La renna

La renna

Articolo di Gabriele La Malfa

La renna (Rangifer tarandus) è un animale ben conosciuto nell’immaginario di tutti (o quasi), infatti, secondo le tradizioni natalizie occidentali, la slitta piena di doni di Babbo Natale è trainata da otto renne volanti. Ovviamente le capacità di volo sono frutto di pura fantasia, tuttavia le renne risultano essere effettivamente ottimi animali da traino, tanto che ancora oggi in Lapponia vengono usate con i pulk, le tradizionali slitte scandinave.

Zoologicamente parlando, la renna è un mammifero artiodattilo facente parte del sottordine dei ruminanti (pertanto dotata della complessa digestione poligastrica) e rientra nella famiglia dei cervidi. Popola molte zone artiche e sub-artiche dell’emisfero boreale, sia nel vecchio che nel nuovo continente (sopra i 50° di latitudine), in Nord America è conosciuta anche col nome di caribù.

Vi sono 14 sottospecie di renne divise in due grandi gruppi da 7 sottospecie ciascuno, le renne della tundra e le renne dei boschi. Le prime occupano la parte più a nord dell’areale di distribuzione ed hanno in genere dimensioni più piccole e pelliccia più chiara rispetto alle seconde.
Differentemente dalla maggior parte dei cervidi, i palchi (le “corna”) sono presenti in entrambe i sessi, sebbene nei maschi siano più grandi. I palchi sono appendici ramificate ossee a rinnovo annuale (cadono in inverno per rispuntare in primavera) ed hanno una duplice funzione, quella difensiva e quella “rituale” atta alla conquista e all’attrazione delle femmine.

Il colore del mantello può variare considerevolmente da individuo ad individuo e, soprattutto, da una sottospecie all’altra, tanto da essere la principale caratteristica, dimensioni a parte, per distinguere tra loro le varie sottospecie. Le popolazioni settentrionali sono quasi sempre di dimensioni minori e tendono ad avere una colorazione del mantello più chiara, al contrario le popolazioni meridionali sono in genere di dimensioni maggiori e tendono ad avere il mantello più scuro. La pelliccia è estremamente folta ed è ottima per mantenere la temperatura corporea, il manto presenta due strati di pelo, un folto sottopelo lanoso e uno strato superiore costituito da lunghi peli cavi pieni di “sacche aria”, che fungono da “isolanti termici”.

Le renne, o meglio certe sottospecie di renne, hanno il record di spostamento migratorio tra tutti i mammiferi. Alcune popolazioni di caribù del Nord America si spostano ogni anno su distanze di 5000 ed oltre km! Le popolazioni europee in genere effettuato migrazioni più brevi. L’estremo opposto è rappresentato dalle sottospecie insulari, queste, essendo relegate a territori limitati, sono tendenzialmente stanziali ed effettuano solo piccoli spostamenti locali.

Durante gli spostamenti migratori le mandrie più piccole tendono ad unirsi tra loro in modo da formare gruppi più folti e, quindi, più protetti in caso di aggressioni predatorie. Le mandrie così formate possono agevolmente superare i 50 mila individui (si sono registrati casi limite di mandrie vicine, addirittura, al mezzo milione di individui).

Il senso dell’olfatto è molto sviluppato, tanto che riescono a scovare facilmente del cibo sotto diversi strati di neve. Inoltre il naso è dotato di turbinati molto complessi, che aumentano significativamente la superficie all’interno delle narici, consentendo, così, all’aria fredda che entra nel naso di essere adeguatamente riscaldata dal calore corporeo prima di raggiungere i polmoni.

La conformazione degli zoccoli permette un’ottima presa sul terreno sia nei mesi estivi che in quelli invernali. Infatti in estate, quando il terreno della tundra è soffice e umido, i cuscinetti plantari degli zoccoli divengono spugnosi e garantiscono una migliore trazione, mentre in inverno, quando la maggior parte del terreno è ghiacciato e ricoperto di neve, gli zoccoli laterali si restringono ed espongono il bordo affilato dello zoccolo centrale, che, quindi, riesce a penetrare meglio nel ghiaccio e nella neve dura.

Le renne sono animali prettamente erbivori, in inverno si nutrono soprattutto di licheni, in particolar modo dei cosiddetti licheni delle renne (Cladonia rangiferina), mentre in estate ampliano la loro dieta mangiando anche foglie di salice e betulla, nonché carici e ciuffi d’erba.

La stagione degli amori va da fine settembre ed inizio novembre. Per conquistare il proprio harem di femmine (fino a 15-16 femmine) i maschi combattono tra loro incrociando i propri palchi e cercando di spingere via l’avversario. Durante questo periodo i maschi smettono quasi completamente di mangiare e perdono gran parte delle riserve corporee accumulate in estate.
I piccoli nascono tra maggio e giugno (la gestazione e di circa 8-9 mesi) e sono piuttosto precoci, già dopo sole 6 settimane sono capaci di pascolare e nutrirsi da soli, anche se continuano a poppare per altri 2-3 mesi.

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Nella foto un giovane esemplare di renna maschio, negli adulti più avanti con l’età i palchi tendono ad essere più grandi e ramificati.
Sebbene sia presente un dimorfismo sessuale, questo non è eccessivamente marcato e varia considerevolmente da sottospecie a sottospecie. In linea di massima i maschi adulti sono lunghi tra i 180 e i 215 cm ed hanno un peso che varia da 90 a 200 kg, mentre le femmine sono lunghe tra i 160 e i 200 cm ed hanno con un peso che va da 80 a 120 kg.

Le renne hanno diversi potenziali predatori. I cuccioli sono predati dalle aquile reali e dai ghiottoni, mentre lupi grigi, orsi bruni e orsi polari predato gli esemplari di ogni età. Ad ogni modo non sono i grandi predatori a costituire la vera “piaga” delle renne, ma gli insetti ematofagi (come zanzare e simulidi), che durante i mesi estivi possono causare così tanto stress all’animale da condizionarne negativamente le abitudini alimentari e riproduttive.

Un recente studio del 2011, condotto dai ricercatori dello University College di Londra, ha rilevato che le renne sono gli unici mammiferi in grado di vedere luci con lunghezza d’onda inferiore ai 320 nm (l’uomo non va sotto i 400 nm), ossia la luce ultravioletta. Presumibilmente tale capacità permette loro di individuare particolari/oggetti normalmente non identificabili. Ad esempio urina e ciuffi di peli sulla neve, che sono praticamente invisibili se osservati con l’ordinario spettro del visibile, risaltano nettamente distinti dallo sfondo se osservati con l’ultravioletto.

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