a cura del Prof. Luigi Campanella

Augusta Ada Byron, meglio nota come Ada Lovelace, la figlia scienziata di Byron, appassionata di matematica anticipò l’idea moderna di computer. Da piccola Ada era stata molto vivace ed intraprendente, curiosa di tutto e appassionata di invenzioni. La chiese in moglie un aristocratico, Lord William King poi conte di Lovelace. Mentre gli dava tre rampolli (il primo, erede al titolo, fu un altro ribelle che finì male), progredì negli studi matematici, entrando in contatto con alcune delle maggiori menti dell’epoca e fece amicizia con Charles Babbage, scienziato e inventore, costruttore di automi e ideatore di una macchina per eseguire complesse operazioni di calcolo.

Il governo aveva finanziato questo progetto per dieci anni, ma alla lunga aveva chiuso i rubinetti e l’idea languiva. Ada la studiò, tentò di promuoverla. Nel 1840 Babbage la illustrò ad un convegno scientifico a Torino, facendo colpo sul giovane brillante scienziato e futuro diplomatico Luigi Federico Menabrea, che le dedicò una relazione scritta in francese. Ada la tradusse in inglese, corredandola di note esplicative molto elaborate, quaranta pagine contro le venti del testo originale.

Ada spiegò come il principio di quella macchina avrebbe potuto applicarsi non solo ai numeri, ma praticamente a ogni cosa: e lo dimostrò, specie nella famosa “Nota G”, con equazione che prefigurano i programmi dei moderni computer.

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