a cura di Filippo Mariani

In questi giorni partecipiamo, sensibilmente coscienti, alla questione del flusso migratorio dalla Libia verso l’Europa, dovendo, ancora una volta, assistere impotenti alla strage di povera gente nel Mediterraneo, ormai ribattezzato “Mare dei morti”. Attraverso i vari telegiornali assistiamo a volte a scene “pietose”: politici e saccenti che si rimpallano accuse su accuse, sciacalli che ne cavalcano il dramma e a un’Europa sempre più egoista. I più realisti, pochi a dir vero, parlano invece di affrontare il problema alle origini, nei Paesi da cui fuggono i migranti. Si sente anche dire che in fondo il problema non è così grave come appare, l’Europa può benissimo accogliere ancora milioni di migranti!

Bene, cioè male! Si è detto di tutto, ma nessuno ha toccato il vero nocciolo del problema: non saranno 3 o 4 milioni di migranti a cercare di uscire da Paesi totalitari, oppressivi e in guerra, ma secondo l’ONU e la FAO centinaia di milioni da qui al 2050 che non scapperanno solo dalle guerre, ma soprattutto da un fenomeno più sconvolgente: la degradazione dei suoli e la successiva desertificazione.

I cambiamenti climatici stanno duramente colpendo il Sud del pianeta, con siccità prolungate o improvvise tempeste tropicali che allagano e distruggono villaggi e le già povere coltivazioni agricole.
Su questo punto cruciale per il futuro della stessa Africa e del Medio Oriente , non ho ancora sentito una persona in TV dire qualcosa in merito. E’ invece la Commissione Ambiente dell’Europa che finalmente affronta il problema:

Il centro di ricerche della Commissione europea ha pubblicato una Nuova edizione dell’Atlante mondiale della desertificazione, dal quale emerge che “oltre il 75% delle terre emerse sono già degradate e potrebbero esserlo oltre il 90% entro il 2050“.
Una superficie pari a quasi la metà dell’ Europa viene degradata ogni anno. Africa e Asia sono le regioni più colpite.
Si stima che il costo economico del degrado del suolo per l’UE sia nell’ordine delle decine di miliardi di euro ogni anno.
Entro il 2050, si prevede che 700 milioni di persone potranno essere costrette a spostarsi a causa di problemi legati alla scarsità di risorse e tale numero potrebbe arrivare a 10 miliardi per la fine del secolo!

Il degrado del suolo è un problema di portata mondiale che avviene però a livello locale: ed è a questo livello che è necessario trovare soluzioni. Occorrono quindi maggiore impegno e una più efficace cooperazione a livello locale per arrestare sia il degrado del suolo sia la perdita di biodiversità.
È possibile limitare un’ulteriore espansione agricola, che rappresenta una delle principali cause di degrado del suolo, aumentando la resa dei terreni agricoli già esistenti, passando a regimi alimentari a componente vegetale, consumando proteine animali provenienti da fonti sostenibili e riducendo le perdite e gli sprechi alimentari.

L’Atlante mondiale della desertificazione offre una chiara panoramica delle cause del degrado in tutto il mondo. Contiene inoltre una miriade di fatti, previsioni e serie di dati su scala mondiale, che possono essere utilizzati per individuare processi biofisici e socioeconomici importanti, attualmente in corso, e in grado di condurre, da soli o in sinergia, ad un uso non sostenibile del suolo.
E’ possibile scaricare tutta la nuova edizione dell’atlante mondiale della desertificazione (in inglese) da questo link: https://wad.jrc.ec.europa.eu

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