E’ difficile oggi raccontare ai bambini la fiaba di Grimm, dove una principessa fa amicizia con un ranocchio al punto da baciarlo e, miracolo, grazie a quel bacio, il ranocchio si trasforma in un bel giovane che poi sposerà la principessa. E’ difficile perché rane e ranocchi non si vedono più nelle campagne e negli stagni (a parte qualche rarità) e, quindi, per i bambini non sarà semplice immaginarseli…

Tutti siamo, giustamente, presi dalla scomparsa delle tigri, dei rinoceronti e degli oranghi, ma pochi oggi sanno che invece siamo dentro ad una delle estinzioni di massa più imponenti dal tempo dei dinosauri: per quasi tutti gli scienziati del pianeta l’intero ordine degli anfibi sta andando verso l’estinzione totale. Rane e rospi (anuri), tritoni e salamandre (urodeli), potrebbero diventare presto solo un ricordo del passato. Si stanno estinguendo a livello planetario, ma sul loro declino non c’è abbastanza attenzione. Eppure sono animali importanti, bioindicatori sullo stato di salute degli ecosistemi terrestri e acquatici e, inoltre, sono grandi predatori anche degli insetti che ci tormentano.

Molte sono le cause di questa drammatica e silenziosa strage: i cambiamenti climatici, la riduzione delle aree umide, i pesticidi in agricoltura, la caccia indiscriminata (le loro carni soprattutto per gli asiatici sono molto prelibate) e non ultima una dilagante infezione di funghi, la chitridiomicosi, che endemica della Corea, “grazie” ai grandi commerci internazionali, si è diffusa in ogni angolo del pianeta. Molti scienziati prevedono che nei prossimi anni sarà possibile salvarne alcuni in allevamenti mirati, tipo zoo.

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