(qui la prima parte)

“La conquista degli altri territori dell’intero pianeta”

a cura del Prof. Antonello Senni

Le tribù di Homo Sapiens, che continuarono il loro percorso verso oriente, giunsero circa 50 mila anni fa nell’est e nel sudest asiatico e già 45 mila anni fa iniziarono la colonizzazione dell’Oceania, avanzando attraverso l’arcipelago indonesiano, che gradualmente “avvicinava” l’Australia.

Qui i Sapiens incontrarono una fauna tutta sconosciuta. Non solo marsupiali enormi, quali il canguro procoptodonte (Procoptodon) alto fino a tre metri e pesante circa 230 kg, il leone marsupiale (Thylacoleo), il marsupiale carnivoro più grande mai esistito e il diprotodonte (Diprotodon) un mammifero marsupiale di circa 2.750 kg, ma anche sauri e serpenti giganteschi e uccelli atteri molto più grandi degli struzzi. In qualche millennio si estinsero ben 23 delle 24 specie di animali di oltre 50 kg di peso, mentre la profonda modificazione delle catene alimentari, dovute anche agli incendi delle foreste per far posto a praterie di caccia, portarono all’estinzione molte altre specie di taglia inferiore.

Nei millenni a seguire l’invasione dei Sapiens, prima cacciatori-raccoglitori poi agricoltori, si estese gradualmente a gran parte delle isole dell’oceano Pacifico.
Intorno al 2000 a.C. furono conquistate, colonizzate e modificate ambientalmente ad usum hominis le isole Salomone, le Fiji e la Nuova Caledonia, da cui partirono successive ondate di coloni verso tutte le isole del Pacifico. Nel 1200 a.C. furono raggiunte le isole di Samoa e Tonga, intorno ai primi anni d.C. le isole Marchesi e la rigogliosa isola di Pasqua, i cui eventi desertizzanti sono ancora oggetto di studio, le isole di Cook fino all’ultima conquista del 500 d.C, delle Hawaii. In ognuna di queste isole fu sovvertita l’omeostasi ambientale con forte riduzione della biodiversità.

Poi fu la volta della Nuova Zelanda nella quale si stanziarono intorno al 1200 d.C. i Sapiens Maori, i quali in due secoli modificarono talmente gli equilibri ecologici delle isole da condurre all’estinzione non solo la maggior parte della megafauna, ma anche più della metà delle specie di volatili. I Maori a loro volta, però, subirono successivamente la colonizzazione delle potenze marinare imperialiste sorte durante la Rivoluzione industriale ed anch’essi subirono, come popolazione, le devastazioni connaturate nel principio del “ubi maior, mino cessat”.

Mentre attraverso il passaggio a sud-est seguendo le rotte nell’arcipelago indonesiano procedeva la colonizzazione dell’Australia e poi delle isole del Pacifico, alcuni altri gruppi Sapiens asiatici continuavano la loro diaspora verso nord, nelle fredde terre della Siberia. Nonostante le avversità climatiche si spinsero fino sulle sponde del mar Artico, distruggendo la megafauna locale, come i grandi mammut. Tali animali, assediati dall’uomo, trovavano rifugio spostandisi sempre più verso nord. Ma 10 mila anni fa vennero completamente annientati. Addirittura gli ultimi mammut si estinsero anche nel loro ultimo rifugio, l’isola di Wrangler, immersa nel gelido e congelato mare Artico a 200 km dalla costa siberiana, intorno a 4 mila anni fa, proprio quando in quell’isola giunsero i Sapiens!

Ma la diffusione dei Sapiens non si arrestò. Trovarono, oltre al passaggio a sudest verso l’Australia, un passaggio a nordest verso il continente americano. Questo continente è oggi separato dall’Asia dallo stretto di Bering, largo 82 km ma di soli 30-50 metri di profondità. Con l’ultima glaciazione di Wurm, il livello degli oceani si abbassò a tal punto che il fondale dello stretto, anche per la presenza di ghiacciai che lo ricoprivano, emerse dal mare consentendo il passaggio di alcune tribù di Sapiens circa 14 mila anni fa e forse anche qualche millennio prima.

