a cura di Gabriele La Malfa

I mantoidei (Mantodea) formano un corposo ordine di insetti pterigoti, che conta circa 2000 specie diffuse soprattutto nelle regioni a clima caldo e mite (ossia quelle tropicali e temperate).
Tra tutte le specie di mantoidei la mantide religiosa (Mantis religiosa) è una tra le più comuni. In Italia è diffusa su tutto il territorio nazionale, dalle zone prealpine a quelle costiere (isole comprese).
A causa delle sua consistente presenza in Europa (centrale e meridionale, nei paesi scandivano è del tutto assente) viene denominata anche “mantide europea”.

La mantide religiosa deve il proprio nome alla caratteristica postura delle zampe anteriori a riposo, che ricordano un atteggiamento di preghiera. Anche il nome del genere, che deriva dal greco, è conseguenza del suo singolare aspetto/postura (Mantis = profeta).

Le mantidi sono originarie dell’Africa e si diffusero rapidamente in Europa meridionale e in Asia minore. Diversamente la loro presenza nel Nuovo Continente è piuttosto recente, avvenuta, probabilmente, intorno alla fine del 1800 (XIX secolo) a causa dell’uomo, in quanto importate accidentalmente con un carico di piante da vivaio.

La mantide religiosa (in generale tutti i mantoidei) è un insetto eterometabolo, ovvero la larva che esce dall’uovo (neanide) ha, dimensioni a parte, l’aspetto simile all’adulto, pur essendo priva delle ali e, ovviamente, dell’apparato riproduttore sviluppato.
Sussiste un evidente dimorfismo sessuale in favore della femmina, che arriva a misurare fino a 7-8 cm di lunghezza contro i soli 5 cm del maschio. La colorazione tipica va dal verde brillante al marrone chiaro e, insieme alla forma allungata del corpo, fornisce all’animale buone capacità mimetiche (mimetismo criptico), molto utili per sorprendere le ignare prede.

La dieta della mantide è esclusivamente carnivora, si nutre di mosche, grilli, cavallette, vespe e altri piccoli insetti. Il paio di zampe anteriori, dette raptatorie, sono strutturate in modo da essere degli efficacissimi strumenti di costrizioni, delle “pinze” munite di affilati uncini che non lasciano possibilità di fuga alla malcapitata preda. Una volta catturata la preda viene letteralmente divorata pezzo dopo pezzo dalle forti mascelle dell’apparato boccale.

Le femmine di mantide religiosa sono ben note per il cannibalismo post-nuziale, infatti subito dopo l’accoppiamento (alcune volte anche durante l’atto stesso) divorano il maschio partendo dalla testa*. Tale “macabra” pratica, tuttavia, non è fine a se stessa, in natura nulla lo è, ma si rende necessaria per garantire alla femmina il giusto apporto proteico per la rapida produzione di uova. Una dimostrazione è che le femmine d’allevamento, essendo ben nutrite, spesso risparmiano i maschi.
Le uova sono deposte all’interno di vistose ooteche protettive, che vengono ancorate a rami o rocce/muri. Tali strutture sono il risultato di una sostanza prodotta da specifiche ghiandole (le ghiandole colleteriche), inizialmente fluida, che si solidifica progressivamente a contatto con l’aria. Ogni ooteca contiene mediamente 60-70 uova, ma può arrivare anche a superare le 150 uova.

Il ciclo vitale della mantide religiosa è annuale, le uova si schiudono in primavera, mentre lo stadio di adulto (immagine) viene raggiunto in estate. Le femmine depongono le uova prima dell’autunno e muoiono in corrispondenza dell’arrivo dei primi freddi.

* il sistema nervoso centrale degli insetti ha una tipica organizzazione metamerica (una doppia catena di gangli nervosi in posizione ventrale per tutta la lunghezza del corpo), pertanto il maschio della mantide può continuare la copula anche se privo della testa.

La mantide religiosa è dotata di due paia di ali attaccate al dorso. Pur essendo funzionali non vengono usate di frequente (questo animale non è un abile volatore, soprattutto le “pesanti” femmine). Spesso sono usate come deterrente verso potenziali aggressori, infatti vengono dispiegate per aumentare le dimensioni percepite e fatte muovere velocemente per produrre un rumore simile al sibilo di un serpente. Sempre a scopo intimidatorio sono presenti due macchie nere nella parte interna delle zampe raptatorie, quando mostrate possono essere confuse per occhi di un animale decisamente più grande.

Nella foto una ninfa di mantide religiosa. La “ninfa” è lo stadio larvale che segue quello di “neanide” e si distingue morfologicamente da esso per la presenza di un abbozzo di ali.

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