a cura del Prof. Antonello Senni

Allorquando circa 70 mila anni fa avvenne la seconda ondata migratoria dall’Africa degli Home sapiens, essi portarono con se un inedito “bagaglio cerebrale”, tanto evoluto da consentire loro di operare un profondo mutamento sia sociale che ambientale.

Forse furono alcune peculiari mutazioni genetiche che apportarono modifiche strutturali e funzionali a livello cerebrale, cui conseguirono nuovi processi mentali, psicologici e intellettuali ed anche un’acuta curiosità investigativa. La produzione di strumenti esosomatici ebbe un rapido sviluppo: perfezionarono gli archi e le frecce, affilarono attrezzi da taglio, appuntirono gli aghi per più comodi e protettivi indumenti, costruirono recipienti, inventarono lumi alimentati da grassi, resero più funzionali i rifugi, costruirono zattere e realizzarono tanti altri “avanzamenti tecnologici”.

Alcuni oggetti rinvenuti, quali statuine, semplici gioielli, incisioni, lasciano intendere che erano stati raggiunti livelli psicologici, mentali e culturali fino ad allora inediti, sottintendenti una società che praticava la religione, lo scambio (se non proprio il commercio) ed aveva una struttura sociale gerarchica. Ma la conquista più penetrante da un punto di vista evolutivo fu sicuramente l’adozione di un linguaggio articolato e duttile, che consentì la comunicazione e il trasferimento di conoscenze ed esperienze. Costruzioni mentali e pensieri, insomma cultura, grazie alla capacità del “nuovo cervello” di astrarre concetti e di comunicarli.

Tutto ciò permise all’Homo sapiens di organizzare una società di uomini che erano in grado di cooperare e di coltivare il senso di appartenenza, quindi una moltitudine di persone unite per raggiungere obiettivi comuni, non solo per la ricerca del cibo, ma anche a livello di conoscenza dell’ambiente e dei territori per meglio ripararsi da pericoli e agenti atmosferici, per meglio sfruttare le risorse naturali sia idriche sia di materie prime minerali, vegetali e animali.

Tanta intelligenza, tanta conoscenza, tanta capacità organizzativa, tanta tecnologia, tanta comunicazione, che sempre più si affinavano ed avanzavano, ma sicuramente anche tanta immaginazione e progettualità (non dimentichiamo che i primi Sapiens erano praticamente identici a noi nel loro genoma), consentì ai nuovi Sapiens di varcare i confini asiatici, che avevano invece fermato l’avanzata di H. erectus.

Con l’avanzare in nuovi territori iniziò la devastazione ambientale, soprattutto a carico delle foreste e degli animali di grossa taglia. Tale disastro ambientale è ben documentato dall’attento esperto in storia mondiale Y.N. Harari.
Mentre 70 mila anni fa i primi Sapiens varcarono i confini africani per la conquista del globo, altri Sapiens avevano o stavano per diffondersi in tutta l’Africa a partire dai territori dell’Africa centro-orientale, il Corno d’Africa. Le grandi foreste, già ridimensionate da un cambiamento climatico, furono ulteriormente ridotte e trasformate in savana mentre alcune orme di megafauna si estinsero. L’ultimo atto di tali profonde modificazioni ambientali e della florofauna africane avvenne nell’isola di Madagascar, distante 400 km ad est del continente africano, circa 1500 anni fa, proprio quando i primi Sapiens si insediarono sull’isola. Scomparve la maggior parte della megafauna, che era caratterizzata da singolari specie in quanto l’isola aveva goduto di isolamento per milioni di anni. I più caratteristici erano l’uccello elefante, alto circa 3 metri, incapace di volare e di circa 500 kg di peso, e i lemuri giganti.

I confini africani furono varcati attraverso lo stretto istmo della penisola del Sinai, che congiunge il continente africano a quello asiatico, circa 70 mila anni fa. Da qui l’Homo sapiens si spinse verso est e, dopo aver raggiunto i territori dell’attuale Iraq, alcune tribù si diressero verso nord ed altre continuarono nel loro percorso verso est.
I primi, attraverso il territorio che separa il mar Caspio dal mar Nero, continuando la marcia verso nord, colonizzarono la Russia e l’Europa orientale mentre altre tribù dirigendosi vero ovest di diffusero in tutta l’Europa, comprese le isole britanniche, fino alla penisola iberica, e la penisola italiana. Altre tribù ancora, muovendo verso sud raggiunsero la penisola Balcanica, raggiunta anche da altre tribù che dalla Turchia superarono il breve tratto di mare, lo stretto di Dardanelli.

In Europa si ripetè la grande estinzione della megafauna del tardo quaternario cioè della maggior parte dei mammiferi di grandi dimensioni. Una delle vittime più famose è il mammut, (Mammuthus primigenius), specie di elefante perfettamente adattata al gelido clima dell’Europa settentrionale ed estintosi intorno a 5 mila anni fa. Stessa sorte 10 mila anni fa colpì il grande rinoceronte lanoso, (Coelodonta antiquitatis), coperto da una fitta pelliccia e munito di due corni, il più lungo dei quali poteva raggiungere un metro di lunghezza. Il megalocero (Megaloceros giganteus), un enorme cervide di due metri di altezza al garrese, coronato da un gigantesco palco di corna, lunghe anche 3 metri, si estinse anch’esso intorno ai 10 mila anni fa. L’omoterio (Homotherium sp.), un parente europeo delle tigri dai denti a sciabola si è estinto circa 30 mila anni fa. Fino a 12 mila anni fa in Europa viveva il leone delle caverne (Panthera leo spelaea), una sottospecie particolarmente grande dell’attuale leone, adattata a vivere nei climi freddi. La iena delle caverne (Crocuta crocuta spelaea), anch’essa adattata a vivere nei climi freddi, si estinse tra i 20 mila e i 10 mila anni fa mentre l’orso etrusco (Ursus etruscus), un antenato dell’orso bruno attuale, si estinse circa 11 mila anni fa. L’Hippopotamus antiquus (o ippopotamo europeo), simile per forma e dimensioni all’ippopotamo moderno, si è estinto nel nostro continente al termine dell’ultima glaciazione circa 14 mila anni fa.

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Il primo a lanciare l’idea di un micro-chirurgo introdotto nel corpo umano e trasportato dal sangue ai vari organi fu il fisico Richard Feynman. In una conferenza di fine 1959. Il futuro premio Nobel considerò la "fantasia d’ingoiare il chirurgo" come un’ipotesi realistica.

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