Le prime terre americane, l’Alaska, erano completamente ghiacciate e impervie per cui per circa 2-3 mila anni i Sapiens restarono bloccati là. Ma la glaciazione di Wurm stava volgendo al termine, per cui circa 10-12 anni fa si aprirono alcuni passaggi verso sud.
E’ sconvolgente immaginare come in soli 2 mila anni i Sapiens si insediarono dall’Alaska alla Terra del fuoco, cioè più di 15 mila km in linea retta, dovendosi adattare a innumerevoli e diversissimi climi ed ecosistemi!

Seguendo il cammino lungo la costa ovest del Pacifico, si espansero verso est nel nord del Canada, dando origine a popolazioni di aleutino-inuit; nella zona dei grandi laghi e delle immense foreste del Canada; più a sud nelle fitte foreste del nord-ovest degli USA, dando origine alle popolazioni nadenè, tra le quali i più famosi sono gli Apaches e i Navajos; nei deserti, nelle paludi del delta del Mississippi e della Florida negli Stati Uniti; nelle foreste e deserti messicani; nelle giungle pluviali del centroamerica; nell’enorme bacino del Rio delle Amazzoni, sulle ripide valli andine, nelle pampas del sud America fino alle gelide terre della Terra del Fuoco, dando origine alle popolazione amerinde.

In questo cammino di decine di migliaia di km e della durata di meno di 2 mila anni i Sapiens inflissero al Nuovo continente gli stessi danni ambientali, che i loro fratelli riservarono all’Australia e all’Oceania, soprattutto a livello dell’ambiente naturale e della megafauna, che rapidamente si estinse.
Così il mastodonte, simile al Mammuth ma leggermente più piccolo (con un’altezza intorno ai 3 metri) e i giganteschi Bradipi terrestri, alti 6 metri e di 8.000 kg di peso, 10 mila anni fa scomparvero dal continente per poi essere definitivamente portati all’estinzione nelle isole di Cuba e di Hispaniola intorno a 7 mila anni fa proprio, quando i Sapiens colonizzarono le isole caraibiche. Oltre a questi giganti molte altre specie si estinsero, camelidi, orsi giganti dal muso corto, armadilli giganti, cervidi, gliptodonti, tapiri, pecari, tigri dai denti a sciabola, l’antenato del lupo il Canis dirus, xenartri e cavalli. Nel nord America scomparvero 34 generi su 47 generi di mammiferi mentre nel sud America 50 su 60.
Solo isole non colonizzate mantennero, almeno fino alla Rivoluzione industriale, il loro patrimonio florofaunistico intatto. Esempio le isole Galapagos, che fino al XIX secolo non sono state abitate.

Ma l’opera distruttrice dell’uomo non si è esaurita con la diffusione in tutti i territori del pianeta da parte dei cacciatori-raccoglitori. Una seconda invasione fece altrettanti danni all’ambiente naturale: l’invasione di Homo sapiens diventato agricoltore-allevatore, stile di vita che non devastò solo la megafauna, ma molte altre specie sia vegetali sia animali. La “fame” di terreni da coltivare per saziare la popolazione che cresceva rapidamente, distrusse molte grandi foreste, risparmiando solo la megafauna acquatica.

Ma l’attacco ai grandi animali marini ebbe solo un breve rinvio: la Rivoluzione industriale, e le successive, la Rivoluzione consumistica, la Rivoluzione digitale e la corrente Rivoluzione globalizzante, attraverso il mito della produzione e del consumo eccessivo dei beni e attraverso l’abuso delle fonti energetiche, in maggioranza da combustibili fossili, stanno producendo un’enorme quantità di rifiuti e di sostanze tossiche non degradabili, che non solo stanno portando il pianeta, e i suoi abitanti, verso una catastrofe ambientale (inquinamenti, desertificazione, deforestazione, dissesti idrogeologici, cambiamenti climatici, tanto evidenti quanto esiziali, e tante altre “piaghe”), ma verso l’estinzione anche dei grandi animali marini.

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