a cura del Prof. Antonello Senni

Il “tutto”, ed anche la storia di Homo sapiens, ha inizio circa 13,8 miliardi di anni fa quando esisteva solo il “nulla”, cioè una “singolarità” che conteneva in uno spazio infinitesimale il “tutto” in una sorta di “schiuma quantica”. Nel tutto c’era sia l’energia, sia il tempo sia la materia. Non chiedetevi mai, quindi, cosa ci fosse prima del big bang perché non esistendo il tempo non esisteva un “prima”.

Pochi istanti dopo la deflagrazione della singolarità il tempo ha iniziato a scorrere ed è iniziata la prima rivoluzione, la prima di diverse rivoluzioni che hanno caratterizzato non solo la cosmogenesi, ma anche l’antropogenesi e la storia dell’uomo.

La seconda rivoluzione è stata la Rivoluzione quantistica, con la quale si originarono le particelle costituenti i futuri atomi.

Successivamente, circa 300 mila anni dopo, le varie particelle subatomiche si riunirono in varie combinazioni per generare gli atomi leggeri, idrogeno ed elio, che formarono galassie di stelle, che nei successivi miliardi di anni, all’interno dei nuclei stellari dettero origine a tutti gli elementi chimici, dando così origine alla terza rivoluzione: la Rivoluzione fisica.

Nel corso dei successivi miliardi di anni tali elementi iniziarono a combinarsi tra loro e dare origine alle molecole, dando origine alla Rivoluzione chimica, la quarta rivoluzione.

Dopo circa 9 miliardi di anni dal Bing bang, quindi circa 4,5 miliardi di anni fa, in un braccio distale di una galassia, la Via lattea, si “accese” una stella, piuttosto modesta rispetto ad altre stelle, il Sole, il cui terzo pianeta, la Terra fu teatro di una serie di reazioni chimiche, soprattutto interessanti il carbonio, che condussero alla formazione di molecole organiche (dapprima semplici poi sempre più complesse), che dettero vita, dopo meno di un miliardo di anni, cioè circa 3,8 miliardi di anni, a complesse strutture autoreplicanti, gli organismi viventi, dando così inizio alla quinta rivoluzione: la Rivoluzione biologica.

Solo circa 2,5 milioni di anni fa gli organismi, nella loro veloce ed articolata evoluzione biologica, riuscirono a differenziarsi in una specie, capace di sviluppare un cervello non più capace di generare solo istinti ma anche razionalità, capace di generare astrazioni e cultura. La sesta rivoluzione: la Rivoluzione antropica.

Apparve tra gli innumerevoli generi esistenti in natura, sia protisti, sia vegetali, sia animali il genere Homo, la cui evoluzione non fu solo guidata dall’azione selettiva dell’ambiente sulle variazioni (mutazioni) genetiche, come accadde per tutti gli altri organismi finora esistiti, ma anche da una nuova fortissima pressione selettiva, la cultura. Vediamone brevemente la dinamica.

La rivoluzione antropica, iniziata circa 2,5 milioni di anni fa come in precedenza descritto, fino a circa 100 mila anni fa, non aveva ancora differenziato in maniera diversa da quello delle altre specie viventi il comportamento umano nei riguardi dell’ambiente naturale. Per comprendere tale comportamento va premesso che il genere Homo aveva già ideato alcune brillanti, comode e utili novità, quali l’uso del fuoco fin dall’inizio dell’ultimo milione di anni, forse circa 800 mila anni fa*, l’uso di rudimentali aghi, per cucire pelli o per confezionare primitive calzature, l’uso di ripari naturali quali caverne o capanne, l’uso di rudimentali strumenti esosomatici, quali randelli lignei e di ossa scheggiate, selci più o meno affilate, armi da caccia poco efficienti, quali lance di legno appuntite, asce ed altro**.
Nonostante tali capacità, l’uomo viveva ancora in armonia e in sintonia con l’ambiente naturale, sul quale l’impatto delle attività umane era decisamente trascurabile.

* a quel tempo il fuoco non veniva acceso dall’uomo, ma era utilizzato quando la natura lo offriva attraverso incendi spontanei causati, per esempio, da fulmini o autocombustione di sterpaglie; solo circa 300 mila anni fa l’uomo imparò ad accenderlo volontariamente.
** l’efficienza dell’arco con frecce, un’arma decisamente molto più utile per la caccia, potendo offendere da lontano e con più precisione, venne inventata circa 130 mila anni fa, fatto questo che comportò un enorme vantaggio nutrialimentare quando però il genoma umano era già compiuto da un punto di vista strutturale ed evolutivo.

Fu solo con la settima rivoluzione, la Rivoluzione cognitiva, così ben descritta da Harari, che l’uomo cominciò ad “opporsi” all’ambiente.
Tale rivoluzione ebbe luogo circa 70 mila anni fa, in conseguenza della migrazione di Homo sapiens dall’Africa verso gli altri continenti.

Fino a circa 70 mila anni fa, i Sapiens stentarono ad affermarsi sulle popolazioni delle altre specie di Homo, che avevano colonizzato l’Eurasia. Da quel momento però, avvenne qualcosa di evolutivamente sconvolgente. Una migrazione di Sapiens africani invase l’Eurasia con un nuovo “bagalio cerebrale”, cui conseguì la “Storia” dell’uomo e della società umana fino ai nostri giorni, storia nella quale si affermò, anche a danno dell’ambiente naturale, il principio dell’ “ubi maior, minor cessat” (dove vi è il maggiore, il minore decade, ovvero: in presenza di quel che possiede più potere, chi ne ha meno perde la propria rilevanza).

La prima grande migrazione
In un precedente articolo abbiamo già accennato che circa 2 milioni di anni fa avvenne una prima migrazione di Homo ergaster dall’Africa verso l’Eurasia, dove si differenziarono alcune specie.
Verso l’oriente asiatico Homo erectus, che ivi restò per quasi 2 milioni di anni, Homo floresiensis (190 mila – 12 mila anni fa), sull’isola indonesiana di Flores, dove per il fenomeno selettivo del  “nanismo insulare”, tipico degli ambiente ristretti (quale appunto le isole), le dimensioni di H. floresiensis erano di circa 1 metro di altezza, 30 kg di peso e una capacità cranica di appena 420 cm cubici, Homo denisova, (400 mila – 50 mila anni fa) in Siberia ed altre specie ancora.
Verso l’occidente euroasiatico Homo heidelbergensis, (700 mila – 200 mila anni fa) e Homo nearnderthalensis, (600 mila – 25 mila anni fa) ed altre specie ancora.

Contemporaneamente a questa prima migrazione, in Africa si evolveva, sempre da una popolazione dell’Africa orientale di H. ergaster, un nuova specie, la specie Homo sapiens che circa 300 mila anni fa assunse definitivamente il genoma tipico dell’uomo moderno.

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