fonte: PLOS One

Recentemente è stato pubblicato un articolo scientifico da parte di ricercatori di vari paesi (Stati Uniti, Cile, Francia, Sud Africa, Australia) nel quale si stimano nell’ordine di 5.250 miliardi le particelle di plastica che si trovano nei mari di tutto il mondo, per un peso complessivo di circa 269.000 tonnellate. La stima è stata effettuata sulla base dei risultati di 24 spedizioni effettuate fra il 2007 ed il 2013 attraverso tutti gli oceani. Questi dati, poi sono distribuiti tra quattro classi dimensionali delle particelle (due di microplastiche, di dimensione inferiore a 4,75 mm e due di dimensioni superiori, di macroplastiche).

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Field locations where count density was measured. Count density (pieces km22; see colorbar) of marine plastic debris measured at 1571 stations from 680 net tows and 891 visual survey transects for each of four plastic size classes (0.33–1.00 mm, 1.01–4.75 mm, 4.76–200 mm, and.200 mm).

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Model results for global weight density in four size classes. Model prediction of global weight density (g km22; see colorbar) for each of four size classes (0.33–1.00 mm, 1.01–4.75 mm, 4.76–200 mm, and .200 mm). The majority of global weight is from the largest size class.

Infatti, oltre alla plastica che tutti noi possiamo osservare galleggiare in mare o ritrovare spiaggiata sulla riva (bottiglie, sacchetti, tappi, cavi, reti, polistirolo, ecc.), un’importante componente è costituita dai frammenti microscopici che, pur scomparendo alla vista umana, restano nell’ambiente marino e, spesso, vengono ingeriti dagli organismi acquatici (uccelli, pesci, tartarughe e mammiferi), principalmente da quelli che si nutrono di plancton. Tali microplastiche possono causare danni sia di tipo meccanico (intasamento o abrasione degli organi interni, infiammazioni, ecc.) che chimico, trasportando composti inquinanti idrofobici (PCB, DDT e suoi metaboliti) e rilasciando, nei processi di degradazione, altre sostanze tossiche (ftalati, alchilfenoli, ecc.).

Per conoscere meglio queste problematiche e per monitorare la situazione, la Commissione europea ha inserito le microplastiche (e tutti gli altri rifiuti marini) tra gli indicatori della nuova direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino (2008/56/CE) e a livello nazionale, dopo il recepimento con il D.lgs 190/2010, sono stati pianificati i programmi di monitoraggio, avviando alcune sperimentazioni nel biennio 2013-14, che hanno visto il coinvolgimento di tutte le Regioni e le Agenzie costiere e dei principali istituti di ricerca (ISPRA, ISS, CNR, Università, ecc.). Dal 15 luglio 2015, infine, è iniziato il primo programma triennale di monitoraggio previsto dalla “strategia marina”, finanziato dal MATTM ed affidato, in gran parte, alle Agenzie suddivise nelle 3 sottoregioni del Mediterraneo Occidentale (Liguria, Toscana, Lazio, Campania e Sardegna), dello Ionico (Calabria, Basilicata e Sicilia) e dell’Adriatico (Friuli V.G., Veneto, Emilia R., Marche, Abruzzo, Molise e Puglia): anche in Toscana, quindi, si stanno raccogliendo i primi dati sistematici sulle microplastiche e sui rifiuti marini, secondo protocolli metodologici condivisi ed uniformi.

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