a cura del Prof. Luigi Campanella

Il sangue è fonte di vita, più circola e più i nostri organi sono ossigenati e protetti. La sua importanza è alla base delle trasfusioni che irrorano l’organismo umano in difficoltà. La condizione per potere donare il sangue è l’assenza di malattie gravi anche pregresse. Sembra perciò strano sentire parlare di trasfusioni di sangue da persone che hanno patito patologie potenzialmente gravi, come quella della CoViD-19.

Eppure una delle speranze per combatterne il virus responsabile è affidata alla plasmaterapia e funziona grazie agli anticorpi di chi ha battuto il virus. Donatore e ricevente devono essere compatibili fra loro. Gli anticorpi che si producono in presenza di una malattia possono essere considerati come sentinelle contro quella malattia che non potrà più colpire lo stesso individuo (almeno nel breve-medio termine).

Essi sono contenuti nel plasma, la parte liquida del sangue nella quale sono anche sospesi i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine. Si tratta di un discorso relativamente semplice, che trova il suo momento di difficoltà proprio nella compatibilità fra donatore ed accettore (se non assicurata può portare a reazioni allergiche di intolleranza, nei casi più gravi possono mettere a rischio anche la vita dell’accettore).

C’è poi un problema di concentrazione di anticorpi per cui non tutti i plasmi degli infettati sono ugualmente attivi. Quindi solo un parte dei guariti può trasformarsi in donatori. Ad ogni modo la strada aperta è ugualmente verso una forma di terapia modernissima e piena di speranza nella prospettiva di produrre in laboratorio (in quantità illimitata) un siero artificiale, che abbia le stesse proprietà di quelle del migliore dei guariti!

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