a cura del Prof. Luigi Campanella

Volendo fare il punto sulla ricerca italiana in termini di linee di tendenza e sviluppo due sono i dati più significativi: necessità di avviare un circolo virtuoso per cui le imprese si convincano che Ricerca e Innovazione sono lo strumento cardine per affrontare il futuro e collaborazione tra pubblico e privato.

Confindustria si sta già muovendo da parte sua per fare di questa convinzione un fatto acquisito per tutte le imprese. Per procedere, le imprese italiane aspettano solo di conoscere il testo preciso del nuovo Programma Nazionale della Ricerca (PNR) 2014-2020, che ha già accumulato due anni di ritardo.

Il PNR è quasi pronto per la presentazione. Il piano adotterà una strategia allineata con quella Europea, puntando su 12 settori privilegiati, tra i quali la salute (farmaceutica) e l’agroalimentare. Il PNR si articolerà in sei azioni, tra le quali l’internalizzazione, la valorizzazione del capitale umano e la sinergia pubblico-privato, anche per avvicinare la percentuale di Pil investito in R&S dall’Italia all’obbiettivo del 3% (attualmente l’Italia investe solo 1,2%).

Il programma europeo Horizon 2020: dopo un inizio in tono minore ha visto le performance dell’Italia molto migliorate, raggiungendo un indice di successo delle proprie proposte pari al 16% (contro la media europea dell’8%). Il 15% delle proposte sono coordinate da italiani e l’Italia ha acquisito il 10% dei fondi assegnati (superata solo da Germania e Spagna).

In Italia permangono due grossi problemi: il primo che le PM “non possono permettersi” la R&S, il secondo è quello che i media definiscano la “fuga dei cervelli”, che comporta la perdita di competenze e di quanto investito per la loro formazione.

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