Articolo di Gabriele La Malfa

La rana toro (Lithobates catesbeianus) è un anfibio anuro, appartenente alla famiglia dei ranidi, originario degli Stati Uniti centrali ed orientali. Con una lunghezza che può arrivare a 20 cm e un peso che può superare il mezzo kg, questo animale è di fatto uno degli anfibi viventi più grandi che si conoscano. Nonostante si possa pensare altrimenti, il nome comune di rana toro (o rana bue) non è conseguenza dalle sue misure “extra large”, ma del suo singolare gracidio/richiamo che ricorda il muggito dei bovini.

Dimensioni a parte, il Lithobates catesbeianus si presenta piuttosto simile alla rana comune (Pelophylax esculentus), si distingue da essa per una colorazione verde più tendente al brunastro, per la presenza di una membrana timpanica molto grande ed evidente (può arrivare a superare le dimensioni dell’occhio) e per l’assenza di pliche dorsolaterali.

La sua grande voracità è una delle caratteristiche che più la contraddistinguono e per la quale viene considerata una specie altamente invasiva. La sua dieta è molto varia, in pratica mangia qualsiasi animale gli si pari davanti, purché non abbia dimensioni eccessive per la propria bocca (artropodi, piccoli mammiferi e uccelli, anfibi, etc.).
La sua tecnica di caccia differisce rispetto ad altri ranidi, infatti, più che utilizzare la vischiosa lingua estensibile, ingoia la preda sana: attende immobile che l’ignara vittima le se avvicini, una volta a portata spicca un salto con le robuste zampe posteriori e le balza sopra a bocca spalancata.

Le sue notevoli dimensioni e la sua commestibilità hanno attirato l’interesse alimentare dell’uomo, che conseguentemente ne ha veicolato l’introduzione in varie zone del mondo. Introdotta come specie alloctona, ovvero in habitat differenti da quello originario, tende a stravolgere tutto l’ecosistema, soprattutto a scapito degli anfibi autoctoni, che per dimensioni e voracità si trovano in netto svantaggio.
Ormai è cosa assodata che si sia naturalizzata anche in alcune zone italiane, la sua presenza è diventata infestante nella rete di canali e acquitrini (naturali ed artificiali) che circondano Mantova, Pavia e il bacino del fiume Tevere.

Il richiamo della rana toro ha il duplice scopo di attirare le femmine e di tenere a distanza gli altri maschi, potenziali antagonisti. Come per tutti gli anfibi, la fecondazione è esterna, durante l’accoppiamento il maschio si aggrappa con le zampe posteriori alla femmina e feconda le uova strusciando il ventre su di esse. Una singola femmina può deporre più di 35 mila uova, che si schiudono dopo appena 3-5 giorni dalla deposizione (il tasso di mortalità altissimo è compensato dal ragguardevole numero).

rana toro

Nella rana tora vi è un dimorfismo sessuale in favore della femmina, che generalmente ha dimensioni un po’ superiori al maschio. La maturità sessuale viene raggiunta intorno ai 4-5 anni, mentre l’aspettativa di vita degli esemplari in natura è di circa 10 anni, che si innalza a 16 per quelli in cattività.

rana toro girino

I girini delle rana toro hanno notevoli dimensioni, nella fase finali possono arrivare a superare i 15 cm di lunghezza. Anche i girini, come gli adulti, sono caratterizzati da una grande voracità, che spesso va a discapito delle larve degli altri anfibi. La metamorfosi in adulto avviene in 2-3 anni.

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