a cura della Dott.ssa Ilaria Falconi

Quando si inizierà ad analizzare la problematica della gestione dei rifiuti con un approccio pragmatico e programmatico?
Quando si comincerà a parlare di progetti a breve – medio e lungo termine anziché del tipo di Ato o del numero di discariche da realizzare?

Introduzione

L’11 marzo scorso la Commissione Europea ha adottato il nuovo Piano d’azione per l’economia circolare, tassello fondamentale per il Green New Deal sia per affrontare la crisi climatica e sia per attuare una transizione verso un’economia circolare e climaticamente neutra entro il 2050.
Il Piano, che individua settori prioritari per i quali è necessario intervenire nell’immediato e introduce misure di tipo legislative e non, ha l’obiettivo di ridurre l’impronta dei consumi dell’UE e di raddoppiare la percentuale di utilizzo dei materiali circolari nel prossimo decennio, sostenendo al contempo la crescita economica.
Nel dettaglio, tale piano contiene azioni contro l’obsolescenza programmata, misure per impedire che i prodotti non sostenibili entrino nel mercato europeo, per limitare i prodotti monouso, con un’attenzione speciale per le microplastiche e le materie plastiche a base biologica e biodegradabili, e per promuovere nuovi modelli di sviluppo con priorità alla riduzione e al riutilizzo.
L’economia circolare fornirà un impulso alla competitività dell’Unione Europea mettendo al riparo le imprese dalla scarsità delle risorse e dalla volatilità dei prezzi e contribuendo a creare sia nuove opportunità commerciali sia modi di produzione e consumo innovativi e più efficienti. Infatti, l’economia circolare rappresenta un insieme di strategie – alcune molto antiche come ad esempio ridurre i consumi, riutilizzare e riciclare e altre nuove come l’idea di noleggiare piuttosto che di possedere le cose – intese a riorganizzare l’economia globale al fine di ridurre l’uso non sostenibile delle risorse, tutelare il clima e il capitale naturale e eliminare gli sprechi e i rifiuti. L’economia circolare, quindi, rappresenta una leva indispensabile per affrontare la crisi climatica e per raggiungere la neutralità climatica.

Contesto

L’indicatore fondamentale in grado di illustrare la diffusione dell’economia circolare è rappresentato dal tasso di circolarità. Il tasso di circolarità misura il rapporto tra la quantità di materie prime secondarie derivate dal riciclo e il consumo interno complessivo di materiali. Dall’analisi dei dati Eurostat 2018 si evidenzia che il tasso di circolarità in Italia è diminuito rispetto al 2014 (18.5%), mentre in Francia, in Germania e nel Regno Unito è incrementato. Infine, l’Italia importa più materie prime riciclate di quante ne esporti.

Più nel dettaglio

Le problematiche inerenti la gestione dei rifiuti per quanto riguarda città e regioni ancora non in linea con i criteri dettati dall’UE, sono prevalentemente legate ad una carenza di possibili destinazioni per specifiche tipologie di rifiuti, all’assenza di una dotazione impiantistica specifica e, nel caso dei rifiuti urbani, specialmente nel periodo emergenziale, a difficoltà organizzative e logistiche causate dalla deviazione di alcuni flussi della raccolta differenziata a quella indifferenziata.

Soluzioni

Il modello di economia circolare e la, conseguente, chiusura del ciclo dei rifiuti, infatti, potrà attuarsi solo incrementando il riciclo e il recupero energetico al fine di minimizzare l’uso delle discariche. È, quindi, opportuno attivare un mercato delle materie prime seconde e dei prodotti realizzati con materiali provenienti dal riciclo.

È altresì necessario diffondere sul territorio un sistema omogeneo di raccolta, definire gli ambiti territoriali ottimali sulla base delle caratteristiche comuni tra territori (ad es. viabilità, densità, morfologia, etc), realizzare impianti di compostaggio aerobico (ad es compostaggio domestico e di comunità) e riconvertire gli attuali Tmb in fabbriche di materiali specifiche per tipologie di rifiuti, come, ad esempio, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, terre di spazzamento, materassi, etc.

Infine occorre riorganizzare la raccolta di prossimità su strada, realizzare domus ecologiche – aree ad accesso riservato e controllato al servizio di utenze condominiali o piccoli nuclei abitativi -, incrementare i centri di raccolta sul proprio territorio, avviare campagne di sensibilizzazione ed educazione della cittadinanza o all’interno dei mercati e/o altri luoghi di aggregazione

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