Articolo di Gabriele La Malfa

La Murena helena è la specie appartenente alla famiglia dei murenidi (Murenidae) maggiormente diffusa nel Mar Mediterraneo, non a caso è anche conosciuta col nome di murena mediterranea (è presente in tutti i mari italiano, ad eccezione del nord Adriatico).
Oltre che nel Mediterraneo, la Murena helena si può facilmente trovare nell’Atlantico orientale, nelle zone costiere che vanno dall’Inghilterra fino al Senegal.

Come tutti i pesci anguilliformi (appartiene all’ordine Anguilliformes), ha un corpo serpentiforme e liscio (non presenta scaglie), la pinna dorsale, caudale ed anale sono unite in un’unica pinna continua e le pinne pettorali e ventrali sono assenti. La sezione del corpo è ovale, ossia leggermente compressa ai lati (diversamente nelle anguille è più rotondeggiante).
La taglia massima arriva ad 1 metro e mezzo di lunghezza, anche se in genere gli esemplari adulti si assestano poco sotto al metro di lunghezza.

La murena mediterraneo è un pesce territoriale notturno (similmente a tutte le murene); di giorno rimane nascosto nella tana, mentre di notte si dedica alla caccia. La sua dieta è composta da pesci, crostacei e molluschi (soprattutto cefalopodi).
Predilige i fondali scogliosi/corallini ricchi di anfratti, che utilizza come tana, con profondità da 5 a 70-80 metri. Non è raro trovare murene all’interno di relitti o anfore sommerse.

Essendo un pesce notturno per la caccia si affida principalmente all’olfatto, possiede narici tubolari estroflesse estremamente sensibili. Le sue mascelle sono molto forti e dotate di lunghi denti aguzzi, inoltre è presente un secondo paio di mascelle interne (mascella faringea), che facilitano la rapida ingestione delle prede catturate.

In estate, stagione corrispondente col periodo riproduttivo, tendono a frequentare fondali molto bassi e vicini alla costa. Le larve delle murene sono “leptocefali” (ovvero larve tipiche di alcuni ordini di pesci, aventi un corpo semi-trasparente, appiattito lateralmente con forma che richiama una “foglia di salice”).

Sebbene l’uomo non venga considerato una potenziale preda dalle murene, è comunque consigliabile comportarsi con cautela e non infastidirle (come la maggior parte dei pesci territoriali possono diventare aggressivi se disturbati). Il loro morso è molto doloroso e può provocare brutte ferite. Motivo di pareri divergenti è la presenza o meno di tossine nella saliva, diversamente è certa la presenza di tossine in grado di provocare l’emolisi (distruzione dei globuli rossi) nel loro sangue (caratteristica comune a molti pesci anguilliformi), tuttavia tali tossine non rappresentano un reale problema, infatti vengono inattivate con la cottura e sono attive solo se introdotte direttamente nel circolo sanguigno dell’uomo e non se ingerite.

Gli antichi romani apprezzavano molto le carni di questi pesci e spesso li allevavano in appositi vivai. Alcune leggende vogliono che i romani alimentassero le murene allevate con carne umana (degli schiavi), tuttavia queste “macabre” leggende si sono rilevate totalmente prive di fondamento storico (probabilmente venivano diffuse a scopo intimidatorio).

murena helena

Il colore di fondo delle pelle della Murena helena è bruno-violaceo, vivacizzato da numerose e variegate macchie bianco-giallastre.
Spesso l’animale tiene la bocca aperta, mettendo in evidenza gli acuminati denti, tuttavia ciò non è fatto a scopo “intimidatorio”, ma per facilitare il passaggio dell’acqua nelle branchie e quindi la loro ossigenazione.

mascella faringea murena

Nell’illustrazione sopra è messo in evidenza il meccanismo di funzionamento della mascella faringea (degli appositi muscoli consentono la sua estroflessione). L’animale non ha la lingua.

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