Articolo di Gabriele La Malfa

La tartaruga alligatore (Macrochelys temminckii) è una delle più grandi tartarughe d’acqua dolce esistenti, un esemplare adulto pesa circa 80-100 kg e misura, approssimativamente, un metro e mezzo di lunghezza.
Il carapace ha un aspetto piuttosto peculiare, appare diviso in tre carene longitudinali ed ha grandi creste dorsali (osteodermi), che contribuiscono, non poco, a dargli un aspetto da “animale preistorico”. La bocca presenta un becco corneo uncinato, che facilità la cattura delle prede.
Vive nelle aree centro-meridionali degli Stati Uniti, in corrispondenza di laghi, stagni e fiumi; ovviamente il bacino fluviale del Mississippi (fino agli Stati del Kansas, Iowa ed Indiana) rappresenta il suo habitat principale.

La dieta di questo chelonide è carnivora, formata essenzialmente da pesci, anfibi e crostacei d’acqua dolce e, alle volte, anche da piccoli mammiferi.
La sua tecnica di caccia è piuttosto singolare, si base sulla sinergia di due tipi di mimetismo, quello “criptico” e quello “aggressivo”. L’animale rimane immobile con la bocca spalancato sul fondale, il carapace ricoperto da micro-alghe lo fa confonde col substrato (mimetismo criptico), nel frattempo la lingua, dotata di un’appendice vermiforme sulla punta, imita i movimenti e le forme di un verme, attirando, così, un’ignara preda verso le fauci (mimetismo aggressivo). Una volta che la preda sta a portata di bocca, questa si richiude rapidamente ed intrappola la vittima in una letale morsa.

La tartaruga alligatore è molto legata all’ambiente acquatico, infatti, sebbene non sia un abile nuotatrice, passa gran parte del tempo sui bassi fondali di corsi d’acqua o stagni, preoccupandosi solo di mettere, di tanto in tanto, fuori dalla superficie il naso per respirare.
Anche gli accoppiamenti, che avvengono tra febbraio ed aprile, sono subacquei; l’unica attività che avviene sistematicamente sulla terra ferma è la deposizione delle uova. Tra aprile e giugno la femmina depone le uova fecondate (da 10 a 50) in un nido scavato a circa 40-50 metri dal bordo dell’acqua (ciò per prevenire possibili inondazione/allagamenti dello stesso). L’incubazione dura circa 4 mesi e il sesso dei nascituri, analogamente alla maggior parte delle tartarughe e delle testuggini, dipende dalla temperatura dell’alcova.

Non si conosce l’esatta durata di vita della tartaruga alligatore, si ritiene possa arrivare a 150 anni di età, anche se di norma gli animali in cattività vivono tra i 20 e i 70 anni e gli esemplari liberi in natura hanno un’aspettativa media di vita compresa tra i 50 e gli 80 anni.

Ad oggi l’animale risulta ancora abbastanza diffuso negli Stati Uniti meridionali, tuttavia è classificato dalla “lista rossa IUCN” come una specie a rischio, poiché la riduzione degli habitat e la caccia da parte dell’uomo ne stanno diminuendo significativamente la popolazione.

In Italia ne è vietata sia la detenzione che la vendita. Sul nostro territorio l’animale viene classificato come potenzialmente pericoloso per l’incolumità e la salute pubblica. D’altra parte, pur non risultando particolarmente aggressivo, le sue grandi fauci possono procurare gravi lesioni.

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La pressione che riesce ad applicare sulle mascelle non è elevatissima in termini assoluti, raffrontabile con quella dell’uomo, tuttavia più che sufficiente a tranciare un dito di una mano (motivo per cui tale animale va trattato solo da personale specializzato).

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Nella foto, in evidenza, la punta vermiforme della lingua di una tartaruga alligatore.

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