, l’Adamu venne migliorato e dotato della possibilità di riprodursi. Un ulteriore prova delle manipolazioni genetiche è il simbolo che più di frequente raffigura Enki, i Serpenti Intrecciati, usato ancora oggi ad emblema della medicina, si ispirava alla doppia elica del DNA, che veniva anche raffigurata nell’Albero della Vita presente nel Giardino dell’Eden (figura 2). >

NB: ovviamente quanto riportato sopra è frutto di ipotesi e congetture derivate dall’accurata interpretazione delle tavolette sumere.
tav.1

FIGURA 1

 

tav.2

FIGURA 2

Ma non sono solo gli archeologi e gli studiosi di paleoantropologia ad interessarsi al problema, anche I genetisti si sono spesso interrogati su alcune anomalie riscontrate nei DNA prelevati dai resti di alcuni nostri antenati. Gli scienziati collocano la comparsa dell’uomo moderno intorno ai duecentomila anni fa, tenendo conto soprattutto di alcune stime ottenute per analisi genetica.
Il prof. Roger Lewin, in uno dei suoi saggi sull’evoluzione umana scrive: “L’origine di esseri umani assolutamente moderni (homo sapiens) rimane uno dei grandi enigmi della paleoantropologia” e il grande Theodosius Dobzansky conferma : “Quale sia l’origine dell’Homo Sapiens resta davvero un mistero“. E ancora l’autorevole Atlas of Ancient Archaeology così riassume la situazione : “La storia di Homo Sapiens rimane oscura. Pochissimo sappiamo dell’approccio a uno dei grandi momenti di svolta della nostra storia globale“.

Tutti gli scienziati concordano con l’idea base di Darwin secondo cui l’evoluzione è un processo incessante e lentissimo. Milioni di anni per scendere dagli alberi e sollevarsi in piedi nella savana, milioni di anni per usare le mani e il fuoco e centinaia di migliaia di anni per diffondersi ai quattro angoli del pianeta!
Di conseguenza, ci si chiede :Come mai l’Homo Sapiens è apparso circa duecentomila anni fa e non due o tre milioni di anni più avanti, come avrebbe dovuto essere se fossero stati rispettati i normali ritmi evolutivi? Né dovremmo aver raggiunto uno stadio avanzato di civiltà, ma dovremmo essere, ed è universalmente riconosciuto, ancora dei selvaggi !

A questo punto ed in conclusione può venirci il dubbio di essere noi stessi il frutto di un antichissimo intervento genetico, attuato da scienziati di una misteriosa civiltà evoluta… ed allora, ed è qui il punto cruciale, la storia è veramente e totalmente da rivedere/riscrivere?

Se la cosa vi interessa potremmo continuare a parlarne… ora, però, è il momento di una profonda riflessione…

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