a cura del Prof. Luigi Campanella

Lo diceva Ippocrate:
Lasciate che il cibo sia la vostra medicina e la vostra medicina sia il cibo

Oltre la nutraceutica, l’alimentazione a scopo curativo si diffonde e diventa anche materia di studio per futuri medici. L’alimentazione è sempre più spesso di supporto nella cura di depressioni, attacchi di panico ed ansia. In ambito neurologico da coadiuvante il cibo può diventare una vera cura.

L’Oms e il Ministero della Salute italiano, che spende 40 miliardi di euro l’anno per fare fronte ai disturbi metabolici, ci ricordano che l’alimentazione è il primo strumento di benessere e prevenzione perché “dialoga” con quello che molti hanno definito “il secondo cervello umano”: il microbiota, cioè la flora batterica intestinale. Il microbiota – differente in ognuno di noi – è fondamentale per il sistema immunitario, regola la digestione, l’assorbimento e l’assimilazione di proteine, carboidrati e grassi; funziona come spazzino, produce ormoni e trasmettitori che facilitano la comunicazione bi-direzionale con il sistema nervoso centrale.

L’Università di Ferrara, prima in Europa, da quest’anno ospita un corso di Medicina culinaria sotto la guida del professor Michele Rubbini, del dipartimento di Morfologia, Chirurgia e Medicina Sperimentale. Fra i docenti ci saranno alcuni cuochi stellati. Fra questi lo chef tristellato Niko Romito, che ha voluto creare un metodo che riduca al minimo (vicino allo zero) la dispersione dei nutrienti nel passaggio del cibo da crudo a cotto. Per questo, GioService, un servizio per le strutture sanitarie nazionali, lo scorso anno gli ha affidato il progetto IN (Intelligenza Nutrizionale): un protocollo per sviluppare menu nelle mense ospedaliere, preservando le proprietà nutrizionali e organolettiche degli alimenti durante la cottura.

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Nel suo lungo storico cammino conoscitivo la mente umana spesso si disperde, anzi il più delle volte è indotta a farlo dai potenti interessi economici delle lobby che prosaicamente governano il mondo, in generiche approssimazioni, che nella realtà quotidiana si traducono nell’impossibilità di fornire alle persone un modello esistenziale sereno, una buona salute e un’alta qualità di vita.

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