a cura di Filippo Mariani

Ancora oggi è un luogo comune affermare che l’America sia stata scoperta da Cristoforo Colombo, semmai l’affermazione potrebbe essere corretta in: “Cristoforo Colombo, sbarcando nel nuovo continente, aprì le porte agli europei che nei successivi secoli compirono spesso stragi e distruzioni di intere civiltà“.

In realtà, basandosi sulle recenti scoperte, i primi a colonizzare l’America del Nord furono circa 12.000 anni fa, nell’ultima fase dell’era glaciale, popoli provenienti dalla Siberia.  Poterono giungere nel “Nuovo Continente” attraverso lo stretto di Bering che, grazie al mare allora più basso di circa 60 metri ed ai “ponti ghiacciati”, era percorribile a piedi.

Recentemente alcuni archeologhi e antropologi hanno formulato la tesi che l’America del Sud sia stata colonizzata da popolazioni provenienti dalla Cina utilizzando grandi imbarcazioni.

Per certo oggi sappiamo che L’America del Nord fu raggiunta dai vichinghi intorno all’anno 1000. Furono, secondo gli studiosi, i figli del mitico Erik il Rosso a salpare dalla Groenlandia per giungere nell’attuale Canada, approdando a Terranova (Una grande isola prospicente al Canada), dove realizzarono anche insediamenti stabili.
Fino agli anni ’60 si pensava che la storia dei Vichinghi in America, in cui si parlava di una terra lontana chiamata “Vinland”, fosse frutto di storie fantasiose contenute nelle varie saghe dei popoli del Nord. Poi nel 1970 furono trovate in Canada alcune pietre runiche, caratteristiche della cultura vichinga, tra le quali la famosa Pietra runica di Kensingon. A quel punto la questione fu chiusa: Prima di Cristoforo Colombo erano arrivati i Vichinghi.

Fin qui abbiamo parlato di fatti concreti, convalidati dalla stessa archeologia, tuttavia ci sono questioni ancora aperte circa il contatto ancor prima dei Vichinghi con altri popoli, vedi, ad esempio, i Fenici, i Cartaginesi e gli Egiziani. Ovviamente stiamo nella fase ipotetica, ma alcuni indizi ci fanno riflettere; indizi che cercheremo di affrontare in questo breve servizio.

Nelle Azzorre si sono trovate, a partire dal 1947, monete fenice e particolari manufatti antecedenti la nascita di Cristo. Ultimamente la scoperta di pitture rupestri trovate in una grotta dell’isola di Terceira, nelle Azzorre, datata ad oltre 2000 anni, non dà più dubbi: i fenici conoscevano bene queste isole nel mezzo dell’Atlantico. L’arcipelago delle Azzorre si trova a circa 1.500 km ad ovest della costa del Portogallo e a circa 1.900 km a sud-est di Terranova in Canada. A questo punto viene spontanea una domanda: “ma se fenici e cartaginesi riuscivano a partire dalle “Colonne d’Ercole” (Gibilterra) e a percorrere con le loro navi ben 1500 km, cosa gli impediva poi di proseguire per altri 1.900 km verso le Americhe?”

C’è da considerare che in quei tempi lontani lo spirito d’avventura era profondamente radicato negli uomini di mare e, cosa da non sottovalutare, la paura della morte non era come l’abbiamo noi oggi, in quei tempi il rischio di perdersi nell’immensità dell’oceano e alla fine soccombere, faceva parte del gioco della vita. Quindi decine e decine di spedizioni verso l’ignoto sono state fatte e gran parte di queste sono finite tragicamente, ma chi riusciva a superare tutte le insidie del mare e far ritorno, apriva nuovi canali di contatto con altre lontane civiltà.

C’è poi la questione sorta alcuni anni fa quando, attraverso l’introduzione dell’analisi tissutale del capello, si scoprì che alcuni capelli dei faraoni conservavano tracce di coca. Pianta spontanea presente esclusivamente in centro e sud America.
Ancora prima di questa scoperta l’archeologo ed esploratore norvegese Thor Heyerdahl volle dimostrare che gli antichi popoli erano soliti dedicarsi alla ricerca di terre nuove da conquistare o semplicemente esplorare e, quindi, a programmare viaggi impensabili con i mezzi di allora.
Thor Heyerdahl iniziò la sua avventura con un’imbarcazione costruita in Perù con i giunchi d’acqua, il Kon Tiki, dimostrando alla fine che per le popolazioni Nasca del Perù era stato possibile la navigazione nel Pacifico fino a raggiungere i pressi dell’isola di Pasqua (naufragò prima dell’isola). Qualche anno più tardi con un’altra imbarcazione fatta con il papiro: “RA II”, dimostrò che grazie agli alisei costanti che dall’Atlantico orientale spiravano in certi periodi dell’anno in maniera costante verso occidente, all’epoca dei faraoni si potevano raggiungere le coste dell’America centro sud. Nel 1970, Heyerdahl partì dal Nord Africa, con un’imbarcazione costruita da amerindi Aymara del lago Titicaca, percorse in 57 giorni 3.270 miglia, raggiungendo l’isola di Barbados, nelle Piccole Antille, di fronte al Venezuela. Con questa impresa dimostrò la fattibilità tecnica, già nell’antichità, di viaggi dal vecchio verso il nuovo mondo, suggerendo che la somiglianza culturale tra i popoli precolombiani e le popolazioni assiro-babilonesi poteva non essere dovuta al caso.

L’imbarcazione “RA II” in navigazione verso il continente Americano

Dalla lettura di antichi papiri si evince che i faraoni per viaggi in mare impegnativi si avvalevano della grande esperienza dei navigatori fenici. Da ciò potrebbero derivare le varie similitudini tra la cultura dei maia e quella egizia nelle costruzioni delle piramidi e soprattutto nel culto verso la cintura di Orione. Gli egizi realizzarono le tre grandi piramidi allineandole sulle tre principali stelle di Orione, i Maya fecero la stessa cosa.
Gli antichi Egizi credevano che da Sirio e da Orione provenissero degli esseri con fattezze umane e che Osiride ed Iside avessero dato inizio alla razza umana. Sirio ed Orione, in particolare, rappresentavano Iside ed Osiride. Per gli antichi Egizi Osiride era Orione. Per gli antichi Egizi Orione era chiaramente collegata alla creazione, soprattutto a quella magica.

Morale della favola, a Cristoforo Colombo gli va riconosciuto il fatto di essere stato l’ultimo navigatore a scoprire le Americhe.
Ci fermiamo qui, altrimenti non basterebbero altre 100 pagine per parlare dei contatti con le grandi civiltà di allora… c’è stato anche uno studioso che scrisse un libro sugli antichi Romani e di una loto ipotetica impresa/spedizione nel 100 d.C. verso il Nuovo Mondo, ma di questo avremo motivo di parlarne in un’altra occasione…

Ipotesi di oltre 2000 anni fa: “Incontro tra navigatori del Mediterraneo e Indios del Nuovo Mondo”

 

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